I Dirty Three si preparano a calcare di nuovo i palchi di Regno Unito ed Europa questo autunno, e per l’occasione pescano dal passato un gioiello che finora pochi avevano avuto la fortuna di stringere tra le mani. Il 6 novembre arriva infatti Ulterior Motives, una raccolta di demo e registrazioni radio dal vivo che ci riporta dritti agli anni in cui Warren Ellis, Mick Turner e Jim White stavano ancora inventando il proprio linguaggio. Pubblicato nel 2012 in edizione limitata su CD e venduto solo ai concerti, il disco esce ora per la label Bella Union nel Regno Unito e in Europa e per Touch & Go in Nord America, con preordini già aperti.
Per capire di che pasta si tratta, basta ascoltare “Better Go Home Now”, registrata nel 1994 negli studi di JJJ Radio a Sydney, poco dopo l’uscita dell’omonimo debutto. La band suonava senza sosta e si sente tutto: il suono è più compatto, più ruvido, più pesante. Una versione feroce, che potete ascoltare qui.
Quattro brani del disco – “Sue’s Last Ride”, “The Last Night”, “Everything Is Fucked” e “Indian Love Song” – sono stati catturati dal vivo nel piccolo spazio di prova del gruppo, prima ancora che incidessero il primo album. Il trio lavorava ai pezzi in tempo reale, con un approccio istintivo e profondamente improvvisato. Il risultato è un’istantanea vivida dei primissimi concerti.
Chiude il disco “Deep Waters”, incisa a casa di Mick Turner al rientro dal primo tour all’estero. Anche qui i tre sagomano una canzone che sarebbe poi finita in Ocean Songs, e l’ascolto offre uno spaccato affascinante di musica ancora in divenire.
I Dirty Three sono da sempre considerati una delle band dal vivo più elettrizzanti in circolazione. Queste registrazioni spiegano il perché meglio di qualsiasi parola.
Formati a Melbourne nel 1992, Ellis, Turner e White hanno da subito ignorato le barriere convenzionali. Chitarra, violino e batteria sono diventati il loro vocabolario, capace di assorbire folk, blues, jazz, rock e improvvisazione e di restituire qualcosa di completamente proprio. I primi lavori – Sad & Dangerous (1994) e l’omonimo Dirty Three (1995) – mostravano una band che stava ancora misurando quanto potesse spingersi oltre quel vocabolario. Horse Stories (1996) ha allargato le possibilità, mentre Ocean Songs (1998) ha rivelato la bellezza straordinaria che poteva nascere da un approccio apparentemente indisciplinato. Whatever You Love, You Are (2000), She Has No Strings Apollo (2003) e Cinder (2005) hanno proseguito quel viaggio, trovando ogni volta un equilibrio diverso tra composizione, improvvisazione, rumore e silenzio. Dopo Toward the Low Sun (2012), la band è tornata con Love Changes Everything (2024). Ma queste registrazioni ci ricordano che l’essenza dei Dirty Three era già tutta lì, fin dall’inizio: tre musicisti che si ascoltano, si fidano e portano la musica dove vuole andare.
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