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Calibro 35, la band italiana più internazionale di sempre. Leggi l’intervista e ascoltali

di Redazione
28 Luglio 2025
in Interviste
Tempo di lettura: 7 minuti
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Tra le realtà più innovative e cosmopolite emerse dalla scena musicale italiana negli ultimi dieci anni, i Calibro 35 si impongono come un fenomeno unico, capace di trascendere generi e confini nonostante una decisa impronta musicale che attinge dagli anni 70 e da un certo rock progressivo di stampo italiano. Nati nel 2007 a Milano (all’interno troviamo una scheggia musicale come Enrico Gabrielli proveniente dalla seminale band Mariposa) il progetto è un omaggio alle colonne sonore della golden age cinematografica italiana, la band ha saputo evolversi in un collettivo d’avanguardia, guadagnando riconoscimenti internazionali e collaborazioni con grandi nomi della musica globale.

Abbiamo incontrato, in occasione della rassegna “Musica al Castello” (promossa dal Comune di Napoli) Tommaso Colliva e Massimo Martellotta che ci raccontano le ispirazioni e progetti futuri di un gruppo che continua a ridefinire i confini della musica strumentale, con una qualità artistica che li rende autentici ambasciatori del made in Italy nel mondo. I Calibro 35 porteranno il loro sound ipnotico e senza tempo tra le mura della città partenopea con un live che promette emozioni forti, tra improvvisazioni audaci, groove trascinanti e una rilettura contemporanea di influenze che spaziano da Ennio Morricone all’afrobeat, dal funk anni ’70 alle contaminazioni elettroniche e hip-hop.

Con oltre 15 anni di carriera, dischi acclamati dalla critica e tour in tutto il mondo, la band ha firmato colonne sonore per film e serie TV, collaborato con artisti del calibro di Questlove (The Roots), John Parish (PJ Harvey) e Mike Patton (Faith No More), e suonato sui palchi dei più prestigiosi festival internazionali.

Il 2025 segna una nuova svolta con l’attesissimo album “Exploration” (etichetta Record Kicks), un lavoro che esalta la loro cifra stilistica: composizioni ricercate, arrangiamenti maestosi e un’attitudine sperimentale che non rinuncia all’immediatezza melodica. I singoli “Reptile Strut” e “Discomania” anticipano un disco in cui jazz psichedelico, ritmi serrati e atmosfere da cinema si fondono in un sound unico, confermando i Calibro 35 come una delle band più originali e influenti del panorama contemporaneo.

Una lunga carriera con otto album, come è evoluto il vostro approccio alla musica rispetto agli esordi?

Tommaso: si è evoluto enormemente. Se ascolto il primo disco mi sembra di vedere una foto del primo giorno delle elementari, neanche avessimo avuto il grembiule. Scherzi a parte guardare a ritroso è molto bello perché capisci proprio che ogni esperienza che fai – individuale o di gruppo – irrimediabilmente influenza come saranno le cose che farai dopo. E noi sia individualmente che come gruppo in questi 18 anni di esperienze se n’è fatte parecchie.

Massimo: Quando ci siamo conosciuti, in studio, abbiamo rotto il ghiaccio improvvisando su un tema di Morricone e da lì con i Calibro abbiamo sempre cercato di identificare quello che poteva essere il nostro suono. Quindi all’inizio il nostro approccio è stato quello di cercare un linguaggio che potesse funzionare e che fosse tipico del nostro modo di fare. Pian piano, nel tempo, siamo riusciti a sviluppare un suono abbastanza identitario; tanto che nell’ultimo disco la differenza è stata che abbiamo cercato di tornare un po’ a metterci in discussione e provare a fare degli “sgambetti” proprio al suono dei Calibro e lavorando su brani iconici come, non so, “Mission Impossible”, tanto per dirne una, e vedere se vestiti del suono dei Calibro che cosa poteva uscire fuori. Quindi, se all’inizio cercavamo un suono identitario, adesso cerchiamo di personalizzare il più possibile partendo dal fatto che, sicuramente, noi appena imbracciamo gli strumenti dobbiamo stare attenti a non fare troppo i Calibro.

“Exploration” esplora nuovi orizzonti: quali contaminazioni inedite avete inserito in questo disco?

Tommaso: Doppio binario. Da un lato abbiamo affrontato musica affine/limitrofa ma che non è propriamente nei nostri background di studio. Abbiamo tutti ascoltato Miles Davis o Coltrane o Bill Evans o Roy Ayers ma prima d’ora non avevamo mai STUDIATO veramente quello che facevano. Dall’altro ci siamo permessi di fare cose che un tempo avremmo ritenuto quasi intoccabili (o forse scontate da fare) come “Mission impossible”. Questo perché ora sentiamo di poter contribuire con una NOSTRA versione, non per forza migliore ma sicuramente diversa dall’originale.

