Nel 2023, Bill MacKay e Cooper Crain dei Bitchin Bajas esordivano a nome BCMC pubblicando “Foreign Smokes”.
- “Foreign Smokes”
“Foreign Smokes” era un disco per la chitarra e il piano di MacKay e l’organo e synth di Crain, composto da quattro lunghi brani (tra i nove e gli undici minuti).
Le composizioni di “Foreign Smokes” ora indulgevano, in modo anche piuttosto evidente, verso richiami a una certa musica tedesca anni Settanta come nel brano eponimo (penso a “Quasarsphere” di Manuel Göttsching o ai Pink Floyd di “Shine On You Crazy Diamond” parti I, II e III), ora si immergevano in rallentate trame psichedeliche retrò (“The Swarm”), ora con “Sunset Saturn” lambivano coste lisergiche da West Coast anni Sessanta (mentre girava il brano l’ascolto restava sospeso in attesa che esplodesse la “Dark Star” dei Grateful Dead), per poi tornare a navigare tra flutti Kraut (in vero sempre presenti) e di pinkfloydiana memoria (“Ripple In High Tide”).
“Foreign Smokes” trasmetteva al contempo un senso ora di già sentito, ora di incompiutezza, reo di un eccessiva astrazione.
- “Stash”
Sempre con Crain all’organo e al synth e con MacKay alla chitarra, è stato pubblicato il loro secondo lavoro, per la Drag City, “Stash”.
Rispetto a “Foreign Smokes”, guardando il retro copertina, la prima cosa che salta all’occhio di “Stash”è il numero di brani maggiore (otto), in ragione di un minutaggio minore.
Messo il vinile sul piatto, “Cleanse” ricuce subito la trama con “Foreign Smokes”, muovendosi tra i magmatici tappeti di Crain su cui fraseggia la chitarra di MacKay.
“Boulevard Treats” è caratterizzata dai bassi di Crain che danno movimento al brano, per un acquerello psichedelico anni Sessanta, formula che viene replicata per “Melodía Compacta” (con un accenno di chitarra che mi ha riportato alla mente una “frase” di “Why Worry” dei Dire Straits).
Chiude il Side A, la lisergica “Kaleidosmoke”, forte del suo piglio “desertico” su sfondo kraut e di un crescendo che aggiunge anche una “base ritmica”, per una composizione che così assume maggior compiutezza e in cui trova spazio anche un assolo di Crain.
Girato il vinile …. si fa nuovamente sentire l’assolata West Coast di fine anni Sessanta con “Fin De Journée”.
Se “Stella Solitaria” è tanto mesta quanto “sacrale” con nascoste tra le pieghe tristi note “blue”… “Tête-à-Tête”, dopo un intro libero e che mi ha fatto pensare a quello di “Lazy” dei Deep Purple, riprende a pulsare.
Chiude “Badland Rag” in cui le astrazioni “lisergiche” tornano a occupare spazio e tempo.
Terminato l’ascolto, va detto subito che lo stesso si è mostrato sicuramente più che piacevole, così come piacevole fu quello di “Foreign Smokes”.
Va però aggiunto che sebbene i BCMC con “Stash” abbiamo mostrato maggior concretezza e una composizione apparentemente meno improvvisata rispetto a “Foreign Smokes”, permane un senso generale di incompiutezza; ciò principalmente nella chitarra di MacKay che solo a tratti riesce a definire con efficacia un tema e trasportare così l’orecchio e la mente in una dimensione più emotivamente coinvolgente…
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https://bcmc.bandcamp.com/album/foreign-smokes
































