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The National – I Am Easy to Find (4AD)

di Redazione
7 Giugno 2019
in Recensioni
Tempo di lettura: 5 minuti
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Piuttosto che I Am Easy to Find, l’ottavo disco dei The National dopo 16 anni di carriera poteva certamente chiamarsi “The National and Friends”, visto che vi partecipano diverse cantanti, come la cantautrice Lisa Hannigan o Sharon Van Etten, Mina Tindle o Kate Stables dei This Is The Kit, o varie combinazioni di tutte loro. Oppure The Brooklyn Youth Choir, con il quale il chitarrista Bryce Dessner ha lavorato in passato.
La cosa non accade a caso, ma nemmeno nasce da motivi legati a futili celebrazioni. I Am Easy to Find, uscito il 17 maggio, segue Sleep Well Beast del 2017, album vincitore di un Grammy, con il quale i The National hanno raggiunto la #1 in Regno Unito, Irlanda, Portogallo e Canada e hanno raggiunto la posizione più alta di sempre nelle classifiche di undici paesi, tra cui la #2 nella US Billboard Top 200. Con un disco così in vista, come forse mai nella loro carriera, i fratelli Aaorn e Bryce Dressner e Scott e Bryan Devendorf capitanati dal vocalist Matt Berninger furono notati dal regista Mike Mills, il quale li ha contattati per fare un video. Quando Mills scopre il diffuso materiale che Berninger e soci avevano lasciato nelle sessioni di registrazione di Sleep Well Beast, (canzoni che poi sarebbero diventate Light Years, The Pull of You, Quiet Light mentre Rylan è recupero di materiale che data un decennio) propone loro di fare addirittura un film.
I Am Easy to Find è infatti anche un corto di 24 minuti, diretto dal regista nominato agli Academy Award per 20th Century Women, e Beginners, e vede la partecipazione della vincitrice del premio oscar Alicia Vikander. Curiosamente Mike Mills è accreditato dalla band anche come produttore dell’album, registrato per la maggior parte al Long Pond di Hudson Valley NY, con ulteriori sessioni a Parigi, Berlino, Cincinnati, Austin, Dublino, Brooklyn e altrove.
In molte di queste sessioni hanno partecipato le voci femminili, chiamate a descrivere, attraverso le trame sonore delineate dai cinque The National, la vita dalla nascita alla morte della protagonista del film, che appunto è una donna. Pertanto, come raccontano i membri della band, Mike Mills suggerì loro di introdurre voci femminili, come per esempio sin dal brano di apertura dell’allbum You Had Your Soul With You che vede il contributo vocale di Gail Ann Dorsey, collaboratrice di lunga data di David Bowie.
Si tratta in sostanza del progetto più ambizioso della carriera dei The National, che ha rovinato alla band e al registra i piani per le loro meritate vacanze. Il regista di base a Los Angeles aveva appena terminato il suo terzo film 20TH Century Women mentre i The National erano in tour per Sleep Well Beast, e così le registrazioni si sono accompagnate al tour, seguendolo nelle varie tappe. Doveva essere un video, ma Matt Berninger, già fan dei film di Mills, non solo concordò a collaborare con lui, ma gli consegnò anche le chiavi al processo creativo della band, trasformandolo in un produttore-regista.
Cortometraggio e disco non sono però complementari: il primo non è il video per il secondo; il secondo non è la colonna sonora del primo. Secondo Mills i due progetti sono “fratelli giocosamente ostili che amano rubarsi idee a vicenda” – condividendo musica, e visioni su cosa significa essere umani e donne nel 2019, sulla scia di quell’esplorazione dell’intimo umano che i The National avevano già avviato con Sleep Well Beast (di cui l’album musicalmente è un indubbio figlio) e che Berninger chiama il metodo della “cipolla”.
“Sono piuttosto attirato dallo spogliare a ogni album uno strato di cipolla e arrivare sempre più al centro: Sleep Well Beast era una esplorazione subacquea nel profondo nei nostri matrimoni, mentre questo sembra piuttosto una scalata, ma non verso l’idea del matrimonio, quanto verso il concetto di identità. Non so se siamo arrivati al centro della cipolla, ma sento che comprendo meglio la cipolla stessa e mi sento meglio. So che io sono mio padre, mia madre, mia figlia, mia moglie, la mia band, i miei amici, mia nonna, sono tutte queste esperienze e queste influenze. Tutte queste cose e tutti i nostri dischi sono già la nostra vita dopo la morte, già adesso”.
Una linea di chitarra effettata, una drum machine tagliata e frettolosa, il baritono familiare di Matt e l’intro di You Had Your Soul With You aprono il disco. Poi intorno al minuto 2:15 la natura femminea del disco si presenta con archi che crescono e la voce di Gail Ann Dorsey: “Si ci sono molte donne che cantano in questo album ma non è perchè ‘Oh dai prendiamo più voci femminili,” afferma con estrema sincerità Berninger. “è stato più un ‘prendiamo una gamma differenziata di persone.’ Sarebbe stato meglio aggiungere altri cantanti uomini, ma il mio ego non me lo ha permesso.”
Le 16 canzoni che compongono il disco di 68 minuti hanno un’altra caratteristica comune, oltre che la presenza costante di voci femminili: sono per lo più brevissime, con prevalenza di drum machine e ritmi lenti, e hanno un che di apparentemente frettoloso, frutto della composizione nata durante il tour, per cui a volte la voce di Berninger è incisiva e forte, magari perché la stava registrando in una stanza di albergo in Europa, o ad esempio la chitarra di Where Is Her Head o la batteria di Hey Rosey sono state registrate tutte in un colpo solo, quasi catturate all’istante. E quando il tour è finito a fine 2018, invece di fermarsi e assemblare, i The National hanno continuato a scrivere altri pezzi, ormai presi dal processo creativo di questo nuovo disco. Non è nemmeno la prima volta che si avvicinano a un film: nel 2015 hanno ricevuto una nomination ai Golden Globe per la colonna sonora del film Revenant.
Quiet Light, The Pull of You, Not in Kansas, Roman Holiday, I Am Easy to Find sono le canzoni di questo disco che all’ascoltatore rimarranno impresse sin dal primo ascolto: molto vicine, come detto, per processo creativo e stile a Sleep Well Beast, ne rappresentano in fondo una sorta di session two, e ne condividono il sound minimalista e l’impianto elettronico, su cui imperversa il baritono inconfondibile di Berninger, e su cui a volte la presenza della voce femminile è più un guasto che non un miglioramento. Inoltre, nessun capolavoro nasce mai all’ombra di un altro capolavoro in musica, per cui I Am Easy to Find risente dell’incombenza del fratello più maturo di due anni fa, e soprattutto si disperde un po’ fra i 16 pezzi. Tuttavia si conferma in pieno l’evoluzione dello stile The National, con sempre meno chitarra e ritmo a far da padrona e sempre più intimismo e introspezione e ricerca di lirismo e condensazione sonora.
Non è da poco nemmeno che l’uscita di I Am Easy to Find consenta ai fan italiani un’altra occasione per vederli dal vivo, dopo la data di Bologna e Milano del tour precedente, stavolta all’Ypsirock Festival il 09 agosto a Castelbuono, vicino Palermo.

https://www.facebook.com/thenationalofficial/

https://americanmary.com/

autore: Francesco Postiglione

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