Cambiamento (“It Must Change”) e identità: due connotazioni che dalla sfera prettamente personale “trasmigrano” nel trasversale “My Back Was a Bridge for You to Cross” (Secretly Canadian), lavoro discografico di Anohni and the Johnsons.
Dopo gli indubbi ottimi dischi di intimo “pop” di “maniera” a firma Antony And The Johnsons (per tutti l’omonimo e a seguire “I’M a Bird Now” e “The Crying Light”), Antony Hegarty, “ribattezzato” (nel corpo e nell’anima) in Anohni, definisce con “My Back Was a Bridge for You to Cross” un nuovo personale linguaggio artistico ed emotivo.
Basta anche solo una comparazione visiva delle copertine dei dischi che hanno segnato il suo percorso artistico e delle foto interne a corredo del vinile “My Back Was a Bridge for You to Cross” per percepire quali siano le nuove coordinate sulle quali si sia (e stia) collocando Anohni, coordinate che appaiono sicuramente più libere e “svestite” di abiti estetici per una ritrovata diretta nudità; ciò dopo aver con “Hopelessness” esplorato confini elettronici.
L’elegante e “black” “It Must Change”, con i suoi preziosismi vocali, apre il disco lasciando presagire “morbidi” paesaggi sonori, prima che la destrutturata, abrasiva e noise “Go Ahead” schiaffeggi l’ascoltatore con musica e parole.
La “pace” è restituita con l’intima ma al contempo universale “Silver of Ice” (dal semplice quanto evocativo e straniante video).
“Can’t” ripercorre le orme di un “pop” efficace, anche esso intriso di richiami alla musica “soul” e fa da contraltare a “Scapegoat” che esclude nella sua essenzialità ogni compromesso: “Take all of my hate Into your flesh and body … You’re my scapegoat It’s not personal”.
Il Side B si apre anch’esso con l’essenziale “It’ My Fault”. L’arpeggio di chitarra (e il suo sviluppo ritmico e in assolo), il cantato e la matrice da “ballata” rock fanno di “Rest” uno dei brani più funzionali dell’intero disco, nel suo esatto bilanciamento di generi e stili. L’assopita “There Wasn’t Enough” prepara il risveglio verso la tirata ed emotiva “Why Am I Alive Now?” che nasconde tra i solchi screziature latinoamericane. Chiude il disco “You Be Free”, la cui chitarra disegna bucoliche distese da rilassata e non acida psichedelica narrazione retrò.
Toccanti, infine, le “dedicate” lunghe note di copertina “Gay children who still suffer violence ….”.
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