Il progetto di George Evelyn, alias Nightmares On Wax, affonda le proprie radici all’inizio degli anni Novanta. DJ e compositore, Evelyn ha saputo costruire nel tempo un linguaggio personale all’interno della musica elettronica britannica, miscelando con intelligenza downtempo, reggae, hip hop ed elettronica minimale. Già dai primi lavori, come A Word of Science, mette in discussione un certo eclettismo musicale che techno, house da club e acid soul non avevano mai realmente esplorato, né in madrepatria – Londra – né oltreoceano, da New York a Detroit.
Sciolto il progetto Soul City Rockers, con cui aveva comunque pubblicato alcuni singoli molto apprezzati nel circuito club, i veri capolavori arrivano quasi subito: Smoker’s Delight (1995) e Carboot Soul (1999, Matador), due dischi fondamentali per il genere. Con l’inizio del nuovo millennio, George Evelyn pubblica praticamente un album all’anno, alternando inevitabilmente alti e bassi, ma impreziosendo ogni uscita con collaborazioni sempre più prestigiose: da De La Soul a DJ-Kicks, da Luke Vibert a Sebastian Studnitzky (Jazzanova), e molti altri.
Dopo una pausa artistica durante il periodo del Covid-19, Nightmares On Wax torna finalmente nel finale del 2025 con un album dal forte sapore nostalgico, che riporta il suono dei NoW agli inizi degli anni Novanta: hip hop, soul, funk downbeat e reggae. Echo 45 Sound System (su etichetta Warp) chiarisce fin dalla copertina le sue intenzioni: un omaggio dichiarato alla musica giamaicana e alla black music statunitense che ha plasmato la scena britannica tra gli anni Settanta e Ottanta, influenze di cui Evelyn è sempre stato profondamente debitore.
Dopo l’intro strumentale Echo 45 We Are, arrivano due brani dub come Dive Into e Desire: il primo dalle evidenti influenze giamaicane, il secondo più vicino al soul di Detroit. Entrambi sono costruiti su ritmiche efficaci, capaci di far muovere il piede e catturare immediatamente gli amanti del genere.
Le collaborazioni sono numerose e di peso: Yasiin Bey, Greentea Peng, Sadie Walker, Liam Bailey, Oscar Jerome e Ladi6. È proprio con Yasiin Bey che Nightmares On Wax lancia il primo singolo del disco, lo splendido Bang Bien, un episodio di soul tribale house riuscitissimo. In Echo45 il reggae domina la scena e guarda apertamente al passato, rievocando l’epoca dei sound system e delle radio pirata.
True risulta invece un passaggio più debole, poco incisivo all’interno dell’economia del disco. Ci pensa Greentea Peng, con I Remember, a rimettere tutto in carreggiata grazie a un canto hip hop suadente e magnetico. Scorrono senza particolari sussulti Starwood Bound, che esplora territori più club-oriented, e Ain’t So…, dalla curiosa elettronica downbeat.
Torna l’alternanza tra dub reggae ed electro-soul in Mumzie Cut, che richiama le produzioni dub di Lee “Scratch” Perry, e in Holding On, affidata a Ladi6: uno dei momenti migliori dell’album, soul cantato alla vecchia maniera ma tutt’altro che nostalgico. Se per assurdo mi trovassi a Leeds negli anni Novanta a fare il DJ in un social club, Wind of Change sarebbe un brano imprescindibile, con il suo ritmo incalzante in perfetto stile Carboot Soul, ideale per aprire le danze.
Meno convincente Hop-to-Mystic, un dub che non regge il confronto con gli altri episodi del disco. La lunga title track finale, Echo 45 Sound System: Full Continuous Mix (oltre 40 minuti), raccoglie invece tutti gli ospiti e sintetizza l’intero progetto.
In definitiva, Echo 45 Sound System è il miglior risultato ottenuto da Nightmares On Wax negli ultimi anni. Non siamo ai livelli di Carboot Soul – anche perché la nostalgia, la copertina rétro e il desiderio di tornare ai suoni delle origini danno l’impressione di un album in parte “fuori tempo massimo” – ma il fascino rimane intatto. Consigliato agli amanti del genere; per chi volesse scoprire i Nightmares On Wax, resta comunque fondamentale partire dagli album degli anni Novanta.
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https://nightmaresonwax.warp.net/

































