In un panorama musicale saturo di estetismi effimeri, l’arrivo di un nuovo capitolo discografico di John Strada – non proprio un novellino – è un appuntamento da considerare. Con “Basta crederci un po’”, il suo nono album di inediti, il cantautore emiliano conferma la sua statura di narratore, capace di tessere storie minime con precisione e compassione. La produzione artistica di Don Antonio Gramentieri e il lavoro al Crinale Lab forgiano un suono limpido e profondo, la cornice ideale per queste undici ballate moderne.
L’opera è un viaggio sonoro che traccia una linea ideale dalla solida tradizione rock’n’roll americana alla migliore canzone d’autore italiana di matrice emiliana. Strada, da studioso della letteratura anglo-americana, applica qui il suo approccio più genuino: non canta canzoni, ma racconta vite.
L’album si presenta come una galleria di ritratti in controluce, un’indagine sulle miserie quotidiane e le ipocrisie splendenti del nostro tempo.
Il titolo traccia subito il solco. “Basta crederci un po’”, brano d’apertura, è un electro-blues ipnotico e tagliente. Le distorsioni rock che lo avviano non sono mero sfoggio di energia, ma il rombo di un malessere. Scemano progressivamente, lasciando emergere il vero cuore della questione: tre storie di esistenze mediocri, abilmente camuffate da felicità da social network.
La varietà è sapiente. “Ballando in città” omaggia la decadente poetica urbana della Velvet Underground, con un tocco di magia disneyana dedicato a Mary Poppins, in un viaggio onirico tra Bert lo spazzacamino e la governante. È un esempio della capacità dell’artista di fondere riferimenti pop in un immaginario personale e coerente. In generale, come suggerito, la dolcezza prende il sopravvento e la vena rock risulta addomesticata, ma mai annacquata: è una scelta narrativa.
“Basta crederci un po’” è un album che non grida, ma persuade. Si lascia ascoltare con apparente tranquillità, rivelando però strati di complessità a ogni passaggio. Non è un disco che cerca il singolo da classifica, ma un’opera compatta che chiede solo di essere accolta.
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