I The Sophs pubblicano il loro LP d’esordio “Goldstar” (Rough Trade) ed è subito buona la prima, nell’accattivante miscellanea di cantautorato indie, alt-rock, rock anni Novanta, rock blues… con piglio tanto orecchiabile quanto intenso.
– L’illusione dello specchio
Preso il vinile in mano in mano, non può sfuggire il non celato omaggio René Magritte, con una foto di copertina che evoca il celebre dipinto del pittore surrealista belga “La reproduction interdite”; non a caso la busta interna che contiene il disco è cornice e retro di tela. Il libro “The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket” di Edgar Allan Poe presente nel quadro lascia il posto a un LP in busta bianca e sul collo della figura umana di spalle, soggetto dell’illusione e paradosso dello specchio, campeggia una stella rossa.
Ma a ben vedere… Magritte, con il suo surrealismo, ha sia ispirato celebri artisti “autori di copertine” che stato direttamente ed esplicitamente chiamato in causa più volte, “prendendo parte” ad alcuni celebri dischi; i primi due LP che mi sono venuti in mente, anche perché legati alla mia adolescenza, sono stati “Late for the Sky” di Jackson Browne che richiama “L’Empire des lumières” e “Beck-Ola” del Jeff Beck Group (gruppo che meriterebbe un approfondimento particolareggiato data la sua seminale bellezzza) con “La Chambre d’Écoute”.
Interessante sarebbe, nel tempo, dedicare uno speciale ad hoc sull’influenza e l’utilizzo di quadri d’autore per la realizzazione delle copertine di dischi.
- “Goldstar”
Tornando al cuore della nostra trattazione, abbassata la puntina, il Side A parte con i 3/4 danzanti di “The Dog Dies in the End” e del suo desiderio di morte, che si infrangono nel distorto e abrasivo cambio prima che una “gitana” e “spagnoleggiante” e trascinate “Goldstar” catturi l’orecchio (“Oh, humanity where are you?”).
“Blitzed Again” riporta inizialmente l’orecchio a una certa e nota produzione anni Novanta (con i Radiohead che fanno capolino tra i solchi) per poi chiudersi con acustica e folk intenzione.
“Sweat” è tanto morbida quanto sostenuta con il suo indovinato tema e con un ritornello che si imprime… soprattutto quando diventa più “pressante” nel suono.
Chiude un ottimo primo lato la riuscita ballata acustico-elettrica “House”.
Girato il vinile se “Sweetiepie” è da rodeo, “Death In The Family” è scanzonata, malgrado il suo bisogno di lutto (“I need a death in the family to turn my page”), e mostra le indubbie capacità di scrittura da “classifica” dei The Sophs.
Mentre “A Sympathetic Person” tra spoken e narrazione evoca Tom Waits nell’incedere claudicante e nel testo, “They Told Me Jump, I Said How High” suona come gli ZZ Top in salsa Green Onions dei Booker T. & the M.G.’s.
Chiude il gusto un po’ punk e lo-fi di una irriverente (con cori finanche in stile Frank Zappa) “I’m Your Fiend” … che congeda un lavoro che dà “certezze” più che “illusioni”.
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