L’ensemble newyorkese IDR (Italian Doc Remix), composto da Marco Cappelli (chitarre), Doug Wieselman (clarinetti), Roberto Schiano (trombone), Ken Filiano (contrabbasso) e Jim Pugliese (batteria), ha incontrato la voce di Raiz per “Love Songs” (41st Parallel Records), lavoro che consta di nove canzoni d’amore e tratte dal repertorio della canzone napoletana, ora antico, ora ottocentesco, ora proprio della produzione di autori contemporanei. L’album è stato registrato tra New York e Roma alla fine del 2023 dall’ ingegnere del suono Marc Urselli, che lo ha co-prodotto insieme con Marco Cappelli.
Apre “Love Songs”, “Chi po’ dicere” (brano di Pino Daniele da “Terra Mia”) che, sebbene mantenga la medesima “intenzione” della versione originale, è qui ottimamente arrangiato e sostanzialmente “diviso” in due distinti momenti. Le tenui pennellate degli strumenti su cui si poggia la profonda e sempre segnante voce di Raiz (elemento che sarà una caratteristica che accompagnerà tutto il disco), lasciano il posto a una parte “free” in cui il tema vocale viene accennato e destrutturato.
“Femmena” (composizione firmata da Raiz e presente sul suo “Uno”) perde l’anima “dub” in favore di una versione più “mediterranea” e da “piccola orchestra gitana”, per una bella e riuscita rivisitazione.
Con “Fenesta vascia” (antica canzone di autore anonimo) gli IDR e Raiz si confrontano con il primo brano della tradizione, canzone che ha visto numerosi e prestigiosi interpreti; quella proposta su “Love Songs” ben conserva nella parte cantata la sua forma canzone sebbene riletta con echi che spaziano fino a evocare tra le “corde” reminiscenze jazz-post rock, per riservarsi nella parte centrale un momentaneo, ma comunque contenuto, allontanamento verso più astratte forme.
“Scètate” (di Ferdinando Russo e Mario Pasquale Costa), altro classico, viene anch’essa rielaborata in modo convincente con il suo incedere da “marcetta” e le belle abrasioni della chitarra in primo piano.
“‘Na stella” (di Fausto Mesolella, scritta per Gianmaria Testa) da delicata ballata jazzata per voce e pianoforte (così come eseguita da Testa), diviene dapprima cupa esecuzione per voce recitata e musica per poi assumere più “ordinaria” forma canzone.
“So le sorbe e le nespole amare” (un brano del XVIII di Leonardo Vinci), dopo in breve intro “free”, ben rilegge l’animo settecentesco.
“Reginella”, data la sua fama, era sicuramente il momento più “insidioso”; anche in questo caso gli IDR e Raiz ne escono “bene” soprattutto perché, pur offrendo una personale interpretazione, non operano evidenti stravolgimenti, preservando così ad un orecchio poco attento la “classica” percezione della sua esecuzione; solo Raiz si riserva un’arte più “recitata” in chiusura.
“Sto core mio” (villanella di Orlando Di Lasso) è qui resa viscerale, tribale, rituale e magica… con finale fortemente “teatrale”.
Chiude la delicata ballata cantautorale “L’ammore ‘o vero” (brano di Gnut su testo di Alessio Sollo).
Al di là dei meriti degli IDR e di Raiz nell’aver saputo fornire una personale e valida interpretazione della “canzone napoletana d’amore”, “Love Songs” dimostra come la canzone napoletana, indipendentemente dall’anno o addirittura dal secolo della sua composizione, sia un linguaggio musicale universale capace di essere declinato in molteplici forme mantenendo sempre e comunque la precipua identità!
“Love Songs” sarà presentato per la prima volta dal vivo giovedì 29 ottobre 2026 presso il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.
https://www.41stparallelrecords.com/it/
https://41stparallelrecords.bandcamp.com/
































