Sono passati quattro anni da quando il mondo ha cominciato a bruciare davanti ai nostri occhi. O forse è sempre stato così, e solo adesso abbiamo smesso di distoglierli. Jonathan Meiburg, dal canto suo, ha deciso di guardare l’incendio in faccia, registrandone il crepitio su nastro magnetico. Il risultato si chiama The New World, il nuovo album degli Shearwater, in uscita il 31 luglio via Polyborus (con distribuzione Secretly Distribution). L’annuncio è accompagnato da due squarci di questo nuovo universo sonoro: i singoli ‘Daydream Unbeliever’ e ‘More and More’.
La band texana, attiva dal 1999 e con dieci full-length alle spalle per etichette di culto come Matador, Sub Pop e Misra, torna con la formazione che vede Meiburg affiancato da Emily Lee e Dan Duszynski. E lo fa con un disco che è insieme un atto di resistenza e un viaggio iniziatico.
“Se siete come noi — racconta Meiburg — vi svegliate con la sensazione che il mondo stia bruciando, sperando di riuscire a farci i conti se solo sapeste da dove cominciare. ‘Daydream Unbeliever’ e ‘More and More’ nascono da questo luogo inquieto. Se vi aiutano a sentirvi un po’ meno folli, benvenuti a casa”.
Il primo brano si apre con la cifra stilistica più riconoscibile degli Shearwater: archi in volo e un gong colpito da Jamie “Xiu Xiu” Stewart. Il video, girato e montato dallo stesso Meiburg durante una ricerca in Antartide (lui che da anni collabora con agenzie indipendenti per la protezione ambientale), trasforma la canzone in un’elegia polare, sospesa tra ghiaccio e meraviglia.
‘More and More’, invece, è tutt’altra bestia: campane e uccelli registrati a Berlino introducono un’esplorazione della paralisi emotiva. Il brano cresce con una pressione gentile, quasi ipnotica, mentre un pianoforte timido si gonfia fino a diventare una foresta selvaggia di suoni strani: un qanun, un violoncello filtrato attraverso un Leslie, una chitarra a 12 corde alta sei metri.
The New World, nei suoi nove brani immersivi, è anche una scommessa radicale. Dopo sei album con Sub Pop e Matador, gli Shearwater hanno scelto di autofinanziarsi, registrando tra Londra, Berlino, New York e il loro avamposto texano. Duszynski firma la regia del suono, mentre Leo Abrahams e Danny Reisch curano produzioni aggiuntive; il mix è stato realizzato da Reisch con la band a Los Angeles.
Gli ospiti, poi, raccontano da soli l’ambizione del progetto: Shahzad Ismaily, Doug Wieselman, Farouz Zriek, Leo Abrahams, Mamadou Kouyate, i percussionisti Mahamadou Tounkara e Moctar Kouyate (del gruppo maliano Ngoni Ba), e il leggendario Thor Harris. Un ensemble numeroso ma calibrato, che accompagna la voce di Meiburg — elegante, sfuggente, sempre un passo avanti al disastro — attraverso gioia, confusione, sfida, reverenza e tenerezza.
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