In un panorama musicale spesso prevedibile, a volte accade il miracolo: una delle band più iconiche e influenti della scena alternativa francese – e di riflesso italiana – torna. Gli Ulan Bator, di Amaury Cambuzat, che nei 2000 divennero colonna portante del rock sperimentale europeo, escono da un silenzio durato otto anni e annunciano a sorpresa l’uscita di un nuovo album, “Dark Times”, previsto per il 26 novembre 2025.
Ad accompagnare l’annuncio c’è un dono per i fan che hanno atteso a lungo: il primo singolo, “L’Impératrice“. Un brano che, come promettono le prime note, sembra essere un manifesto d’intenti: un ritorno alle origini più crudo e diretto. L’energia cinetica, il sound viscerale e l’atmosfera ipnotica che hanno caratterizzato la band sin dai suoi esordi sono tutti lì.
Nati a Parigi nel 1995, gli Ulan Bator si sono immediatamente imposti come una delle voci più singolari e rispettate della loro generazione. Mescolando noise, post-rock, krautrock e psichedelia, la band ha forgiato un sound unico, cupo e ipnotico, che le è valso il riconoscimento della critica internazionale. Nel corso della loro carriera, hanno ampliato la loro rete di collaborazioni, lavorando con veri e propri giganti della scena come Michael Gira (Swans), Robin Guthrie (Cocteau Twins), James Johnston (PJ Harvey) e i leggendari Faust.
Ora, sotto la guida dell’instancabile visionario Amaury Cambuzat – che da trent’anni scava un solco profondo e indelebile nell’underground musicale – la band si ricompatta con una formazione d’eccezione e troviamo Mario Di Battista (Stereolith) al basso e Franck Lantignac (storico batterista degli Ulan Bator, ma anche 2 degrés e Végétale) alla batteria e alle percussioni. Ad arricchire il sound, un’ospite d’eccezione: Monia Massa al violoncello per tessere nuove trame sonore.
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