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Special: Interpol – s/t (Matador) – alla conquista del primato indie con il quarto album omonimo

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Speciali
Tempo di lettura: 5 minuti
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Annunciato in maniera eclatante dal primo epico singolo Lights già prima dell’estate, il nuovo attesissimo album degli Interpol è negli stores e nei negozi da settembre, pronto a sfidare la prova “successo assicurato”.
E proprio Success si intitola la canzone che introduce all’album, regalandoci subito atmosfere note ai fan della prima ora, quelli di Turn on the Bright Lights, a cui secondo le voci più insistenti questo nuovo album vuole richiamarsi (e forse proprio per questo non ha titolo ma contiene semplicemente il nome della band, quasi un ritorno alle origini). Ed è difficile smentire questa impressione ascoltando i primi pezzi: l’ottimo esordio dark di Success è seguito dalla chitarra riverberata di Daniel Kessler in Memory Serves, anche questo in perfetto stile Interpol.
Segue Summer Well, pezzo che pure potrebbe stare tranquillamente nel primo album, quello più indie della loro carriera, ma anche in Our Love to Admire, l’album che ha segnato invece una svolta verso suoni più aperti e non necessariamente cupi.
Se Summer Well si muove ambiguamente a metà fra queste due opposte tendenze della musica della band, Lights, la quarta track, è in sé l’essenza stessa del suono Interpol: da sola, vale l’intero anno e più di assenza dai palchi e dalle radio, e si candida sin dal primo ascolto (Lights è stata lanciata solo sui canali digitali già da giugno) a essere il pezzo più bello degli Interpol, anche per gli anni a venire.
La chitarra graffiante, quasi straziante, di Kessler, con un riff semplicissimo e in tonalità cupa, in puro stile indie e post-punk, introduce la voce di Paul Banks nella sua forma migliore: quella del lamento melodico ma sofferto, capace nelle sue sfumature di raggiungere toni da brivido pur rimanendo sempre nella stessa ottava. Tanto cupa da diventare epica, la canzone, prima ancora di esplodere con l’accompagnamento di batteria di Sam Fogarino e del basso di Carlos Dengler, è già solenne, come i migliori pezzi del repertorio della band (Untitled, NYC) e nello stesso tempo oscura ed esaltante, e qui vengono in mente i vertici fino ad ora toccati dalla band in questo campo come Pace is the Trick, Scale, Specialist, All Fired Up o Wrecking Ball. Ma Lights è superiore, ed avere questa perla al quarto album è già di per sé un buon segno di vitalità da parte della band.
Forse il suo unico difetto è di essere semplicemente troppo bella perché il resto dell’album possa reggere il suo confronto: Barricade, il pezzo seguente e secondo singolo lanciato ad agosto per i canali ufficiali, forse proprio per questo cambia registro e segue invece l’ispirazione di pezzi come Precipitate, The Heinrich Manouver, Mammoth, No I in Treesome, ovvero la leggerezza e il ritmo allegro, che in Antics e Our Love to Admire si segnalavano come la novità principale, e qui dimostrano di aver trovato ormai spazio definitivo (ed è un bene) nel repertorio della band.
Pezzi come questo hanno in fondo permesso agli Interpol di svincolarsi dall’etichetta di emulatori dei Joy Division, benché (e anche questo album ce lo conferma) restano loro i veri eredi della band di Ian Curtis e non altri (Editors ad esempio) che sono citati un po’ superficialmente al proposito.
Always Malaise (the Man I Am) apporta come novità il suono del pianoforte, fino a qui completamente trascurato, ma sempre nelle tonalità dissonanti care alla band.
Safe Without ci riporta agli Interpol della prima ora, sempre con un riff cupo e inquietante di Kessler, accompagnato da un organo dark su cui si staglia in tono dimesso la voce di Banks.
Try it On è un altro pezzo molto interessante, in cui il suono portante è condotto da un ritmo dato dal piano e dalla batteria di Fogarino, in cui Banks si insinua con voce soffusa e bassa, calda, e suadente.
All the Ways è un pezzo lento, di pura atmosfera, sullo stile di Lightshouse a cui si rifà (forse un po’ troppo).
Chiude l’album The Undoing, lasciandoci con la stessa gustosa domanda che ci conduce durante l’ascolto dell’intero lavoro: Interpol è un album che riporta la band agli esordi new wave e post-punk di Turn on the Bright Lights (nel 2002, un anno dopo l’esordio, gli Interpol erano salutati come la band indie per eccellenza), o prosegue la svolta (sarebbe meglio dire la ricerca) di Antics e Our Love to Admire verso altri lidi sonori, caratterizzati da maggiore leggerezza, ritmi più ballabili, e tonalità più allegre e divertite?
Forse un lato positivo dell’album è che non ci consegna una risposta: la tracklist sembra fatta apposta per alternare pezzi molto dark come Summer Well, Success, Lights, a pezzi più “leggeri” come Try it On, Barricade, Always Malaise, contenendo anche pezzi che non si lasciano classificare in nessuna delle due categorie, come All the Ways, Memory Serves o the Undoing.
E anche se questo quarto lavoro non è forse il migliore della band di New York, ha perlomeno un’altra caratteristica interessante: a differenza di altre grandi indie-band del momento, che si sono lanciate in un album centrale della loro carriera verso nuovi percorsi a volte solo evolutivi del loro sound (Franz Ferdinand con Tonight Franz Ferdinand), altre volte con totale ed eclatante svolta (Editors con On this Light and on this Evening), gli Interpol hanno scelto nello stesso delicato momento della loro carriera di rimanere per ora rigorosamente coerenti col loro stile, al punto che l’album non cambia di una virgola il suono ormai abbondantemente sperimentato dai tre e diventato ormai classico per i fan della band.
E ora che i due singoli, Lights e Barricade (quest’ultimo registra l’ultima apparizione di Dengler, pronto a lasciare in maniera amichevole la band per dedicarsi ad altri progetti, senza rinunciare però ad apparizioni dal vivo durante il nuovo tour), probabilmente in maniera voluta disegnano i due poli opposti possibili del suono della band, il pubblico è pronto per ascoltare l’esplosione del suono Interpol dal vivo, con in tasca un repertorio che è finalmente da concerto da pubblico di massa.
Intuendo il momento topico, gli Interpol hanno fatto un altro grande colpo col riuscire ad accompagnare una kolossal-band come gli U2 nel loro tour europeo fra Parigi, Bruxelles, San Sebastian, Siviglia, Coimbra, Roma, a partire dal 18 settembre.
In Italia perciò li vedremo aprire il concerto degli U2 a Roma l’8 Ottobre (concerto che chiude la seconda leg europea degli U2), mentre saranno i soli protagonisti dell’unica data italiana il 17 Novembre al Palasharp di Milano.
Di fronte a un pubblico per loro inedito di decine e decine di migliaia di spettatori, stavolta l’obbligo per gli Interpol è convincere e conquistare, cosa che finora è a loro riuscita nettamente meglio con il sound da studio che non con i live.
Ma per una band rock che si rispetti, questo è uno scoglio da superare obbligatoriamente e di fronte al pubblico di massa degli U2 gli Interpol hanno un’occasione succulenta e non possono sbagliare. E con l’esordio scoppiettante di questo i quattro newyorkesi doc si dichiarano pronti. Vedremo.
Tracklist:
1. Success
2. Memory Serves
3. Summer well
4. Lights
5. Barricade
6. Always Malaise (The Man I Am)
7. Safe Without
8. Try it On
9. All of the Ways
10. The Undoing

Autore: Francesco Postiglione
www.interpolnyc.com/

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