Stavo ascoltando “The Guitar Is A Weather Event, Even”, l’ultimo bel singolo di Brandon Seabrook con Bill Frisell, Rashaan Carter e Marcus Gilmore quando, per una trasversale associazione musicale, ho appreso della pubblicazione di “So Much for Goodbyes” di Billy Strings (William Lee Apostol) e, data l’alta considerazione che ripongo in Strings, mi sono subito catapultato all’ascolto…
- Billy Strings e la sua massima espressione: quella Live
Come ebbi già modo di dire recensendo “Lookout Highway” di Charlie Musselwhite, illuminante per me fu il suggerimento dell’amico, appassionato ed esperto di blues e bluegrass, Nicola Olivieri, allorquando mi suggerì di acquistare “Live Vol. 1” di Billy Strings, disco di pregio contenente registrazioni dal vivo del 2023 e del 2024, con tra l’altro una splendida “Away From The Mire” di 13:08 minuti, i 21:12 minuti di “Turmoil & Tinfoil”, i 15:25 minuti di “Highway Hypnosis” (nella sola versione liquida), i 19:02 minuti di “Fire Line/Reuben’s Train”, i 10:16 minuti di “Heartbeat of America”…. il tutto con una formazione ovviamente, e come necessariamente dovuto, senza batteria, con alla chitarra e voce Billy Strings, al fiddle Alex Hargreaves, al banjo Billy Failing, al mandolino Jarrod Walker e al basso Royal Masat.
Ancora oggi, dopo aver ascoltato e riascoltato i lavori di Billy Strings ritengo che si esprima ai suoi massimi livelli nella dimensione live data la sua incredibile abilità nel fondere tradizione blues e bluegrass con improvvisazione, jam-grass con capacità di scrittura “cantautorale”, folk con visioni lisergiche…; a ciò va aggiunto l’alto livello tecnico dei musicisti che lo accompagnano.
Se la citata versione dal vivo “Away From The Mire” ne è un fulgido esempio, nel suo essere mirabilmente tanto esatta “canzone” quanto improvvisazione, i torrenziali 38 minuti di “Meet Me At The Creek/Pyramid Country/Must Be Seven/Meet Me At The Creek (Live at Lawrence Joel Veterans Memorial Coliseum, Winston-Salem, NC 3/4/23)” ne sono “sigillo”, con una musica che evoca i vecchi meravigliosi viaggi rock-psichedelici degli anni sessanta (sul canale ufficiale YouTube di Billy Strings si può trovare un prezioso archivio di numerose registrazioni dal vivo…).
Come contraltare alle digressioni live, sempre dal vivo, ma fatto di essenzialità e purezza, è “Live At The Legion” (del 2025), lavoro da “manuale” a firma Billy Strings e Bryan Sutton, registrato il 7 aprile del 2024 all’American Legion Inglewood Post 82 di Nashville, in cui le due chitarre e le due voci interpretano tanto brani tradizionali (“Texas Gales”, “Groundhog”, “Darling Corey”…,), quanto classici (“Nashville Blues”, Little “Darling Pal Of Mine”, “Cold, Cold World”…); non mancherà un omaggio a Bob Dylan con “Don’t Think Twice, It’s Alright”.
Altro live del 2025 che mostra un Billy Strings più “contenuto” è l’EP “Live From Apple Studios – Nashville, TN – June 17, 2025”, composto di sole quattro tracce tratte da “Highway Prayers” e con la partecipazione di ospiti, in cui spiccano la delicata “Gild the Lily” e “Malfunction Junction” con Sam Bush.
- Il Billy Strings in “studio”
Dopo alcune collaborazioni con Don Julin, Billy Strings esordisce come “solista” a suo nome nel 2016 con l’EP omonimo “Billy Strings” (da citare oltre alle sue “Dust In A Baggie” e “Dos Banjos” – già presenti su “Rock of Age” e “Fiddle Tune X” con Don Julin – la tradizionale “Red Rocking Chair”) per poi pubblicare nel 2017 LP “Turmoil & Tinfoil”, lavoro con cui Strings definisce da subito le sue intenzioni come nella lunga “Meet Me at the Creek”, nella strumentale “Salty Sheep”, nella bella “Turmoil & Tinfoil”…
È però con il secondo lavoro a suo solo nome, l’ottimo “Home” del 2019, che Strings si impone al grande pubblico grazie a brani quali la trascinante “Taking Water”, “Must Be Seven”, la perfetta “Away from the Mire”, la visionaria e lisergica “Home”, “Watch It Fall”…
Nel 2021 arriva la conferma delle sue doti con “Renewal” con “Hide and Seek” (nei suoi 9:25 minuti ricchi anche di accenni quasi progressive), la notturna “Fire Line”, le ballate “In the Morning Light” e “Love and Regret”, la classica “Red Daisy”…
“Me / And / Dad” del 2022 è un disco di puro “cuore” realizzato con suo padre (“adottivo”) Terry Barber alla chitarra e voce, significativo fin dalla foto di copertina; il disco è composto da 14 classici “to honor the man who taught him how to play guitar” (come si legge sul sito https://www.billystrings.com/music/me-and-dad consultato il 26.8.26). Nel brano di chiusura “I Heard My Mother Weeping” anche la voce della madre di Billy Strings.
È però nel 2024 che Strings compie un miracolo musicale con la doppia pubblicazione di “Live Vol. 1” (di cui si è già detto) e dello splendido “Highway Prayers”.