Come nasce l’idea di rileggere in chiave afrobeat “Discomania”, storica sigla di 90° Minuto del maestro Piero Umiliani?

Tommaso: In studio, di pancia. Stavamo girando attorno al pezzo quando trovandoci tra le mani i pezzetti le componenti del brano – un groove con una pulsazione costante in quarti e un tema super lirico e memorabile – ci siam detti “ma se questa l’avesse composta Fela Kuti?” E da lì siam partiti.

Massimo: Siamo entrati in contatto con la famiglia Umiliani ormai una decina di anni fa e abbiamo avuto la fortuna di conoscere le figlie, Elisabetta e Alessandra, con le quali siamo diventati anche amici. Loro ci hanno coinvolto qualche tempo fa nella registrazione di un documentario che si chiama Il tocco di Piero di Massimo Martella e ci hanno voluto per dare la nostra testimonianza. Abbiamo anche suonato in quel documentario alcuni brani e siamo stati ripresi in quanto Calibro 35: in quell’occasione abbiamo rifatto Discomania e lì ci è venuta l’idea di provare a condirla in salsa afrobeat perché, con i fiati molto presenti, era un’occasione per vedere se potesse venire fuori qualcosa di personale. Nel momento in cui abbiamo accennato questa versione afrobeat, avevamo le sorelle Umiliani in ascolto e dalla loro reazione abbiamo capito che potesse essere una buona idea. Da lì abbiamo fatto una nuova versione apposta per questo disco e abbiamo spinto ancora di più in quella direzione: è stato un buon esempio di un esperimento fatto per divertimento, che è molto nelle nostre corde. Da sempre adoriamo Piero Umiliani e ci divertiva l’idea di provare questo twist che, secondo noi, funziona.

Il vostro sound mescola jazz, funk e cinema. Quali artisti o film vi hanno ispirato di recente?

Tommaso: Negli ultimi anni ti direi “Succession” di Nicholas Brittel, “Mr & Mrs Smith” e “Chernobyl”

Avete suonato con artisti come Sharon Jones e Sun Ra Arkestra: qual è stato l’incontro più memorabile?

Tommaso: Ogni cosa che fai e ogni musicista che incontri e con cui ti confronti ti può lasciare molto, indipendentemente dalla fama. Ti direi che tutte le volte che siamo entrati in contatto con l’universo Daptone/Dapkings mi sono portato a casa settimane di riflessioni sulla musica, sul suono e sull’attitudine; da quando siamo stati in studio da loro a Bushwick, a quando abbiamo visto Charles Bradley con i Dapkings backing band al SXSW a quando abbiamo suonato assieme a Sharon Jones

“Scacco al Maestro” è un tributo a Morricone. Cosa vi ha insegnato lavorare sul suo repertorio?

Tommaso: Che Morricone è un genio infinito che ha avuto la capacità di celare parte della sua genialità in tutte le pieghe della sua musica.Ovviamente la senti e la riconosci nei grandi temi classici e iconici ma spunta fuori nei momenti più inaspettati, nell’ultima musica diegetica da 15 secondi o nell’arrangiamento di Edoardo Vianello. Un gigante vero. 

I vostri live sono un viaggio tra “Jazzploitation” e nuovo album: come costruite la scaletta per un concerto?

Tommaso: Quest’anno è divertentissimo perché abbiamo un disco nuovo che spazia molto come repertorio e iniziamo ad avere anche un “catalogo” abbastanza ricco da cui scegliere. In più per nostra fortuna (o sfortuna) noi non abbiamo hit e questo ci rende più liberi e flessibili. Il tutto ovviamente forti del fatto che qualsiasi cosa facciamo deve suonare, e suonerà Calibro35.

Siete stati campionati da Jay-Z e Dr. Dre. Cosa significa per voi questo ponte tra Italia e hip hop globale?

Tommaso: È molto circolare e un grande segno. Ci ispiriamo a musica che spesso è stata campionata da beatmaker di vari tipi. Se adesso la nostra viene campionata anche da pesi massimi come Timbaland e Dre si chiude un cerchio.

Dopo il tour europeo, qual è il sogno ancora da realizzare per i Calibro 35?

– Tommaso: fare da backing band per il tour di Childish Gambino.
– Massimo: Fare un tour di musica completamente inventata al momento, con un ospite diverso ogni sera

https://www.calibro35.com/
https://www.facebook.com/Calibro35
https://www.instagram.com/calibro_35/

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