Dalla culla di Fremantle l’undicesimo sigillo sonoro della band cult. Niente fuzz, niente ballad, niente “cazzate pinkfloydiane”. E un’estetica che profuma di Sisters of Mercy al bar di periferia.
Ci sono band che attraversano il tempo come meteoriti erratiche, e band che invece costruiscono galassie piano piano, disco dopo disco, sudore e riverbero. I POND appartengono a quest’ultima razza, quella rara, ostinata, gloriosamente fuori fase. E oggi annunciano ‘Terrestrials’ – undicesimo capitolo in studio – in uscita il 19 giugno via Secretly Distribution. Ma attenzione non è “l’ennesimo viaggio psichedelico”. Perché questa volta Nick Allbrook e soci hanno deciso di giocare con le mani legate. O meglio: con tre regole ferree. Scritte nero su bianco in sala prove. No fuzz pedal. No ballad. No “Pink Floyd shit”. Parola del collettivo.
Il primo assaggio? La title track ‘Terrestrials’, insieme a ‘Through The Heather’ e ‘Two Hands’. Tre gemme che già lasciano intendere la svolta: malinconia a cielo aperto, miraggi termici sull’asfalto, retrobottega di pub dove l’eco post-punk si scontra con l’Oz rock degli anni ’80. I POND stessi hanno battezzato il suono come “goth al pub”: la ruvida iconografia australiana di decenni fa che si sposa con l’ombra tagliente di Sisters of Mercy, Magazine e affini.
Attivi dal 2010, i POND sono molto più di “quella band cresciuta con i Tame Impala”. Sono un culto, una certezza, un pugno nello stomaco elegante. Dieci album acclamati, palchi condivisi con Flaming Lips, Queens of the Stone Age, Arctic Monkeys, e festival come Glastonbury, Coachella, Splendour in the Grass. E ora ‘Terrestrials’. Per la prima volta senza fuzz. Ma con tutta l’anima ancora intatta.
https://pond.band/
https://www.instagram.com/ponderers
https://www.facebook.com/pondling

































