Dopo un lungo e meditato silenzio discografico, tornano gli ELLE con “Silent search of spring’”, terzo capitolo della loro evoluzione artistica pubblicato dalla sempre attenta etichetta Urtovox. La formazione romana, composta da Marco Calderano (chitarre), Danilo Ramon Giannini (voce e testi), Miriam Fornari (synth e voce) e Giovanni Lafavia (batteria), confeziona un lavoro che è un vero e proprio organismo vivente, sospeso in un bilico affascinante tra la delicatezza dell’avant-folk e le vertigini tumultuose del post-rock.
In uscita il 20 marzo, il disco si presenta come un raffinato ricamo di suoni, dove morbide ballate si intrecciano con improvvisi squarci psichedelici. È un album di contrasti, dove la quiete non è mai statica, ma carica di una tensione elettrica pronta a esplodere. Le armonizzazioni vocali, curate nei minimi dettagli, si posano su trame di chitarre acustiche di rara delicatezza, creando un’atmosfera intima e raccolta che viene però sistematicamente scossa da impennate di volume e distorsioni.
Anticipato dal singolo “Babylon”, il disco rivela immediatamente la sua natura duale. Il brano è l’emblema di questa poetica: parte come una carezza sussurrata per poi trasformarsi in un vortice saturo di suono, dove le voci si moltiplicano e si rincorrono in un crescendo roginante che travolge l’ascoltatore con la forza dirompente della vita stessa. È una presunzione ben riposta, quella degli ELLE, che dimostrano di saper maneggiare la dinamica come pochi.
L’ispirazione che percorre le sette tracce è eterogenea ma coesa. La title track “Silent Search of Spring” è un gioiello di ispirazione acustica che rievoca le atmosfere sospese dei primi Kings of Convenience, raccontando un amore profondo e silenzioso, una ricerca primaverile che si fa metafora esistenziale. Più complessa e articolata è “Ravine”, una vera e propria suite che omaggia le atmosfere cosmiche e solenni della colonna sonora di Interstellar, ma che radica il suo immaginario nei conflitti attuali, trasformando il dolore del mondo in un affresco sonoro dilatato e commovente.
Sul versante opposto, troviamo la ferocia controllata di “Truth”, un brano che abbraccia senza riserve l’estetica post-rock. Qui l’uso sapiente di feedback e distorsioni crea un muro di suono abrasivo che richiama alla mente gli esordi dei Sonic Youth, dimostrando la versatilità della band nel muoversi dalla camera da letto al loft più rumoroso. Con “Silent search of spring’”, gli ELLE non si limitano a rompere un silenzio, ma costruiscono un ponte sonoro tra la fragilità umana e la sua forza catartica, regalandoci uno dei dischi più suggestivi e stratificati dell’anno.
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