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Intervista: Garden Wall

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Interviste
Tempo di lettura: 6 minuti
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Un linea melodica volta alla costruzione di un’armonia tra prog metal e sonorità classiche. Questi i pilastri sui quali si basa il nuovo lavoro della band friulana. Una mistura, quasi alchemica, di ritmi e di incontra tra differenti culture sposandole verso altre chiavi di lettura.
Incontriamo Alessandro Seravalle, filosofo e musicista dei Garden Wall.

“Assurdo” è il titolo del vostro nuovo lavoro per Lizard records, un riferimento all’incontro delle differenti culture sonore fra loro?
Indubitabilmente uno dei tratti caratterizzanti del nostro nuovo disco è rappresentato dalla forte contaminazione tra istanze musicali diverse le quali sono state trattate “alchemicamente” in una sorta di paradossale calderone sonoro.
Ogni istanza porta con se sapori culturali diversi e concorre all’emergere di un sound personale nel momento stesso in cui interagisce con le altre forme musicali e con la personalità dei musicisti coinvolti (in questo senso va anche letta la presenza massiccia di guest musicians che è peculiare di questo lavoro e che, almeno nelle intenzioni, sarà caratteristica anche delle produzioni a venire). Tuttavia il titolo del disco è maggiormente legato ad una posizione filosofica secondo cui la cattura di atomi di verità non può in alcun modo passare attraverso un’espressione “forte” (il cui prototipo è l’affermazione di carattere scientifico) ma necessita piuttosto di un approccio pudico da un lato e antisistematico dall’altro.
In sostanza solamente attraverso il paradosso, l’assurdo, l’ossimoro o l’iperbole risulta fruttuoso un avvicinamento alla realtà, nella speranza di trarne qualche conoscenza. Tra Cioran (autentico mentore per me, assieme a Guido Ceronetti) e pensiero debole (sono stato allievo di Pieraldo Rovatti). L’elemento lirico-testuale viene spesso sottovalutato, ma è parte integrante ed anzi decisiva dell’universo artistico dei Garden Wall.
Una scelta azzardata?
Senza una sostanziosa dose di azzardo non può esserci espressione artistica ma solo, nella migliore delle ipotesi, buon intrattenimento. Nella storia di tutte le arti sono stati proprio i tentativi più “azzardati” a dare la stura ad una evoluzione, ad un cambio di paradigma (basti pensare alla rivoluzione dodecafonica di Arnold Schoenberg).
Quello che i Garden Wall provano a fare è di tentare qualcosa di nuovo, di non addormentarsi e rifugiarsi al riparo di qualche comodo clichè. La via che mi pare più stimolante è appunto quella della commistione spinta tra tradizioni musicali diverse: il progressive rock classico, il jazz, il metal, elementi etnici, l’elettronica e la musica colta del XX secolo.
Il problema di molta musica è il suo prostrarsi, temo molto spesso persino inconsapevole, a moduli stilistici triti e ritriti volti alla rassicurazione dei fruitori (uso questo termine non a caso) piuttosto che allo stimolo e all’apertura di nuovi orizzonti d’ascolto.
I Garden Wall si candidano a “missing link” tra la tradizione musicale pregressa e nuove frontiere musicali di stampo avanguardistico.
Questo lavoro rappresenta una svolta nella vostra carriera?
La band ha subito nel corso della sua carriera diversi cambi di formazione, ma certamente l’ultimo è stato il più “traumatico”. La collaborazione con il batterista Camillo Colleluori infatti durava ormai da una dozzina d’anni. La sua dipartita, se da un lato è stata difficile da assorbire, dall’altro ha aperto alla possibilità di un’autentica (ed invero ennesima) rivoluzione in particolare sul fronte della tavolozza timbrica enormemente ampliatasi grazie all’uso strutturale dell’elettronica e all’utilizzo, accanto alla batteria tradizionale, di grooves elettronici curati da mio fratello Gianpietro.
La componente “metal”, sebbene tuttora presente, ha subito una contrazione piuttosto evidente lasciando spazio ad altre suggestioni sonore.
