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Recensione: Bruce Springsteen & The E Street Band (Columbia)

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Recensioni
Tempo di lettura: 4 minuti
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Dopo essere stato per lunghi anni estremamente parco nella pubblicazione di live Bruce Springsteen sta nutrendo i suoi appassionati con continue testimonianze delle sue esibizioni dal vivo, anche ripescando nel passato vere è proprie chicche come la registrazione del concerto del ‘75 tenuto presso l’ Hammersmith Odeon di Londra, la prima esibizione che vedeva la E Street Band al completo.
E’ certo che per noi, abituati nella gioventù ad esplorare avidamente gli scaffali dei bootleg, tutte queste uscite non possono che rappresentare un’assoluta gioia. Personalmente ricordo ancora quanto mi passo tra le mani la copia di Back to the root Bruce Birilli, il bootleg del suo concerto del 21 giugno 1985 a Milano il primo nel nostro paese. Non dimentichiamo che in Italia abbiamo dovuto aspettare 12 anni per poter assistere ad un suo concerto.
Nonostante dopo gli anni novanta la sua produzione in studio non sia stata all’altezza della sua fama, ad eccezione di The Rising (2002), Springsteen resta ancora oggi una delle poche rockstar per cui valga la pena di sobbarcarsi ore sotto il sole o la pioggia per assistere ad un suo concerto. Mentre altre stelle, vedi ad esempio gli U2, nascondono la mancanza di creatività e di entusiasmo dietro impianti scenici ed effetti speciali sempre più sofisticati, negli show del Boss sono sempre la passione per la musica, il sudore dei musicisti, il contatto umano con il pubblico a farla da padrone.
Forse il bisogno di esorcizzare il tempo che passa o la morte dell’amico Danny Federici, al suo fianco sin dal 1969, che, alle soglie dei 60 anni, hanno spinto Bruce Springsteen ha trascorrere due anni in tour, calcando in centinaia di serate straordinarie per energia, passione e grinta spese sera i palchi di tutto il mondo. Quasi un viaggio epico attraverso la più di trentanni, quasi un rito collettivo.
Tutto questo ha convinto della necessità di lasciare una testimonianza del tour, sicuramente uno dei migliori della sua carriera, quello che più si è avvicinato a quanto fatto in gioventù. London Calling Live In Hyde Park è un meraviglioso film-concerto di 172 minuti che documenta il concerto tenuto a Londra il 28 giugno 2009.
Il concerto si apre con una cover di London Calling, un omaggio al grande Joe Strummer, che mette in mostra uno Springsteen teso e “arrabiato” quasi un principe del punk. Il pubblico è subito elettrizzato e si sente il coro alzarsi sulla strofa “I live by the river”.
La rabbia è il filo conduttore di tutta la prima ora di concerto durante la quale si succedono Badlands, Night e She’s the one.
Outlaw Pete è particolarmente bella impreziosita in avvio da una citazione di Morricone. Out in the street è il punto di svolta della serata il momento in cui il Boss si lascia abbracciare dal suo pubblico. Lo vedi correre ai lati del palco e scendendo verso la folla gridare: < >. Seeds, Johnny 99 e Youngstown sono un trittico tirato come un pugno allo stomaco. Alla luce del giorno si vede il pubblico che urla, balla, alza le mani, piange.
Su Good Lovin’ dei Young Rascals inizia il “gioco dei cartelli” con le richieste più disparate pescate dal suo immenso repertorio. Trapped è l’ennesima cover, una vecchia gemma di Jimmy Cliff. Sul palco sale Brian Fallon dei Gaslight Anthem, un altro figlio del Jersey, per una coinvolgente esecuzione di No Surrender. Su Waitin’ on a sunday day Bruce si diverte cantando con un bambino.
Racing in the Streets è forse il capolavoro della serata. Intensa fino quasi alle lacrime con una lunghissima coda strumentale, ci vengono mostrate le mani di Roy Bittan correre sulla tastiera.
Le luci del tramonto arrivano ad impreziosire Born To Run. Rosalita è una festa, percossa da un’energia inesauiribile. Hard times è un classico folk di Stephen C. Foster reso in versione corale quasi a farlo sembrare un gospel.
Jungleland è quasi una suite sulla quale vengono sussurrate storie di amicizia, amore, ribellione. Su Glory days suonata in maniera essenziale cantano tutti. Alla fine ti viene da pensare che in chiusura di serata Springsteen avrebbe potuto chiedere ai presenti qualsiasi cosa, sicuro l’avrebbero fatto.
E tutto questo che ha portato eterno ragazzo ad incarnare, più di chiunque altro, l’archetipo del rock. Non è un caso in tutti questi anni abbiamo sentito parlare di nuovi Beatles, nuovi Stones, addirittura nuovi Dylan, ma nessuno mai, neanche scherzando, ha avuto il coraggio di accostare qualche carneade alla sua figura. Parafrasando qualcuno: un giorno vedemmo il rock era Bruce Springsteen.
Tracce:

London Calling
Badlands
Night
She’s The One
Outlaw Pete
Out In The Street
Working On A Dream
Seeds
Johnny 99
Youngstown
Good Lovin’
Bobby Jean
Trapped
No Surrender
Waiting On A Sunny Day
Promised Land
Racing In The Street
Radio Nowhere
Lonesome Day
The Rising
Born To Run
Rosalita (Come Out Tonight)
Hard Times (Come Again No More)
Jungleland
American Land
Glory Days
Dancing In The Dark
Raise Your Hand

Bonus:
The River – Glastonbury Festival, 2009
Wrecking Ball – Giants Stadium, 2009

Bruce Springsteen London Calling Trailer from Columbia Records on Vimeo.

Autore: Alfredo Amodeo

Prec.

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