Anche dopo 34 anni dallo storico avant-garde jazz “Extended Animation”, Michael Formanek con “New Digs” continua a proporre musica di altissima caratura.
- Premessa
Quando su queste pagine si recensì “Motion I” degli Out Of/Into, si introdusse l’articolo con una citazione tratta da “Novecento” di Alessandro Baricco scrivendo: <<’Gennaio 1927… “Cos’era?”. “Non lo so.” Gli si illuminarono gli occhi. “Quando non sai cos’è, allora è jazz.”’, ha scritto Alessandro Baricco nel suo splendido e incredibile “Novecento” (consultata l’edizione Feltrinelli), e la musica Jazz ha “solcato” nel tempo migliaia e migliaia di dischi, giungendo sino a noi, oggi, con immutata forza e vitalità e con la capacità di essere anche un classico contemporaneo.>>.
Ora, a solcare a vele spiegate quel meraviglioso immenso oceano che è il jazz, nelle sue molteplici sfaccettature, è il bel “New Digs” a firma Michael Formanek (edito per la Intakt), un disco capace di coniugare con maestria tanto un linguaggio orchestrale e collettivo quanto esaltare le singole individualità.
Prima di raccontare “New Digs”, dato il peso che Michael Formanek ha avuto e continua ad avere in musica, è opportuno fare una sua breve presentazione.
- Michael Formanek
Michael Formanek è contrabbassista noto negli ambienti jazz sin da giovanissimo (nato il 7 maggio del 1958), tanto da esordire a soli 18 anni nel gruppo del grande Tony Williams (membro negli anni Sessanta di quello che forse è stato il più grande e dotato quintetto jazz di sempre con Miles Davis, Wayne Shorter, Herbie Hancock e Ron Carter) e a collaborare con Lee Konitz, Joe Maneri, Joe Henderson, Freddie Hubbard e Stan Getz; sul sito della ECM (https://ecmrecords.com/artists/michael-formanek/ – consultato il 17.8.26) si legge:“Born in San Francisco, California, Michael Formanek has performed in myriad contexts since he played a precocious gig with Tony Williams Lifetime when only 18. The bassist has worked with old masters from Lee Konitz to Joe Maneri via Joe Henderson, Freddie Hubbard and Stan Getz”.
Approfondendo la ricerca, un giovanissimo Formanek appare anche nei credits sia di “San Francisco Samba” di Art Pepper (che come da note di copertina, risulta essere stato “Recorded live at the Keystone Korner, San Francisco, August 6-8, 1977”), che in quelli di “Burnin’ At Backstreet” a nome Chet Baker Quartet (che come da note di copertina risulta essere stato “Recorded live at Backstreet Club, New Haven, February 19, 1980”).
Se l’esordio solista Formanek risale al 1990, per la Enja Records, con il bel “Wide Open Spaces”, è il lungo sodalizio degli anni Novanta con Tim Berne (autore negli anni ottanta di celebri dischi quali “Fulton Street Mau”, “Sanctified Dreams”, “Fractured Fairy Tales”….) prima, e l’approdo poi, nella seconda decade del Duemila, all’ECM, a consacrarlo definitivamente.
Ma andiamo per ordine!
– Enja Records e Tim Berne
“Wide Open Spaces” è un brillante esordio che vede Michael Formanek al contrabbasso, Greg Osby al sassofono contralto e soprano, Mark Feldman al violino, Wayne Krantz alla chitarra e Jeff Hirshfield alla Batteria; le composizioni in “Wide Open Spaces” sono più brevi rispetto a quanto lo saranno in futuro nei successivi dischi di Formanek e anche più accessibili, improntate su un jazz più “canonico” (“Edge To Edge”, “Cloak And Dagger”, “Home, At Home”…), canonico anche nelle digressioni verso “l’avanguardia” e le “contaminazioni” (“Slothdancing”, “Coffee Time”, “Razing Walls”…), muovendosi tra ritmo (“Yahoo Justice”), riflessione (“Fantasy Scape”), momenti di più facile ascolto (“Wide Open Spaces”), spazio per il contrabasso (“The Sage”, “Open Door”)…
A “Wide Open Spaces” seguirà nel 1992 (con Tim Berne che sostituirà Greg Osby) lo storico avant-garde jazz “Extended Animation” (oltre a Berne al sassofono contralto e baritono, ancora Mark Feldman al violino, Wayne Krantz alla chitarra e Jeff Hirschfield alla batteria). In “Extended Animation” il minutaggio delle composizioni si allunga e con esse la matrice “avant”; ne è da subito esempio “Liar’s Web” in apertura, ma soprattutto “Between The Lines”, “Dominoes”,“A Walk In The Park With Kafka”, la più ostica “Snalking”… Passaggi di jazz più “ordinario” continuano a sopravvivere come in “Watchful Eyes” o tra le pieghe di “O My Bitter Hen”, mentre “Quicksand” è caratterizzata dagli archi iniziali e da una chitarra rock-fusion. “Extended Animation” resta un piccolo gioiello di avant-garde jazz.
