Eccoci ancora una volta a parlare dei folli “Sees” di John Dwyer (soliti cambiare continuamente nome Osees, Thee Oh Sees, The Oh Sees, The Ohsees…); su queste pagine abbiamo più volte recensito lavori a loro nome (si rimanda a “La splendida e surreale miscellanea rock degli Osees di John Dwyer” e al “Il sempre pregevole magico abominio musicale di John Dwyer”).
In una di quelle occasioni si ebbe già modo di osservare come in un oceano sconfinato di musica e in una discografia rigurgitante pubblicazioni su pubblicazioni (talune eccelse, altre meno, ma quasi tutte sempre di grande interesse), mantenere la rotta, sebbene potesse apparire complesso, per Dwyer si era mostrato più facile del previsto.
In particolare si scrisse che quanto fosse valida e varia la “penna” di Dwyer (limitandosi all’ambito Osees “& Co”, avendo Dwyer dato vita a molteplici progetti paralleli, per tutti i lancinanti Coachwhips) lo dimostrasse il rapido raffronto tra il superbo “Carrion Crawler/The Dream” del 2011 a nome Thee Oh Sees (con la splendida copertina a firma Elzo Durt), intriso di garage rock di ispirazione psichedelica, sporco, diretto e perfetto, forte di brani come “Contraption/Soul Desert”, “The Dream”, con quel gioiello di “Face Stabber” del 2019 a nome Oh Sees, sintesi esatta di psichedelia, rock, progressive, garage, jazz-rock, improvvisazione … e con l’assurdo e decomposto “Protean Threat” del 2020, a nome Osees, miscellanea di astrusi umori e visioni, in cui spiccano “Red Stud”, “Mizmuth”, “If I Had My Way”…
- “Off Course”
Ora, alla loro immensa discografia a firma Thee Oh Sees – Osees si aggiunge l’ulteriore capitolo dal titolo “Off Course” (“Deathgod Corp”).
La formazione prevede: John Dwyer (Guitar, Vocals, Keyboards), Tim Hellman (Bass), Dan Rincon e Paul Quattrone (Drums), Tomas Dolas (Keyboards, Percussion) e Brigid Dawson (Vocals).
Recentemente, nel recensire l’ultimo disco dei The Claypool Lennon Delirium si è fatto richiamo ai Gong; ebbene tale richiamo torna quanto mai attuale atteso che il primo brano (eponimo) “Off Course” sembra essere surreale creatura di Daevid Allen e compagni, saltata fuori da quel capolavoro che è “Flying Teapot – Radio Gnome Invisible Part 1”; psichedelia, teatralità, approccio fiabesco, space – rock … si fondono con maestria e qualità nei nove minuti che danno nome al disco!
“Hecate’s Reflection Is A Trick” prosegue nel solco del predecessore mostrando una personalità più ruvida, sporca, oscura e tribale.
Nella strumentale “The Trick” una solida e martellante sezione ritmica fa da “base” a ossessive tastiere, mentre nel cantato di “Syringe” tornano a risuonare echi dei Gong.
Una “The Brute On His Knees” tanto sacrale (in chiave Procol Harum) quanto dissacrante chiude l’ennesimo sincero e buon lavoro discografico di Dwyer & Co.
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