Nati come progetto solista di Emanuele Sterbini (già membro de Gli Illuminati, No Spoiler, ZAC), gli Sterbus sono diventati da anni un duo con Dominique D’Avanzo cui si aggregano, di volta in volta, altri musicisti. Della formazione capitolina si è sempre detto che abbia gli inglesi Cardiacs come stella polare e anche in questo nuovo album possiamo riscontrare l’influenza della formazione di Kingston upon Thames, almeno a livello di attitudine.
Nelle undici tracce di “Black & Gold” (Self‑produced / Zillion Watt Records) gli Sterbus passano senza soluzione di continuità da un genere all’altro – dal prog all’indie rock ad episodi classicheggianti – cambiando repentinamente atmosfere, tiro sonoro, velocità, talvolta anche nell’arco della stessa canzone, come nel caso di “Alfriston Two Four Five”. A seconda dei gusti, c’è da rimanere sconcertati o estasiati di fronte a un tale puzzle sonoro che non manca di rilasciare momenti di grande intensità. Tra questi l’indie obliquo di “Virginia Flows”, la leggiadra “Renaissance”, l’intimismo elettro-acustico di “Undone”.
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