E’ la stessa Joan Wasser a raccontare la genesi di questo disco in studio dopo 8 dischi di inediti, uscito il 12 giugno per Reveal Records: “Le persone mi chiedono continuamente: ‘Non ti stanchi mai di suonare le tue vecchie canzoni?’ La risposta è un no assoluto. E se mai dovesse succedere, le reinventerei finché la gioia non tornasse, non come un atto di revisione, ma di riscoperta. Le canzoni vivono oltre i loro creatori. Come noi, con il tempo trovano il loro equilibrio, diventando sempre più se stesse.”
Questo spirito è il cuore pulsante del mio nuovo album, dieci versioni reinterpretate di ogni brano dell’originale Real Life. Alcune trasformazioni sono sottili. Altre sono profonde. Tutte sono state realizzate con un cast completamente nuovo di collaboratori”.
Joan aveva già realizzato due album di cover. Real Life Evolution è in realtà un album di cover di se stessa, e non un album qualunque, perché Joan sceglie proprio il primo disco, a 20 anni esatti di distanza dalla sua pubblicazione. In pratica, un omaggio a se stessa e alla sua musica, che vide proprio con Real Life nel 2006 l’inizio della sua felice carriera solista, dopo che, come violinista e corista, aveva suonato (e suona ancora) con gente del calibro di Lou Reed, David Sylvian, Sheryl Crow, Dave Gahan, Elton John, Scissor Sisters, Antony and the Johnsons, Rufus Wainwright, e anche i nostri Afterhours.
Uno di questi giganteschi artisti con cui ha suonato in passato, ed è attualmente in tour, Iggy Pop, le ricambia l’omaggio in questo disco, in Save Me, in una versione sorprendente in stile blues elettrico, registrata mentre erano insieme in tournée in Nuova Zelanda.
Altra artista che collabora nel disco è Krystle Warren, voce soul che dà una nuova profondità a I Defy.
Will Graefe alle chitarre e Jeremy Gustin e Parker Kindred alla sezione ritmica compaiono in diversi brani. Thomas Bartlett reinterpetra la title track aggiungendo anche il basso Rhodes lungo tutto il disco. Compaiono anche collaboratori di prima fase di carriera come il contrabbassista Tony Scherr, il chitarrista Oren Bloedow e il bassista funk Danny Blume.
Con questa squadra, Joan crea o meglio ri-crea un album magico: solo Flushed Chest rimane molto simile all’originale anche se in questa versione compaiono qui le armonie a tre voci con Will Graefe e Jeremy Gustin.
Da Brividi la versione acustico-sinfonica di Christobel, così come acustiche e molto fusion sono le versioni di Real Life, Anyone e Eternal Flame, particolarmente dolce e romantica in questa resa acustica, mentre del tutto innovativa e sorprendente è la versione vagamene reggae di We Don’t Own It. Quasi in stile brasiliano è l’intro, bellissima, di chitarra di The Ride. L’album contiene anche versioni più elaborate dal punto di vista degli effetti, dell’elettronica e della post-produzione, in particolare in I Defy e soprattutto in Feed the Light, che rimane così la canzone più plugged-in del disco, quasi sempre suonato in acustico, fra contrabbassi, percussioni e chitarre non elettriche.
C’era bisogno di questa rivisitazione, di questo reinventarsi? Ovviamente no, sotto un certo punto di vista, perché rielaborare canzoni non è mai fare inediti e si guarda inevitabilmente al passato.
Ma è anche vero che il suono di questa Evolution è veramente magico, fresco, primitivo, terribilmente live, e dopo 20 anni Joan non è la musicista di allora, ha ampliato generi, riferimenti, musicalità, strumentazione, e questo disco dimostra tutta la maturità di una delle più importanti artiste al femminile del XXI secolo, senza suonare ripetitivo o autocelebrativo.
Al contrario, Real Life suona nuovo, come un disco appena sfornato, molto vicino alle istanze fusion e jazzate del suo stile attuale. Un disco che si farà apprezzare, e non solo dagli storici fan.
La nostra eroina ha iniziato un lungo tour in USA e poi in Europa che la prterà anche nel bel paese: il 20 Novembre 2026 a Roma all’Angelo Mai e poi tornerà ad esibirsi da noi nel 2027 a Bologna (Estragon 26 febbraio) e Milano, Santeria 27 febbraio) dove il tour si chiuderà.
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