Solitamente, quando mi viene chiesto quali siano i miei brani per “chitarra” preferiti, senza indugi, i primi due che mi vengono in mente sono “Treacherous Cretins” di Frank Zappa (nella versione registrata all’Hammersmith Odeon, il 17 febbraio del 1979, presente su “Shut Up ‘n Play Yer Guitar”) e “Maggot Brain” di Edward Hazel e George Clinton (dall’omonimo disco dei Funkadelic del 1971) e in particolare l’interpretazione live di Michael “Kidd Funkadelic” Hampton (che si trova come video on line).
E così, dopo aver letto nella tracklist del disco di Flea “Honora” (Nonesuch Records Inc.) proprio “Maggot Brain”, non ho saputo resistere alla tentazione, e prima di mettere il Side A del vinile sul piatto, sono partito dal Side C inaugurato proprio da “Maggot Brain” per il suo ascolto che (in parte) ha anticipato quelle che saranno (nel bene e nel male) le mie impressioni sull’intero lavoro.
In “Maggot Brain”, Flea affida alla sua tromba (strumento che suonerà nell’intero disco) l’arduo compito di sostituire l’assolo di chitarra della versione originale (aerofono affiancato dai clarinetti di Brian Walsh, dal flute di Derek Davis e dal vibrafono di Sasha Berliner) e, pur mantenendo nell’arrangiamento il senso di mestizia che caratterizza “Maggot Brain”, la edulcora rendendola più “patinata”, fruibile, quasi da “camera”, orientando così l’ascolto verso territori certi e per taluni versi inquadrati nelle mode alternative del nostro presente.
Va anche detto che già con l’EP “Helen Burns” del 2012, Flea aveva mostrato una doppia propensione sia verso sonorità jazz che verso “composizioni” eseguite con piglio da (alto) consumo alternativo (le due versioni di “333” e “Helen Burns” contenute nell’EP ne sono testimonianza).
Che il jazz fosse una sua “vecchia” passione, in uno con quella altrettanto “vecchia” passione per la tromba, è cosa nota, tanto che nelle note di copertina del disco a sua firma è scritto: “11 years old. I began to play the trumpet at Bancroft Junior High School, and dreamed of being like my heroes, Dizzy Gillespie, Miles Davis and Clifford Brown…”.
E a tali logiche di genere e di produzione non sfugge nemmeno “Honora” che, oltre a Flea e a partecipazioni illustri (Thom Yorke, Nick Cave, John Frusciante, Warren Ellis), si fregia (tra l’altro) anche della presenza del sassofonista e pianista Josh Johnson, del chitarrista Jeff Parker, della bassista Anna Butterss, del batterista Deantoni Parks, del percussionista Mauro Refosco, di Nathaniel Walcott al Fender Rhodes…
- “Honora”
Messo il primo dei due vinili sul piatto, dopo la breve “Golden Wingship” (nei credits è citato anche Chad Smith alla batteria, anche se la sua presenza non sembri lasciare alcun segno), l’ottima “A Plea” s’impone con il suo perfetto giro di basso, le sue sonorità jazz/black in stile anni settanta (e da International Anthem per portarci ai giorni nostri) e i suoi giochi di voce (tra cui quella di Chris Warren); da annotare la sempre gradita chitarra di Jeff Parker (che si distinguerà per l’intero disco), l’alto flute di Rickey Washington, il trombone di Vikram Devasthali…
Sulle stesse coordinate si muove la bella “Traffic Lights”, che vede la partecipazione di Thom Yorke (voce, piano e synth oltre ad aver firmato il brano con Flea e Josh Johnson) e il cui cantato conferisce al brano sonorità prossime anche a un certo post-rock di ispirazione jazz (non so perché ma mi sono venuti in mente i The Sea and Cake).
Notturna è “Frailed” che, con i suoi suoni “artificiali” e la sua cadenza lenta, si mostra urbana e ipnotica, dominata dall’alternanza dei fiati (la tromba di Flea, l’alto flute di Warren Ellis e la tromba di John Frusciante; suo anche lo “snare drum treatments”), degli archi (la viola di Warren Ellis) della chitarra di Parker e immersa nella profondità ritmica (il basso di Flea, le percussioni di Mauro Refosco e la batteria di Deantoni Parks), nel Fender Rhodes di Nathaniel Walcott e nel piano di Josh Johnson.
“Morning Cry”, grazie alla chitarra di Parker, alla tromba di Flea e al contrabbasso di Anna Butterss, è il brano che si mostra maggiormente jazz senza troppi compromessi e che chiude il primo dei due vinili (che è poi sicuramente quello, tra i due, il più riuscito).
Se di “Maggot Brain” si è già detto… la seconda “cover”, “Wichita Lineman” (di Jimmy Webb), con Nick Cave alla voce, assume una veste “fumosa” e “black”, mostrandosi ottima alternativa alla versione originale.
Di Frank Ocean e Shea Taylor è “Thinkin Bout You” che qui sinceramente poco convince, rea di un’orchestra di troppo e di parti di contrabbasso e tromba “fini a se stesse” (purtroppo Flea non è il Miles Davis che magistralmente reinterpretava brani anche pop).
Analoga sorte tocca a “Willow Weep For Me” (classico di Ann Ronell), in cui la tromba di Flea e il Moog di Josh Johnson divergono più che completarsi l’uno con l’altro (si continuano a preferire le tante versioni del passato partendo da quella di Billie Holiday…); resta il piacere di ascoltare il suono “grasso” e analogico del Moog e della sua sintesi sottrattiva.
Del secondo LP, torna a convincere la conclusiva “Free As I Want To Be”, muscolare, tanto tribale quanto notturna, con i suoi cori e i suoi screzi abrasivi e noise, con ancora la chitarra di Parker in primo piano e con un inaspettato intermezzo …
- Conclusione
Terminato l’ascolto, “Honora” si mostra essere doppio LP nel complesso di buona fattura e di buon contenuto, che restituisce un Flea più a suo agio nella composizione che nella rilettura di brani altrui, un Flea misurato nel suonar la tromba e con un animo più gentile di quanto ci avesse abituato con il suo basso; un doppio LP che segue il solco di una “contemporanea” tendenza nel misurarsi con il jazz (e affini) senza estremismi e con un gusto al contempo “alternativo” e “mainstream”; un lavoro che, a personale giudizio e gusto, si sarebbe rivelato (nella sua sostanza) “esatto” se stampato in versione singola o al più inciso su tre lati con i soli brani “originali”.
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