Nel 1993, in trio, Michael Formanek, Tim Berne e Jeff Hirshfield daranno alle stampe per la Soul Note il più notturno “Loose Cannon” (si ascoltino “Almost Normal”, “Fool’s Paradise”…), lavoro che mostrerà comunque un’anima “free” e “avant” (come in “The 12 ½% Solution” e in “Fibrigade (For Django Bates)”).
Nel 1994 con “Low Profile” (nuovamente per la Enja Records), Michael Formanek porterà la “compagine” a sei elementi; a Formanek al contrabbasso e a Tim Berne al sassofono contralto e baritono si aggiungeranno al clarinetto, al clarinetto basso, sassofono soprano e contralto Marty Ehrlich, al pianoforte Salvatore Bonafede, al trombone Ku-Umba Frank Lacy, alla tromba Dave Douglas e alla batteria Marvin “Smitty” Smith. “Low Profile” si impone da subito con la quasi zappiana “Groogly” per proseguire con la vigorosa “The Immaculate Deception”, con la bella “Rivers”, la più jazzata “Isonychia” e per sublimarsi in “Great Plains”, nella marcetta deviata di “Paradise Revisited” e nella composita e varia suite divisa in più parti “The Storytellers”…
Nel 1997 Formanek cambierà nuovamente formazione; con lui ancora Tim Berne al sassofono contralto e Dave Duglas alla tromba a cui si affiancheranno al sax tenore Tony Malaby, al trombone Steve Swell, al clarinetto Chris Speed e alla batteria Jim Black. Il risultato sarà un ulteriore ottimo disco di avant-garde jazz: “Nature Of The Beast” con le belle “The Dry Season”, “Grand Bizarre”, con l’animo jazz di di “Lickin’ Center” e con una “Thick Skin/Dangerous Crustaceans” di pregio.
Nel 1998 vedrà la luce il disco “Ornery People” a firma Berne e Formanek per solo contrabbasso (Formanek) e sassofono contralto e sassofono baritono (Berne), con la notturna e calda “Jiggle The Handle”, la sperimentale e noise “Stubborn Love”, la lunga e “free” “Brincident”; nel 2024 sarà stampato “Parlour Games” contenente la loro esibizione dal vivo di sette anni prima, sempre per solo contrabbasso, sassofono contralto e sassofono baritono, registrata il 16 giugno del 1991 al The Parlour.
In una discografia anni Novanta ricca di pubblicazioni (con diverse etichette) e di collaborazioni come quella illustre (sempre per la Enja) con Peter Erskine e Marty Ehrlich per il bel “Relativity” del 1999 (lavoro d’impronta più jazz “Incident At Harpham Flat, “Eloi Lament”, “The Pivot”, “Holy Waters”… con giochi ritmici e “percussivi anche “afro” e “latini” “Lucky Life”, “Round The Four Corners”, “Relativo”, momenti più introspettivi “Jiggle The Handle”, “In A Child’s Eyes”), quelle nei dischi a nome Tim Berne’s Bloodcount e quelle con Uri Caine…, Formanek trova il tempo anche per dare alle stampe l’audace e interessantissimo disco per solo “basso” “Am I Bothering You?” (del 1998).
Nel 2021 verrà pubblicato un secondo disco per solo contrabbasso: “Imperfect Measures” contenente registrazioni del 10 settembre 2017. La peculiarità di “Imperfect Measures” non è però unicamente la musica per solo contrabbasso ma il fatto che: “The inspiring music is embedded in works by artist and illustrator Warren Linn, who created sketches during the recording process, developed them into collages/paintings, some of which are now featured in the CD package designed by Stephen Byram. A complete work of art!” (come si apprende dal sito https://michaelformanekintakt.bandcamp.com/album/imperfect-measures-2 consultato il 18.8.26).
– ECM
Del 2010 è la prima pubblicazione per la ECM intitolata “The Rub and Spare Change” (con Formanek al contrabbasso, Tim Berne al sax contralto, Craig Taborn al pianoforte e Gerald Cleaver alla batteria), un lavoro di spessore che troverà conferma, con la medesima formazione, nel successivo “Small Places” del 2012.
“The Rub and Spare Change” parte con la bella, “ipnotica” e misteriosa “Twenty Three Neo” per poi esaltarsi negli unisoni di “The Rub And Spare Change” e “Inside The Box”; se “Jack’s Last Call” eleva il pianoforte, i diciassette minuti di “Tonal Suite” sono “coralità”. Chiude una “free” “Too Big To Fail”.
Anche “Small Places” si presenta benissimo da subito con lo splendido “schematico” unisono di “Small Places” che poi si apre alle improvvisazioni più libere; a “Small Places” fa seguito la più onirica, ma non meno efficace, “Pong”. “Parting Ways”, con i suoi diciotto minuti, inizia lenta con il pianoforte, la batteria e il contrabbasso e poi il sassofono, per poi crescere e decrescere come in un continuo moto ondoso fatto di increspature. Se “Rising Tensions And Awesome Light” segue un moto ondoso più agitato, “Slightly Off Axis” placa e frammenta prima che la lunga “Seeds And Birdman” torni a lasciarsi guidare da un mare saldo nelle sue mutevoli correnti. “Wobble And Spill” è calda e notturna, mentre introspettiva, noir e tagliente nel sax di Berne si mostra “Soft Reality”.
