Una voce filtrata… che mi ha fatto venire in mente “Are You Hung Up?”, apertura dell’eccezionale “We’re Only in It for the Money” del 1968 di Frank Zappa con le The Mothers of Inventions; capita, infatti, che talvolta s’incappi in dischi che ti colpiscono… perché smuovono in te vecchie sensazioni, toccano corde a te “familiari”…
Così è stato per me con “Standing On The Corner II” a firma Standing On The Corner (pubblicato per la XL Recordings), un lavoro “dei nostri tempi” ma dalla marcata impronta zappiana anni Sessanta, e per questo di fatto “indefinibile” con il suo collage di suoni e generi che attraversano spazio, epoche e generi (soul, rock, noise, hip hop, jazz, punk…), per un collettivo che ha fatto dell’avant-garde il proprio marchio di fabbrica “multimediale”.
“For 8 years, I promised not to be angry either way it shook because I truly did believe. And to die would have been a sucker’s dream, but this is a skull game chump and the past cannot help no man. To the hustlers of the world, if it is all luck, then it’s got to end one day. It’s ended…” si legge nelle note di copertina.
Messo il vinile sul piatto, il Side X parte con la zappiana voce (di cui sopra) che introduce “Will It Ever Be the Same?” (feat. The Warlockettes), strascicata surreale marcia a rallentatore dalle tinte “black”… fatta di “farfisa”, voci grevi e filtrate, fuzz guitar, moog, drum machines…
Senza soluzione di continuità l’abulico incedere è spezzato di botto dalla accelerata ballata “acustica” ed “elettrica”, psichedelica e contaminata “The Word”.
Lo spirito di Frank Zappa in versione industrial da Foetus appare anche nello spoken/rap deviato di “Man May Not Last” (ft. Ladybug Mecca, Styles P), nelle sue voci, nella sua destrutturazione…; nelle pieghe del brano, il sample di “I Have To Laugh” di Otis Rush.
Se in “Evil Man 9” emergono nuovamente umori “black” rimescolati in un’allucinata centrifuga, “Gimme My Gun” è pura psichedelia zappiana nel suo dissacrare generi e mode anni Sessanta, nei suoi cambi, nei suoi rumori, nelle sue aperture strumentali ai confini con il noise…; nelle pieghe del brano, il sample di “The Curse Of Noisemaker”.
“Mr. Postman, Wait!” prosegue degnamente a smontare e rimontare con irriverenza musica da salotto, rendendola parodia di se stessa prima che il rock ‘n’ roll di “Roll Over Beethoven” porti l’ascolto su un dancefloor reso ruvido dalle rumorose distorsioni di chitarra.
Il Side Y è aperto dalla brevissima cinematografica e da colossal “Rifle Prayer”, prima che “Doesn’t Mean A Thing” mescoli le carte per estrarre dal mazzo un bizzarro e malefico jolly fatto anch’esso di distinti umori acidi e allucinati da rock-post punk sperimentale, con in evidenza l’assolo di chitarra di Bubba Dupree; nelle pieghe del brano, il sample di “Come Sunday” di Abbey Lincoln.
Mentre “Secrets” (feat. Claudette Ortiz) è acquerello surreale con i suoi uccellini, la sua acustica da 12 corde, la sua melodia da cartoon, i suoi cori doo-wop, contrapposti alle abrasioni delle distorsioni, alle voci modificate… “Baby Oh Baby” fa il “verso” alle colonne sonore anni Settanta da blaxploitation… sempre con dissacrante destrutturazione…
Di solco in solco, con lo stesso piglio, si susseguono “The Night Has Arrived”, lo spoken di “Sonia” (feat. Sonia Sanchez, Solange), con il sample di “The Case Of The Prison Caper”, “How deep is the sea?” (feat. Danny Brown), che ricorda la musica (quasi) per giocattolo dei Negativland, fino a giungere alla conclusiva “Go 2 Sleep”, per archi e da “camera”.
https://www.standingonthecorner.com/
https://www.instagram.com/standing_on_the_corner
































