Recentemente, su queste pagine, si è dedicato uno speciale ai The Allman Brothers Band: ‘“Final Concert”: il perfetto commiato live dei The Allman Brothers Band’. In quella occasione si scrisse: ‘Nell’introduzione di “Southern Rock” di Mauro Zambellini (della collana Atlanti Musicali Giunti – edizione 2001) c’è un evocativo accostamento tra “La saga del southern rock anni ’70” e gli scritti di William Faulkner e Tennessee Williams. Ed in effetti, quali padri del Southern Rock, i The Allman Brothers Band si possono considerare come la “Light in August” per William Faulkner quando, nelle note dell’edizione Adelphi del 2007, è annotato: “Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall’oggi ma dall’età classica”. I The Allman Brothers Band, infatti, incarnano (a mio parere) la prima e massima espressione nel loro genere: non me ne vogliano gli ottimi Lynyrd Skynyrd (di “Second Helping” del 1974) e i The Marshall Tucker Band (di “Searchin’ for a Rainbow” del 1975), degni alfieri della vecchia guardia, o la seconda generazione rappresentata dagli eccelsi Gov’t Mule (imprescindibili i loro “Live… With a Little Help from Our Friends” registrato, come da tradizione, la notte dell’ultimo dell’anno del 1999 e “The Georgia Bootleg Box” contenente registrazioni dell’aprile del 1996; entrambi i dischi vedono al basso ancora Allen Woody) che, con Warren Haynes, saranno legati a doppio filo proprio con i The Allman Brothers Band’.
Nel succitato articolo, come si può leggere, non si poté non ricordare l’altro gruppo emblema del Southern Rock anni ’70, i Lynyrd Skynyrd che oggi, nella ormai consueta operazione di pubblicazione di live dagli archivi, hanno dato alle stampe “Celebrating 50 Years: Live At The Ryman” (Frontiers Music), disco dal vivo contenente le registrazioni del concerto tenutosi nel 2022 per il 50° anniversario dei Lynyrd Skynyrd al Ryman di Nashville.

- I Lynyrd Skynyrd e il loro Sud
Se però i The Allman Brothers Band erano musicisti capaci di spingersi oltre i confini “territoriali” e musicali, i Lynyrd Skynyrd, all’opposto, per il southern rock rappresentano il lato più “terreno”, “diretto” e “patriottico”; sempre su “Southern Rock” Giunti si legge di loro: ‘…il gruppo che ha rappresentato le “cattive maniere” del Southern rock con una musica aspra e corrosiva, fatta di riff sporchi e brucianti e di antemiche canzoni sull’orgoglio sudista, rivendicato con gli stereotipi rednecks delle lodi al whiskey, delle risse da bar, dell’atteggiamento “puro e duro”…’.
C’è da dire però che, come dimostra per tutte il loro più grande successo “Sweet Home Alabama” (contenente anche nei versi la loro risposta al “sud” cantato in modo critico da Neil Young: “Well I heard Mister Young sing about her/Well I heard ole Neil put her down/Well, I hope Neil Young will remember/A southern man don’t need him around anyhow”), i Lynyrd Skynyrd hanno preso le distanze dal passato razzista degli Stati del Sud e da una mentalità “conservatrice” (oltre, nel tempo, a chiarirsi e “riappacificarsi” con Neil Young). Non a caso su “Second Helping”, con la famosa “Sweet Home Alabama”, “gira” anche la “poetica” “The Ballad of Curtis Loew” che parla del rapporto tra un ragazzino di dieci anni e un anziano bluesman afroamericano.