“Assurdo” rappresenta una sorta di palingenesi per noi, ci stiamo rilanciando dopo un prolungato periodo di silenzio ed è un’opera, anche se ovviamente perfettibile, di cui siamo tutti estremamente fieri.
Cosa trovate sia cambiato rispetto alla registrazione del demo tape Garden Wall?
Da un punto di vista tecnico è cambiato praticamente tutto, le tecniche di registrazione hanno mostrato un’evoluzione drammatica grazie in particolare all’home recording che anche noi abbiamo per la prima volta utilizzato per le riprese di “Assurdo”.
Naturalmente anche i Garden Wall sono cambiati, sono l’unico personaggio passato attraverso le svariate incarnazioni di questa proteiforme creatura. Credo sia comunque rintracciabile un fil-rouge che lega gli episodi della nostra carriera, fin dai primissimi inizi abbiamo in effetti puntato a qualcosa di lontano dalla forma più stantia e talvolta ridicola di musica rock (quella legata ad un “machismo” anacronistico e sconfortante).
Certamente come compositore sono ora molto più focalizzato sul mio stile di quanto fossi all’epoca, c’è voluto del tempo per sviluppare la mia personale via al rock e i musicisti che si sono succeduti nel corso di questa storia ormai quasi ventennale hanno senza alcun dubbio lasciato delle impronte in me.
Mi reputo fortunato ad aver avuto e ad avere tuttora la possibiltà di lavorare con musicisti di altissimo livello sia nei Garden Wall che in altri progetti che sto portando avanti (Agrapha Dogmata, progetto di musica, danza e arti visive o il duo col chitarrista avant-jazz Andrea Massaria senza dimenticare il mio solo electro-project Genoma di cui è uscito “Logos”, il primo Cd per la Ma.Ra.Cash records).
La musica è per me sia fondamentale valvola terapeutica che mezzo di autoanalisi e di autoconoscenza e l’interazione con altri musicisti impedisce che tutto il meccanismo si avvoltoli su se stesso finendo col divenire sterile.
Avete live in programma?
Certamente l’idea è di portare sul palco la nostra musica. L’evento live è quello in cui massima è l’energia di scambio con il pubblico, quando le cose funzionano si crea una sorta di loop tra palco e audience ed è una sensazione davvero impagabile.
Le dolenti note sono invece legate ai sedicenti direttori artistici i quali non hanno il coraggio di arrischiarsi a spingere su bands (e ce ne sono molte in giro) votate alla proposizione di materiale originale e di ricerca preferendo restare supini di fronte allo strapotere delle cover bands (che a loro volta mai escono da un repertorio che definire scontato sarebbe eufemistico).
La mia diagnosi non può che essere estremamente pessimistica. Non resta che tentare una strenua, per quanto probabilmente inutile, resistenza e affidarsi alla buona volontà di persone, e non posso non citare l’amico Claudio Milano, che non smettono di sbattersi a favore di un’idea non intrattenitiva della musica rock e si rivelano capaci di mettere in piedi dal nulla un evento come quello straordinario del 2 dicembre al Bloom di Mezzago (Mi) al quale i Garden Wall sono stati orgogliosi di partecipare. Mentre il 21 gennaio saremo a Pordenone presso il Deposito Giordani.
Un Cd di questo livello si esprime maggiormente in teatro o su un palco live?
Nelle nostre intenzioni l’esibizione dal vivo dovrebbe permearsi di multimedialità, quindi il concerto propriamente detto dovrebbe venir affiancato anche da un impatto visivo di un certo tipo garantito dalla proiezione di videos e visuals. Va da sé che il teatro si candida a luogo d’elezione per questo tipo di performance. Purtroppo però la musica rock presenta soverchie difficoltà ad entrare in un circuito, diciamo così, istituzionale e quindi, di nuovo, gli ostacoli da superare non sono pochi. Ma qui nessuno ha la minima intenzione di mollare per cui…see you on the road dudes!



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Autore: Patrizio Longo
www.facebook.com/gardenwall – www.gardenwallband.com – www.reverbnation.com/gardenwall

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