Solo in questo 2026 (ancora in corso), su queste pagine, si è parlato di “jazz” (in senso ampio) più e più volte, scrivendo di Michael Formanek, John Scofield e Dave Holland, Immanuel Wilkins, Gary Bartz, Roy Hargrove, di Christer Bothén, dei The Messthetics e James Brandon Lewis, di Nduduzo Makhathini, Aja Monet, Flea, Lakecia Benjamin, dei Backengrillen, Colin Stetson, dei PS5…
Ora è la volta di un debutto destinato a lasciare il segno nel jazz: quello di Alain Métrailler con “Heights Prospection” (Unit Records).
Ci sono dischi che quando leggi le note di copertina fanno sorgere delle domande… uno di questi è “Heights Prospection”.
Dal vinile, infatti, si apprende che “Heights Prospection” è stato “Recorded on March 27, 2024”, e quindi pubblicato dopo due anni dalla sua registrazione; sicuramente non è la prima volta che la pubblicazione di un disco differisce nel tempo dalla sua registrazione, se però si considera che questo è il primo lavoro a firma Alain Métrailler e che si è rivelato un gran bell’ascolto, ci si chiede perché aspettare tanto tempo per restituirlo “degnamente” al pubblico.
Passando dalla lettura all’ascolto, Métrailler al sax tenore, Elias Stemeseder al pianoforte, Christopher Tordini al contrabbasso e Eric McPherson alla batteria hanno consegnato alle stampe un disco di jazz capace di muoversi su coordinate che lambiscono tanto l’hard bop quanto post-bop.
Messo il vinile sul piatto l’impatto è subito forte con un “Obvious Transmission” pacata ma al contempo “nevrotica”, con il suo pianoforte ossessivo e il sassofono che “canta” un altrettanto ossessivo tema.
Bella è anche la successiva “Crispy” che aumenta i giri riportando la forma esteriore agli anni Cinquanta, con l’assolo di Elias Stemeseder in evidenza.
“EWR Hero Saynt” è notturna, fumosa e anch’essa riporta l’orecchio alla metà del Novecento; nuovamente è Stemeseder a mettersi in evidenza con il suo pianoforte.
Prima di girare il vinile, occorre passare al digitale per “Jump Loud” (non presente sull’LP), brano che inizia lento e scuro per poi mutare con ripetute accelerazioni e cambi che lo rendono ruvido e di più ostica fruizione, con parti anche “free” nei dialoghi tra il sassofono e il pianoforte.
Il Side B si apre con la ballata, a tratti malinconica, “Flight Of The Humble Being” caratterizzata dall’armonica di Gregoire Maret; ricordo quando da ragazzo sentii per la prima volta suonare in un disco jazz l’armonica rimanendo stupito; era il bellissimo Affinity di Bill Evans con l’immenso Toots Thielemans all’armonica. Nel recensire tempo fa il bel disco blues “Lookout Highway” di Charlie Musselwhite, si fece anche una breve retrospettiva su tale strumento e sui suoi maestri a cui si fa rimando..
Con “Unstablemates” il disco torna a viaggiare tra territori più complessi e meno morbidi; dopo il tema di sassofono, è il pianoforte, supportato dalla sezione ritmica, a rubare la scena, prima che il “fiato” riprenda a soffiare e poi il contrabbasso e la batteria a lanciarsi in assolo…
“I’m in Tears” (altro brano non presente sull’LP) è profonda, con il sax tenore e il pianoforte a dipingere una lunga, solitaria notte (fonda)… che, in crescendo, sul finale, accelerando, porta alla sua conclusione.
Congeda la classica lenta e delicata “Crazy He Calls Me” (standard composto da Carl Sigman), resa celebre da Billie Holiday (con l’unica pecca delle orchestrazioni che per me hanno rovinato tanti brani della Holiday; on line si trovano anche altre versioni più essenziali) e cantata anche da Dinah Washington, Aretha Franklin… per sassofono, con “pronome” al “femminile”, da ricordare quella di Lee Konitz.
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Heights Prospection by ALAIN METRAILLER with Elias Stemeseder, Chris Tordini, Eric McPherson

































