Tra fraintendimenti buffi, cover inattese e un tour che continua a dare frutti, il frontman dei the national confeziona un nuovo capitolo discografico
C’è un momento, durante un concerto, in cui una canzone smette di appartenere a chi l’ha scritta e comincia a vivere nella testa di chi la ascolta. A volte questo processo produce risultati esilaranti. È quello che è successo a Matt Berninger con un brano che, nelle intenzioni originali, si chiamava “Black Letter Font” e che ora dà il titolo al suo nuovo EP, Type It Up.
Il motivo del cambio di nome è presto detto: il pubblico aveva iniziato a sentire il verso “That would look good in a black letter font” come qualcosa di molto diverso, ovvero “I would look good in a black leather thong”. Davanti a un fraintendimento del genere, il frontman dei The National ha preso la decisione più sensata possibile: invece di combatterlo, l’ha abbracciato, riscrivendo il ritornello. “Sono più un tipo da completo in lino nero”, ha commentato con quella sottile autoironia che lo contraddistingue.
Type It Up arriva a distanza di un anno da Get Sunk e raccoglie materiale nato proprio durante la tournée di quel disco. Dentro ci sono due cover piuttosto inaspettate: “Blue Monday” dei New Order e “Who Loves the Sun” dei Velvet Underground, quest’ultima con la partecipazione di Rosanne Cash. Le due tracce erano già circolate separatamente nel corso dell’anno — la prima come Amazon Music Original, la seconda dopo il debutto nello show televisivo australiano Sunny Nights — ma ora trovano posto in un progetto organico.
A completare l’EP, che verrà pubblicato da Book/Concord Records il 4 dicembre 2026, in formato fisico mentre in digitale è già disponibil, ci sono il singolo recente “Martini Me Fatso” e un inedito, “Ask for Water”, accompagnato da un video firmato da Chris Sgroi.
Proprio il contesto live è la chiave per capire come sono nate queste canzoni. Berninger ha raccontato di aver modificato testi e strutture sera dopo sera, raccogliendo in tempo reale le reazioni del pubblico e i commenti sui social. Un metodo di lavoro che trasforma ogni esibizione in una sorta di laboratorio a cielo aperto, dove le canzoni si assestano lentamente, lontano dalla rigidità dello studio di registrazione.
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