New York si prepara. Dal 3 al 14 giugno 2026, il Tribeca Festival torna a invadere ogni angolo della città – schermi, palchi, vicoli, studi televisivi, teatri sacri e profani. Ma dimenticate il tappeto rosso da manuale. Quest’anno, il vero cuore pulsante della rassegna batte dove il documentario si scioglie in una jam session, e la premiere diventa un’orgia collettiva di musica e sudore.
Il programma completo è ancora avvolto nel mistero, ma i primi annunci hanno già il sapore di una dichiarazione di guerra alla noia. Ecco cosa ci ha fatto drizzare le antenne.
Si parte il 3 giugno al Beacon Theatre con Earth, Wind & Fire (To Be Celestial VS That’s the Weight of the World). Il titolo è già un manifesto. Il premio Oscar Questlove – ormai maestro nell’arte di dissezionare l’anima nera americana – firma un doc che non è solo la storia della band leggendaria e del suo fondatore visionario Maurice White. È un viaggio alchemico tra metafisica, fuochi d’artificio e corni che squarciano il cielo. Dopo la proiezione? Earth, Wind & Fire condividono il palco con The Roots. Portate i fazzoletti per il sudore, non per le lacrime.
Il 13 giugno, sempre all’OKX Theater, un’altra newyorkese doc si racconta senza filtri: Alicia Keys in Girl From Hell’s Kitchen. Il regista One9 (già dietro la macchina da presa per Nas) trasforma l’infanzia tra le strade dure degli anni ’90 in un tributo crudo e lirico a una città che distrugge e resuscita. Dopo la proiezione, lei sale sul palco. E basta questo.
Ma il cuore indie del festival batte altrove. Il 4 giugno a Spring Studios, Magdalena Bay presenta Imaginal Disk, un “companion film” del loro album eclettico, una narrazione visiva psichedelica che promette di far saltare gli schemi del music film. E poi, una performance acustica e una chiacchierata con Amanda Kramer. Roba da brividi per chi ama il pop che si fa liquido.
Lo stesso giorno, ma all’OKX Theater, Frampton mette a nudo l’uomo che perse tutto e si rialzò più volte, fino a un tour finale segnato da una diagnosi degenerativa. Non è un documentario sul rock. È un documentario sulla sopravvivenza. E sì, dopo la premiere ci sarà Peter Frampton in persona. Portate le chitarre immaginarie.
Il 12 giugno, sempre all’OKX, Mumford & Sons: The House Band si prende la scena con un concert movie che ha il sapore di un viaggio in treno tra amici. Ospiti: Noah Kahan, Darius Rucker, Lainey Wilson, Maggie Rogers. Poi, un’acustica intima con la band. Una boccata d’aria fresca per chi temeva che il folk fosse morto.
Nel fitto programma spuntano gemme che profumano di culto assoluto:
- Bob and David Climb Machu Picchu: Bob Odenkirk e David Cross si affrontano a colpi di escursionismo ad alta quota, coca (legale, per ora) e umorismo esistenziale. Colonna sonora firmata Yo La Tengo. Non serve aggiungere altro.
- Time Warp: 50 anni dopo The Rocky Horror Picture Show, una compagnia drag nel Wyoming mette in scena uno shadow cast. Un atto di resistenza queer nell’America profonda.
- Bang My Box: The Robin Byrd Story: Ritratto della pioniera della public access hardcore e sex-positive di New York. Una settantenne leggendaria, un matrimonio segreto e una battaglia per la libertà di parola che non si è mai fermata.
- Jail Time Records: Il primo studio di registrazione in un carcere africano. Tre artisti reclusi, la musica come unico varco verso la libertà. Da brividi.
Tribeca 2026 non è solo un festival. È una dichiarazione d’amore alla musica che si fa carne, alla polvere che diventa palcoscenico, ai corpi che si riprendono la scena. I pass sono già in vendita. Il full lineup è ancora un’ombra. Ma con questa roba qui, noi ci siamo già.
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