Nel 2014 Formanek, con Mary Halvorson e Tomas Fujiwara, darà vita al trio Thumbscrew che pubblicherà con la nota etichetta Cuneiform Records dischi per un intero decennio, festeggiando il decennale nel 2024 con il bel “Wingbeats” (oltre al brano eponimo, da segnalare “How May I Inconvenience You Today?”, la chitarra di “Irreverent Grace” e l’omaggio a Charles Mingus con “Orange Was The Color Of Her Dress, Then Blue Silk”); questo trio è particolarmente importante per la nostra trattazione poiché sarà il nucleo di partenza su cui verrà “costruito” il più ampio ensemble di “New Digs”.
Nel 2016, ancora per la ECM, vedrà la luce un altro disco d’estremo interesse quale “The Distance” (composto da “The Distance” e dalla monumentale “Exoskeleton” divisa in un preludio più VIII parti); con Formanek, in copertina, l’Ensemble Kolossus che tra tanti musicisti annovererà anche Tim Berne, Mary Halvorson e Tomas Fujiwara!
- “New Digs”
Ricapitolando… Michael Formanek e i musicisti che hanno suonato con lui, se tra il 1992 e il 1997, con “Extended Animation”, “Low Profile” e “Nature Of The Beast”, hanno scritto importanti pagine di avant-garde jazz, tra il 2010 e il 2016, con “The Rub and Spare Change”, “Small Places” e “The Distance” hanno restituito altrettante splendide pagine di musica.
Come anticipato, poi, nel 2014 con Mary Halvorson alla chitarra e Tomas Fujiwara alla batteria, Formanek darà vita al trio Thumbscrew che sarà il nucleo di partenza su cui verrà “costruito” il più ampio ensemble di “New Digs”.
“New Digs” (registrato il 6 e 7 agosto del 2025 per la Intakt Records) vede infatti con Foremack al contrabbasso, Mary Halvorson alla chitarra e Tomas Fujiwara alla batteria anche John O’Gallagher al sax contralto, Chet Doxasa al sax tenore e al clarinetto, João Almeida alla tromba e Alexander Hawkins all’Hammond B3 Organ.
Il ritorno a un ensemble ampliato (una sorta di piccola orchestra) rende la composizione e il suono (nuovamente) anche a tratti più complesso e articolato in cui il “collettivo” e il “singolo” riescono a trovare un giusto equilibrio, così come le “partiture” trovano equilibrio con l’improvvisazione, per un Formanek che richiama, seppur con differenti componenti e strumenti, le sue (piccole) orchestrazioni di un tempo.
Che si sia al cospetto di un ottimo lavoro ne sono testimonianza in apertura la bella “New Old World”, in cui spicca (da subito) per “novità” l’organo che conferisce particolari ambientazioni, e “Prequel” (con ancora l’organo a “segnare” fin dall’incipit e il contrabbasso a riempirne il ventre), composizione questa visionaria e (per replicare un paragone già usato in precedenza), da moto ondoso, con le sue increspature e le sue risacche di suoni.
“It Was”, con un tema vagamente orientaleggiante, vira verso un più “ordinario” ma comunque intricato jazz esotico.
“For My Consideration” ha anch’essa un “tema” più “ordinario” (anche se dal particolare abbrivio), per poi mutare in modo “free” e destrutturato.
“Aka the Stinger” è il momento più accessibile del disco, ma non per questo meno valido, con un groove “black” portato dall’organo e dal contrabbasso e dalla batteria… che invita quasi l’ingresso di una calda voce soul (che però non interverrà mai).
“Gone Home/Interlude for Susan Alcorn” (dedicata come suggerisce il titolo alla musicista Susan Alcord) è lirica e profonda, con sfumature finanche da intensa ballata “rock” e astrazioni “cosmiche” nel passaggio centrale; è probabilmente la composizione più bella e riuscita di “New Digs” anche se, al termine dell’ascosto, risulta essere la meno integrata nel tutto.
Se “Braxes” è votata al “free”, “Quinze” (dopo un intro di organo) assume le sembianze jazz, per essere poi fratturata verso il finale da un incisivo assolo di ruvida ed effettata chitarra.
La sperimentazione di “Nigh Total” si spinge fino alla “simulazione” di suoni da computer e di strali di elettronica per un “esercizio” che chiude un lavoro che va ulteriormente ad impreziosire la lunga e prestigiosa carriera e discografia di Michael Formanek.
http://www.michaelformanek.com/
https://www.facebook.com/michaelformanekgroups
https://intaktrec.ch/de/collections/artist-collection-michael-formanek/products/451-michael-formanek-new-digs
































