Il festival catalano festeggia un quarto di secolo con 151 artisti spalmati su cinque giorni, dal 2 al 6 giugno al Parc del Fòrum. e per l’occasione recupera i concerti di Massive Attack e Bad Gyal, saltati l’anno scorso per il maltempo.
Venticinque anni. In un’epoca in cui i festival nascono e muoiono nell’arco di tre estati, il Primavera Sound arriva a questo traguardo con una line-up che la dice lunga su come è cambiato il gioco. Perché sì, ci sono i nomi grossi, ci sono i ritorni attesi, c’è la solita accozzaglia di generi che spazia dal rap alla elettronica passando per l’indie rock più ortodosso. Ma c’è soprattutto la sensazione che il Primavera, in questi venticinque anni, sia diventato qualcosa di più di un festival. È diventato il posto dove le band vogliono suonare, anche quando non ne avrebbero più motivo.
Prendete i Massive Attack. Avrebbero dovuto esibirsi all’edizione 2026, ma una tempesta con raffiche a 80 chilometri orari ha mandato all’aria il loro set insieme a quello di Doja Cat e Bad Gyal. Un anno dopo, eccoli di nuovo in cartellone. Per un gruppo che ha costruito la propria reputazione sulla diffidenza verso l’industria musicale e che ha più volte rifiutato festival per ragioni etiche, tornare a Barcellona dopo un rinvio forzato significa qualcosa. Significa che il Primavera è uno dei pochi posti in cui vale ancora la pena presentarsi.
Poi c’è il caso Pavement. La band di Stephen Malkmus si è riunita nel 2019 per due concerti al Primavera Sound, poi ha continuato a suonare sporadicamente fino al 2023. Ora sono di nuovo in cartellone per il 2027. Non è una reunion nel senso stretto del termine, ma è comunque la conferma che il festival catalano è diventato il punto di riferimento per chi decide di tornare sui palchi dopo anni di silenzio. È successo con The xx nel 2026, otto anni dopo l’ultima esibizione dal vivo. È successo con My Bloody Valentine, che al Primavera hanno ripreso a suonare dopo sette anni di assenza. E la lista potrebbe continuare.
Il cartello del 2027, annunciato da poco, mette insieme 151 nomi su cinque giorni, dal 2 al 6 giugno, con il giorno inaugurale gratuito e la chiusura affidata alla solita scorpacciata elettronica di Primavera Bits. Gli headliner sono Doechii, al suo debutto spagnolo, Phoebe Bridgers, i Fontaines D.C., i Turnstile, Hayley Williams, FKA twigs, The Chemical Brothers, Robyn, Bad Gyal, Lola Young, gli Skrillex b2b Ninajirachi e Caroline Polachek. Sotto, il solito catalogo sterminato che va dai Bleachers di Jack Antonoff agli Underworld, da Dinosaur Jr ai King Gizzard & the Lizard Wizard, passando per gli ANOHNI, i Jesu, i Converge e i Full of Hell.
C’è anche una certa soddisfazione nel vedere come il festival abbia mantenuto una identità precisa. Nel 2019 è stato il primo grande evento internazionale a raggiungere la parità di genere sul palco, e anche quest’anno la line-up è guidata da artiste donne, come sottolineato dalla stessa organizzazione. Non è una questione di quote: è che a Barcellona, semplicemente, la musica delle donne è quella che conta di più in questo momento.
I biglietti sono già in vendita. La Fan Sale, aperta subito dopo l’annuncio, mette a disposizione l’abbonamento generale a 295 euro e il VIP a 545, con uno sconto del 10% per i residenti nell’area metropolitana di Barcellona. La vendita generale partirà il 9 ottobre, con prezzi leggermente più alti.
Per un festival che ha vissuto momenti economicamente complicati — l’edizione madrilena del 2023 è costata 16,7 milioni di euro di perdite, e i conti della società organizzatrice restano sotto la soglia di sicurezza — arrivare al venticinquesimo anniversario con questa forza di attrazione è già di per sé una notizia. Ma la vera notizia è un’altra. È che a Barcellona, ogni anno, le band continuano a scegliere di tornare. Anche quando non avevano nessuna intenzione di farlo.
https://www.primaverasound.com/
https://www.instagram.com/primavera_sound/
https://www.facebook.com/primaverasoundfestivals

