Tra le tante “fonti” on line, in cui si chiarisce la posizione dei Lynyrd Skynyrd in tema di razzismo e del loro rapporto con la bandiera degli Stati Confederati, si riporta la dichiarazione di Gary Rossington: ‘“Through the years, people like the KKK and skinheads kinda kidnapped the Dixie or Southern flag from its tradition and the heritage of the soldiers, that’s what it was about. We didn’t want that to go to our fans or show the image like we agreed with any of the race stuff or any of the bad things.”’ (da: https://www.latimes.com/entertainment/music/la-xpm-2012-sep-21-la-et-ms-lynyrd-skynrd-denounces-confederate-flag-angering-some-fans-20120920-story.html – consultato il 9.7.25, articolo che fa a sua volta riferimento a una dichiarazione fatta da Rossington alla CNN; di analogo tenore: https://www.cbsnews.com/boston/news/drive-by-truckers-lynyrd-skynyrd-on-the-confederate-flags-meaning/ – consultato il 9.7.25). Ed ancora, utile da citare, è l’intervista del 2012 presente su You-Tube (come visionata in data 9.7.25) rilasciata a Radio.com in cui Johnny Van Zant, Gary Rossington e Rickey Medlocke parlano della “Confederate Flag”, prendendo (più che giustamente) le distanze dall’“odio” e dal “razzismo”.
Ma in fondo la mia generazione è cresciuta nei primi anni ottanta con la serie TV “Hazzard” (“The Dukes of Hazzard”), innamorata di quella meravigliosa Dodge Charger Road & Track del 1969, arancione, con gli sportelli “saldati” con sopra numeri neri “01”, chiamata “General Lee”, con sul tetto la bandiera confederata e con il clacson a trombe che intona le prime note della canzone “Dixie’s Land”.
Resta il fatto che l’utilizzo della “Confederate Flag” è ancora oggi motivo di dibattito e di discordanti visioni negli U.S.A., soprattutto in ragione dell’utilizzo improprio fatto da alcuni “nostalgici” e dopo il triste massacro di Charleston del 17 giugno 2015; ma questo è un argomento che esula dalla nostra trattazione di stampo musicale.
Opportuno è stato però “riportare” quanto sul punto chiarito dai Lynyrd Skynyrd tanto che, nel concerto di “Celebrating 50 Years: Live At The Ryman” (di cui parleremo successivamente nel dettaglio), per dissipare ogni dubbio, legheranno al microfono non la Confederate Flag (come da tradizione) ma la Flag of the United States, bandiera degli U.S.A. che adornerà la bald eagle sul pianoforte, per poi essere mostrata in chiusura sulle note finali di “Freebird”; la bandiera dell’Alabama invece accompagnerà “Sweet Home Alabama”.
- Gli anni settanta
Tornando alla musica suonata, i Lynyrd Skynyrd tra il 1973 e il 1977 firmano cinque dischi: “(Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd)” (1973), “Second Helping” (1974), “Nuthin’ Fancy” (1975), “Gimme Back My Bullets” (1976) e “Street Survivors” (1977).
Se “(Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd)” si fa ricordare per la storica e splendida “Free Bird”, per la ballata rock “Simple Man”, per “Gimme Three Steps” e per “I Ain’t the One” che, sin dall’apertura del disco a lei affidata, definisce le coordinate sulle quali si muoverà la loro musica, “Second Helping” è LP di southern “perfetto” che oltre alle citate “Sweet Home Alabama” e “The Ballad of Curtis Loew” si fregia anche della bella cover di “Call Me the Breeze” (da quel gioiello che è “Naturally” di J.J. Cale, uno tra i più bei dischi del genere), della dura “Workin’ for MCA”, di “The Needle and the Spoon”…
In “Nuthin’ Fancy” spicca “Saturday Night Special”, brano ai limiti del hard rock che però non serve ad arrestare una parabola discendente, con una formula che inizia ad essere ripetitiva anche negli spunti interessanti quali “Whiskey Rock-A-Roller”, parabola che culmina nel successivo “Gimme Back My Bullets”, lavoro che sa di già sentito (da menzionare per l’interpretazione – ancora una volta – di una canzone di J.J. Cale “I Got the Same Old Blues”, per un disco che si siede su collaudati cliché tra ballate “All I Can Do Is Write About It” e distorsioni “Searching”, “Cry for the Bad Man”…).
