Un’orbita perpetua per il cantautore che ci ha insegnato a convivere con il silenzio. Grazie a un’idea di un filmmaker italiano, la voce di From a Basement on the Hill echeggia ora tra le costellazioni.
Non è la solita storia di un tributo postumo. Non è un documentario, non è un box set, non è una cover. È qualcosa di più silenzioso, più definitivo e, in un certo senso, più smithiano di quanto si possa immaginare. Da inizio giugno, nel catalogo dei corpi celesti minori del sistema solare, accanto a nomi sacri della musica, brilla ufficialmente l’asteroide “Elliottsmith”.
L’idea, tanto folle quanto poetica, è nata nella testa di Orlando Campopiano, filmmaker indipendente italiano trapiantato a Edimburgo. Mentre ascoltava “Shooting Star” – quel gioiello malinconico contenuto nell’album postumo del 2004, From a Basement on the Hill – Campopiano ha avuto un’intuizione: perché fermarsi a un semplice ricordo, quando si può lasciare un’impronta nell’eternità?
Così ha contattato la famiglia e la tenuta di Elliott Smith, ottenendo un sostegno che definisce “commovente e inaspettato”. Con il loro benestare, ha inoltrato la richiesta al team di scoperta PAN-STARRS, gli astronomi che hanno avvistato per la prima volta questo frammento di roccia spaziale. E il nulla osta è arrivato.
«Non voglio che questo rimanga un fatto per addetti ai lavori – racconta Campopiano – spero che questa storia incuriosisca almeno una persona, una sola, che non abbia mai ascoltato Either/Or o XO. Se quella persona, guardando il cielo, si chiederà chi fosse questo Elliott, e metterà su un disco, allora avrò vinto. Vedere il nome di Elliott inciso su un corpo celeste, con la benedizione della sua famiglia e degli scienziati, è un onore che va oltre ogni premio cinematografico».
E non è solo un nome su un catalogo. La comunità astronomica ha reso disponibile un link per la visualizzazione 3D dell’orbita dell’asteroide (che potete trovare qui sotto), così da poter seguire con lo sguardo il tragitto di questo nuovo vicino di casa cosmico. Il risultato è l’asteroide ufficialmente catalogato come (861969) 2014 OS439, che diventa ora “Elliottsmith”. E se vi state chiedendo il perché di quei numeri, non è un caso: la sequenza “861969” specchia alla perfezione la data di nascita del cantautore, l’8 giugno 1969 (anche se i puristi sanno che Elliott è nato nel ‘69, l’asteroide gioca con le cifre per rendere il codice indelebile). Un dettaglio che trasforma un numero di catalogo in un indizio biografico, un enigma spaziale che solo i veri fan possono decifrare. https://ssd.jpl.nasa.gov/tools/sbdb_lookup.html#/?sstr=861969&view=VOP
Con questo riconoscimento, Elliott Smith entra in una costellazione musicale di tutto rispetto. L’asteroide “Elliottsmith” va ad aggiungersi a una mappa celeste che già annovera giganti come Nile Rodgers, Brian Eno, Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, i Led Zeppelin, tutti e quattro i Beatles, Enya, i Yes, i Bee Gees, Brian Wilson, i Pink Floyd, i Rolling Stones, Bruce Springsteen, Madonna, Stevie Wonder, i Motörhead, Aretha Franklin, Bob Dylan e David Bowie. Ora, tra quelle orbite eccentriche e polverose, c’è anche la malinconia di Portland.
Chissà se Elliott, da lassù, avrebbe sorriso a questa cosa. Lui che cantava “I’m a shooting star, leaping through the sky” – “Sono una stella cadente, che balza attraverso il cielo” – oggi non cade più. Ora resta lassù, fisso, in un’orbita che nessun dolore terreno potrà più scalfire.
Perché a volte, per essere immortali, non serve un Grammy o un numero uno in classifica. Basta un’idea folle, una canzone ascoltata al momento giusto, e un nome inciso su un pezzo di roccia che viaggia a milioni di chilometri da qui. Come un sussurro nel vuoto. Come la sua musica.
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