“Abbiamo la chance di riscrivere la storia della band”. La voce di Liam Gallagher, graffiante come sempre ma con un’inaspettata crepa emotiva, apre il trailer ufficiale di Don’t Look Back In Anger. Il documentario sul reunion tour degli Oasis arriva al cinema il prossimo 11 settembre con una probabilissima presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 (2-12 settembre) sabato 5 settembre per un’anteprima.
C’è un momento, nel nuovo trailer appena diffuso, in cui la macchina da presa si sofferma sui fratelli Gallagher che si guardano. Non si parlano, non si scherniscono, non si lanciano frecciatine. Si guardano e basta. E in quello spazio vuoto, rumoroso di silenzio, sembra condensarsi tutto il peso di vent’anni di rancore, di titoli dei tabloid, di pugni e di canzoni che hanno cresciuto intere generazioni.
Don’t Look Back In Anger – il film, non la canzone – è il documento di quel miracolo laico che è stato l’Oasis Live ‘25, il tour più atteso (e insensato) del decennio. Prodotto da nientemeno che Steven Knight, il padre di Peaky Blinders, e diretto dalla coppia Dylan Southern & Will Lovelace (già autori del bellissimo Shut Up And Play The Hits sui LCD Soundsystem), il film promette di essere molto più di un semplice dietro le quinte.
La sinossi ufficiale parla di “resoconto spudoratamente edificante del più grande evento musicale del 2025”. E già qui viene da sorridere, perché parlare di Oasis e di “spudoratezza” è quasi ridondante. Ma il vero colpo da maestro, la carta che i fratelli Gallagher hanno tenuto nascosta nel manico per mesi, è un’altra: la loro prima intervista insieme in oltre vent’anni.
Non sarà il solito faccia a faccia da talk show, con Noel che alza gli occhi al cielo e Liam che lancia insulti a caso. No. Il trailer lascia intendere che il documentario voglia scavare nella polvere da sparo del dopoguerra Gallagher, mostrando le crepe, le esitazioni, e forse – dico forse – un principio di tenerezza reciproca. Quel “cambiare la narrazione” che Liam sussurra nel video non è solo uno slogan promozionale: è l’ammissione che anche loro, i due eterni ragazzini iracondi di Manchester, hanno capito che questa è l’ultima vera occasione per scrivere un finale diverso.
Il film, della durata di due ore, alternerà immagini del tour sold-out in tutto il mondo, prove sul palco, retroscena camerini e, soprattutto, il volti di quei fan che hanno trasformato ogni data in un pellegrinaggio laico. Perché se è vero che gli Oasis sono stati la colonna sonora del Britpop, è altrettanto vero che oggi rappresentano qualcosa di più grande: il mito di una fratellanza impossibile, il sogno che anche dopo aver spaccato tutto, si possa ancora ricucire.
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