Dopo il buon live “One More from the Road” del 1976 (che include anche una versione di “Crossroads”), i Lynyrd Skynyrd ritrovano ispirazione con l’ottimo “Street Survivors” del 1977 (con “That Smell”, “One More Time”, “You Got That Right”); il disco esce il 17 ottobre del 1977 e solo tre giorni dopo, il 20 ottobre, in un incidente aereo muoiono (del gruppo) Ronnie Van Zant, Steve Gaines e Cassie Gaines. A seguito della tragedia la copertina che vedeva (per una strana e macabra ironia della sorte) i Lynyrd Skynyrd avvolti dalle fiamme verrà sostituita con una rappresentante i musicisti “in campo” nero.
“Street Survivors” chiude nel modo migliore (anche se tragico) la discografia degna di nota dei Lynyrd Skynyrd che solo dieci anni dopo, nel 1987, torneranno a “riunirsi” registrando il live “Southern by the Grace of God” (pubblicato nel 1988); si dovrà però aspettare il 1991 per il nuovo disco in studio “Lynyrd Skynyrd 1991”.
- “Celebrating 50 Years: Live At The Ryman”
“Celebrating 50 Years: Live At The Ryman” è un’uscita dal particolare carico emotivo poiché fotografa l’ultima esibizione del membro fondatore Gary Rossington; sul palco, con i Lynyrd Skynyrd, quali ospiti, Jelly Roll, Brent Smith (Shinedown), John Osborne (The Brothers Osborne), Marcus King, Donnie Van Zant (38 Special).
Messo il primo vinile sul piatto, fatte le “presentazioni” di rito, parte “What’s Your Name” (da “Street Survivors”) che si mostra più “dura” e aspra nei suoni rispetto alla versione studio chiarendo così da subito che le intenzioni dei Lynyrd Skynyrd sono quelle di alzare il “gain” della serata.
A “What’s Your Name” fa seguito la splendida ed esplosiva “Workin’ For MCA” – featuring John Osborne – (da “Second Helping”) con la sua alternanza di assoli.
I ritmi restano sostenuti e il “gain” spinto con “You Got That Right” e con il rock & roll di “I Know a Little” (entrambe da “Street Survivors”) che mostrano “corpo”, prima che il “singolo” “Down South Jukin” chiuda il Side A.
Girato il vinile proseguono i grandi classici con la sempre gradita “That Smell” (da “Street Survivors”); è quindi la volta del rock/blues di “Cry for the Bad Man” (da Gimme Back My Bullets) che porta alla “hard” “Saturday Night Special” – featuring Marcus King – (da Nuthin’ Fancy) per un’accoppiata formato Deep Purple.
L’atmosfera si fa più “sentimentale” prima con “Tuesday’s Gone” – featuring Jelly Roll – (da “Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd”) che chiude il primo LP e poi con “Red White And Blue” – featuring Donnie Van Zant – (da “Vicious Cycle”) che apre il secondo LP.
L’intensa “Simple Man” – featuring Brent Smith – (da “Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd”) continua a “tenere in mano il cuore” prima che “Gimme Three Steps” (da “Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd”) riporti l’ascolto “su di giri”.
“Call Me The Breeze” (da “Second Helping”) conferma la grandezza di un brano scritto magistralmente da J.J. Cale ed eseguito altrettanto magistralmente dai “Lynyrd Skynyrd”.
L’iconico “D-C-G… ” … parte il Side D, occupato dalle sole “Sweet Home Alabama” (da “Second Helping”) e da “Freebird” (da “Pronounced ‘Lĕh-‘nérd ‘Skin-‘nérd”), quest’ultima con il suo pianoforte, la bottleneck guitar e i torrenziali assoli, per la degna chiusura di un concerto “muscolare” che ha il valore di un “The Best Of”, suonato con energia, ad alta intensità e con suoni “puri” e “duri”.
Menzione finale per il ricordo toccante, durante l’esecuzione di “Freebird”, dei “compagni” morti e in particolare di Ronnie Van Zant, nella sua voce, immagine e nella simbolica asta del microfono con sopra il suo cappello.
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