“Highway Prayers” coniuga una scrittura più tradizionale (“Leaning On A Travelin’ Song”, “In The Clear”…) con strumentali dall’interminabile potenziale “jam” (“Escanaba” e “Malfunction Junction” come testimonia la citata versione live con Sam Bush), con ballate dall’immediato “fascino” (“Gild The Lily”), con desertiche derive country (“Seven Weeks In County”, “My Alice”), con momenti più acidi, sperimentali, rock ma al contempo delicati (“Stratosphere Blues/I Believe In You”), con talkin’ blues (“Catch and Release”), con la corsa per banjo di “Leadfoot” (da vedere il video), con brani per sole voci e suoni (“MORBUD4ME”, “Richard Petty”) o brani più “radiofonici” (“Don’t Be Calling Me (At 4AM)”).
Tra le varie collaborazioni e partecipazioni da citare quella del 2026 in “The Devil Went Down To Deep Gap” con Bryan Sutton, per celebrare Doc (Arthel) Watson, versione per chitarra della celebre per fiddle “The Devil Went Down to Georgia” della Charlie Daniels Band.
- “So Much For Goodbyes”
Con una formazione base composta da Billy Strings (guitar, vocals, chimes, harmonium), Billy Failing (banjo, vocals), Royal Masat (bass, vocals), Jarrod Walker (mandolin, vocals), Alex Hargraves (fiddle) e numerosi ospiti, “So Much For Goodbyes” (Reprise Records) è stato anticipato da tre singoli che hanno delineato un volto meno rigido nella “tradizione più pura” ma più aperto verso un cantautorato-folk tanto di qualità quanto fruibile per un lavoro che non presenta punti deboli.
Partiamo proprio dai tre “singoli” che abbiamo ascoltato prima dell’uscita dell’LP.
“Burn The Other End” è scura ed evocativa, con un ritornello da ballata metal… (“This will break/I just can’t/So I will burn the other end”), piglio da ballata rock e con il fiddle a fare le veci della chitarra solista e la partecipazione alla voce di Jack White III e T-Bone Burnett… per un brano da “Dead Man” di Jim Jarmusch.
“Mill Town Flood” (con Bryan Sutton alla chitarra e Lindsay Lou alla voce) è classica ballata “folk” malinconica e dal drammatico finale, storia “umana” che diventa autostrada e viaggio nella bella, significativa e commovente “10,000 Miles From A Friend” (con Mickey Raphael all’armonica; da vedere poi il video) che si mostra esatto punto di equilibrio tra la “tradizione” e la “contemporaneità”.
Messo poi il vinile sul piatto, Billy Strings torna a far sentire forte le sue origini con la “ricerca” di “I’M One Of Those”, classica ballata in stile dall’accattivante ritornello e dall’impeccabile gioco delle corde…
Di “Burn The Other End” si è già detto, brano a cui fa seguito “Carry Us Home” altra riuscita ballata, anch’essa in vecchio stile per sola voce e chitarre, quelle di Billy Strings e Bryan Sutton.
Se “Lay Me Down” aumenta i giri con il suo incedere da “rodeo” e il suo tagliente testo di denuncia, dopo aver girato il primo vinile “Lucid Daydream” è composizione di pregio che trasporta l’ascolto su territori più “sperimentali” con i suoi riff e unisoni ai limiti del progressive e una struttura meno canonica finanche nella chiusura, il tutto bilanciato da una linea vocale e da un cantato che si lascia amabilmente seguire, mentre le corde inseguono virtuosismi a tratti spagnoleggianti…
Anche di “Mill Town Flood” si è già parlato, brano a cui fa seguito “Live to Tell”, altra ottima ballata che vede la partecipazione di Alwyn Robinson alla batteria (strumento a cui non eravamo abituati e che sinceramente non è sembrato necessario), Paul Franklin alla pedal steel (vecchia conoscenza che ricordo con i The Notting Hillbillies, i Dire Straits e Mark Knopfler) e Alison Krauss alla voce.
La strumentale e anch’essa da “rodeo” “Bluewater Breakdown” chiude un primo vinile d’eccellenza…
Il secondo LP si apre con “Light The Way” e “Like Train Songs” che proseguono nel solco della “tradizione”, prima che “10,000 Miles From A Friend” (di cui si è già detto) commuova… commozione che diventa “pianto” nella “preghiera” delicata e privata di “Still I Crash” (ho pensato, emotivamente, a “Fourth of July” di Sufjan Stevens)
Con l’ultimo side, il D, torna la batteria di Alwyn Robinson e la pedal steel di Paul Franklin per una “I Wish I Wanted To” più sostenuta e radiofonica con una bella coda strumentale a cui segue, sempre nel solco della “tradizione”, “Remember To Cry”.
Come nel racconto biblico di Giacobbe, Strings ingaggia la sua personale lotta nella corale “Wrestling An Angel”, prima che una strumentale e rilassata “Debra’s Waltz” chiuda le danze…
- Conclusioni
“So Much For Goodbyes” è suonato in modo impeccabile e racconta storie di uomini, di donne, di lavoratori, di vita, racconta di viaggi, di ricerche… storie raccontate con intensità e con la sincerità di un Billy String che restituisce un altro ottimo lavoro, meno “ortodosso” ma più “ecumenico”… dimostrando di aver perfettamente assimilato i “canoni” della “tradizione” riuscendo a rielaborarli in una funzionale e a suo modo “contemporanea” veste; un disco in studio che non ha punti deboli e che nel suo essere suona perfetto.
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