Dal 13 novembre 2026 al 5 maggio 2027 il pioniere del drum and bass occupa una sala della mostra “Beyond The Streets II” a Londra. Trenta pile di televisori vintage trasmettono trent’anni di filmati e video musicali, mentre un angolo ricostruisce il negozio della sua etichetta Metalheadz. in apertura, il 14 novembre, il concerto con orchestra alla Royal Festival Hall.
Goldie non è mai stato solo un musicista. È stato un writer, un breaker, un attore, un artista visivo, e soprattutto un punto di raccordo tra mondi che di solito non si parlano: l’underground dei graffiti e l’establishment delle sale da concerto. La sua stanza alla Saatchi Gallery, parte della mostra “Beyond The Streets II”, racconta esattamente questo: la storia di una cultura che si è costruita ai margini e che oggi occupa le pareti di un museo.
L’installazione di Goldie, curata all’interno di una mostra che raccoglie oltre cento artisti internazionali, si tiene dall’11 novembre 2026 al 5 maggio 2027. Il cuore dello spazio è un archivio video: trenta pile di televisori vintage trasmettono trent’anni di cortometraggi e video musicali, un modo per ripercorrere la carriera del producer attraverso le immagini che l’hanno accompagnata.

Accanto all’archivio video, la stanza ospita una ricostruzione del negozio Metalheadz, l’etichetta drum and bass che Goldie ha co-fondato nel 1994 e che è diventata un punto di riferimento per la scena, con release di artisti come Photek, Source Direct e Lemon D. Non è una semplice teca: è un omaggio a un luogo che, nella sua versione originale, funzionava come punto di incontro prima ancora che come negozio.
La mostra, però, non si ferma agli anni Novanta. Goldie ha voluto che la sua stanza raccontasse anche le origini: i suoi anni da writer nelle West Midlands, tra Birmingham e Wolverhampton, dove è cresciuto e dove ha iniziato a fare graffiti da adolescente. Quei lavori erano già apparsi nel documentario “Bombin’” del 1987 su Channel 4, e ora tornano in un contesto espositivo che li tratta come parte di una storia dell’arte, non come una fase giovanile da archiviare.
La mostra apre pochi giorni prima di un appuntamento che Goldie ha costruito con la stessa logica: il 14 novembre 2026 alla Royal Festival Hall, nell’ambito dell’EFG London Jazz Festival, si esibirà con una live band, un’orchestra e ospiti speciali . Non è un DJ set. È un concerto che porta il drum and bass dentro una sala da concerto classica, con arrangiamenti orchestrali e la possibilità di ascoltare brani come “Inner City Life” in una veste che non tradisce la loro origine ma la sposta altrove .
La mostra, nel suo complesso, è un’operazione che mette insieme nomi come KAWS, Shepard Fairey, le Guerrilla Girls, Jenny Holzer, Nadya Tolokonnikova delle Pussy Riot e Pauline Black dei The Selector Ma la stanza di Goldie ha qualcosa che le altre non hanno: è l’unica in cui il suono e l’immagine si muovono insieme, come in un club che per una volta ha deciso di fermarsi e guardarsi indietro.
“Per quanto i governi cerchino di cancellarci, Beyond The Streets dimostra che c’è abbastanza interesse e documentazione di questa cultura da permetterci di resistere”, ha detto Goldie . È una frase che suona come una dichiarazione di intenti, ma anche come una constatazione. La sua stanza alla Saatchi Gallery è esattamente questo: la prova che quello che sembrava destinato a scomparire, invece, è ancora lì.
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