Già altre volte ho menzionato alcuni amici, “cultori” di musica, per i loro preziosi suggerimenti “d’ascolto”… questa volta il ringraziamento va a Filippo per avermi segnalato la pubblicazione di “Ghosted III” (Drag City).
- Premessa
Un anno e mezzo fa, su queste pagine, si accolse con entusiasmo “Testament” dei Fire!, definendolo “scarno, asciutto, immediato, crudo e vivo”.
In quei Fire! (di cui tutta la discografia è meritevole e alla cui analisi si rimanda alla recensione di “Testament”), con quel “monumento” che è Mats Gustafsson a dare “fiato”, c’erano (come sempre) alla ritmica Johan Berthling e Andreas Werliin, entrambi da poco “reduci”, con lo stesso Gustafsson, dall’altrettanto riuscita pubblicazione (del 2023) “Echoes” a nome Fire! Orchestra.
Nel novembre 2018, Johan Berthling (bass) e Andreas Werliin (drums), con Oren Ambarchi alla chitarra, avevano dato vita al primo capitolo (pubblicato nel 2021) di quella che oggi è allo stato una splendida “trilogia” intitolata “Ghosted” che tante similitudini ha proprio con i citati Fire!
Su di una solida e “unica” sezione ritmica, la “multiforme” chitarra di Ambarchi (musicista che meriterebbe uno speciale apposito vista la sua lunga carriera e le sue prestigiose collaborazioni tra cui quelle con Keiji Haino, Jim O’Rourke, Manuel Göttsching, Phew… e i Fire! stessi) si pone come “preziosa” alternativa ai “fiati” di Gustafsson.
– “Ghosted”
E così, alle registrazioni del novembre 2018 di “Ghosted” (che vedono anche la partecipazione nella prima traccia di Christer Bothén al donso n’goni), sono seguite quelle del 12 e 13 giugno 2023 per “Ghosted II” (pubblicato nel 2024) e quelle del 10 – 12 dicembre 2024 di “Ghosted III” (pubblicato nel 2025).
Se in “Ghosted” spicca in apertura del Side 2 la bella “III”, notturna, ipnotica e “disturbata”, in “Ghosted II” è “Två” (sul Side 1) con il suo “spirito” da meditazione orientale a fare la sua “comparsa”, mentre “Fyra” (sul Side 2) disegna scenari post rock.
“Ghosted III” si apre subito in modo eccelso con la sostenuta “Yek” a cui fa seguito una più sperimentale, dilatata e ambient “Do”… per chiudersi con la bella (anch’essa) post rock “Shesh”.
Nel citato articolo sui Fire!, in merito alla loro “scrittura”, si osservò come ad essa “se da un lato si può imputare una “ripetitività” (innegabile ma al contempo sana) dall’altro risulta forte di quell’incosciente e pura vigoria legata all’improvvisazione e all’ossessività che (di)mostra come l’arte si elevi anche nella manifestazione di umori, sensazioni e istintive emozioni …”; ebbene tale osservazione si può stendere anche al “progetto” “Ghosted” nei suoi tre “capitoli” (fino ad ora) pubblicati.
https://orenambarchi.com/
https://johanberthling.com/

































