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The Fratellis – We Need Medicine (BMG/Self), resa incondizionata all’evoluzione della musica indie.

di Redazione
20 Settembre 2013
in Recensioni
Tempo di lettura: 3 minuti
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“Signori, ultima fermata. Si scende”.  In realtà, il problema evidente dell’ultimo lavoro dei Fratellis è un altro: sembra essere finita la benzina. Immagino i 3 ragazzi scozzesi scendere dall’automobile a secco, e provare a spingerla per raggiungere almeno il prossimo distributore di benzina.
Se “Here We Stand” (2008) rappresentava semplicemente una riedizione del super successo “Costello Music”, questo “We Need Medicine” mi sa tanto di resa incondizionata all’evoluzione della musica indie.
Non sempre basta una buona dose di carica (senza alti né bassi), marchio di fabbrica dei Fratellis, espressa attraverso il classico rock’n’roll ispirato dagli anni 60’- 70’, mescolato  alla tradizione brit-rock ed al solito vortice di influenze che, spesso, distrae. Una leggera venatura glam non cambia le sorti dell’album, un “Costello Music 3” senza  i pezzi trascinanti del primo album: essere identificati con  il ritornello di “Henrietta” o con il coro tambureggiante di “Chelsea Dagger”, per un gruppo, può essere pericoloso per la formazione e per l’evoluzione del sound, si rischia di essere ricordati esclusivamente per quello e di adagiarsi su un unico stile.

Il disco appare subito troppo coerente con i vecchi lavori dei The Fratellis, senza alcuna variazione di ritmo. Il pezzo di apertura, “Halloween Blues”, racchiude tutta la sua identità nel titolo, un misto tra blues e rockabilly anni 60’ non destinato ad essere ricordato per la sua originalità. “This Old Ghost Town” è tra i classici, pieno stile Fratellis: ritmo frenetico, miscuglio di generi ed influenze, motivetto orecchiabile (con l’aggiunta del classico piano “blues in sottofondo). Il problema? Non ha le caratteristiche giuste per essere un tormentone, la costruzione tecnica della canzone è buona, ma continua a far rimpiangere i giorni di “Costello Music”.
“She’s Not Gone Yet But She’s Leaving” rappresenta, involontariamente, metaforicamente il disco: il “quid” attraente degli scozzesi non è ancora andato via del tutto ma è sulla strada per sparire completamente. Il pezzo segue il tipico ritmo cadenzato, quello che ti aspetti dal “pezzo  lento” in un album come “We Need Medicine”, sempre caratterizzato dalla musicalità goliardica del trio. La fusione tra l’americanità dei Gaslight Anthem e il sound prettamente inglese (un po’ Libertines, un po’ Mumford and Sons) di “Seven Nights Seven Days” crea la melodia che resta maggiormente viva nella testa di chi ascolta l’album: presentato come primo singolo, conferma quanto sappiano muoversi bene “in classifica” i Fratellis (non è un caso il sold out del tour inglese).
La mia attenzione si ferma, superata la mediocre “Shotgun Shoes”, su “The Whisky Saga”: intro e struttura praticamente uguali a “Flathead” (si, la colonna sonora di un famoso spot),un leggero sottofondo folk in banjo è l’unica differenza che si riesce a cogliere in una musicalità trita e ritrita. “Jeannie Intro” parte con una chitarra che sa tanto di eighties  americani, stile che si protrae per tutta la durata della canzone: è il pezzo che ho apprezzato di più per come riesce a discostarsi da un album un po’ noioso e monocorde. “We Need Medicine”, nono pezzo del lavoro dei Fratellis, è una canzone da saloon che gioca tutto sul ritornello orecchiabile e, quindi, sul nome dell’album (We need medicine, we need it now).
I Fratellis lasciano alla fine i due brani più lunghi dell’ album (“Rock n Roll Will Break Your Heart” e “Until She Save My Soul) consapevoli del fatto che la loro è una musica che punta sulla brevità e sulla freschezza del sound. “Rock n Roll Will Break Your Heart” è una ballata stile Arctic Monkeys che, con la voce di Jon Fratelli e le tastiere usate per l’accompagnamento, funziona veramente poco. L’ultimo brano è puro rock n roll anni 70’, in cui il trio scozzese mette il suo marchio solo nel motivetto, simile un po’ in tutte le canzoni, e nelle sonorità folk di sottofondo che chiudono l’album coerentemente con il resto dei pezzi.

L’impressione è quella che, valutato ai posteri, questo album potrebbe risvegliare i Fratellis, ancora sotto l’effetto  “successo”  di “Costello Music”. Cinque anni di attesa (considerando erroneamente “Here We Stand” un album decente) non possono produrre un lavoro così ripetitivo e stantio. Il risultato è che, probabilmente, continueremo a ricordare i Fratellis per il “papararaparapa” di “Flathead” o per il coro di “Chelsea Dagger”, trovandoci a parlarne come “quelli del motivetto ascoltato in tv” o come il tipico gruppo brit-rock che, con il passare degli album, diventa la brutta copia di sé stesso.

THE FRATELLIS
+ Special guest
saranno l’8 Dicembre a MILANO presso i Magazzini Generali
Apertura porte: ore 19.00 Inizio concerti: ore 20.00
Biglietti in prevendita: €25,00 + diritti di prevendita
Biglietti in cassa la sera dello show: €30,00

http://www.thefratellis.com
https://www.facebook.com/thefratellis

Prec.

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Succ.

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