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Intervista: Super Elastic Bubble Plastic

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Interviste
Tempo di lettura: 5 minuti
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“The swindler“: furore, idee, energia, ansie e sogni concentrati in ventinove minuti. Questo in sintesi il promettente esordio dei Super Elastic Bubble Plastic, trio composto da Gionata Mirai (voce, chitarra, theremin), Alessio Capra (batteria) e Gianni Morandini (basso). Proprio quest’ultimo è stato il mio interlocutore nella seguente “chiacchierata” realizzata via mail.

Nel corso delle mie interviste non manca quasi mai una domanda relativa all’area geografica di riferimento, una prospettiva utile per collocare la musica in una dimensione umana e sociale. Voi siete lombardi, più precisamente di Mantova, e partirei proprio da qui chiedendovi se i Super Elastic Bubble Plastic sarebbero la stessa creatura se voi proveniste dalla Sardegna, dalla periferia di Bologna o dal centro di Roma….
Credo che saremmo gli stessi anche se venissimo da altre zone geografiche. Forse se non fossimo di Mantova ma, per dire, di Milano o Bologna, saremmo meno frustrati dalla piattezza della provincia e magari ci saremmo fatti notare prima; ma la musica sarebbe la medesima: quella dipende più che altro dalla nostra personalità e dai nostri ascolti. La nostra musica non proviene tanto dalla periferia di una città, ma piuttosto dalla periferia del mondo.
Se fossimo di Bologna l’unica differenza è che questo disco sarebbe già uscito da un anno e avremmo fatto più concerti in giro. Già, perché nella nostra città (il sindaco direbbe “città d’arte”, è solo uno slogan) mancano i locali per suonare, i gruppi mantovani (e ce ne sono di buoni…) non sanno come promuoversi.
Siamo della Provincia, della Periferia, dove ci si aspetta che ci siano solo lavoratori e acquirenti, dove le idee sono ancora pericolose, dove il talento è un ostacolo sulla via della realizzazione della vita borghese provinciale perfetta, casa-lavoro-discobar. Vorrei andarmene, si capisce?
Cosa fate nella vita di tutti i giorni quando svestite i panni di musicisti?
Da buon mantovano, lavoro. Facevo il postino, adesso sono in un ufficio davanti a un pc.
Quali sono i vostri “numi tutelari”, musicali e non solo?
Gli uomini della storia che più ammiro, per ragioni diverse, sono Gandhi, Gesù, Socrate, Voltaire, Galileo, Huxley e qualche altro. Mi piacciono gli umanisti e i razionalisti. Ma questo ha poco a vedere con la musica, a un musicista chiedo solo di essere ispirato, non mi interessa che tipo di persona sia. Non mi interessa se Pete Townsend è un pedofilo o meno, gli Who mi piacciono comunque; John Bonham era un violento, ma anche un signor batterista; Jello Biafra ha rubato le royalties ai suoi compagni, ma chi se la sente di bruciare i dischi dei Dead Kennedys per questo? La musica è superiore ai musicisti, nella propria musica un musicista dà il meglio di sé. E poi, nessun musicista è un dio per me, non tengo il culto di nessuno: mi piace la musica, ma se un gruppo che adoro fa un brutto disco, be’, non lo adoro più! Non ho numi tutelari.
Farti adesso un elenco dei miei ascolti preferiti sarebbe un po’ impegnativo, anche perché dovrei scegliere quei musicisti che più si avvicinano a quella che è la nostra musica; voglio dire, se a me piacesse Nick Drake (e mi piace), avrebbe senso infilarlo tra le influenze dei SEBP? Tu lo senti come influenza?
Ma se dico One Dimensional Man, i recensori infilano il loro nome dappertutto e sembra che ascoltiamo solo loro. Per cui ti rispondo: ascoltiamo tanta musica, ma ci piace solamente la nostra!
I due nomi che spiccano nei credits del vostro disco sono quelli di Madaski e dell’ex One Dimensional Man Giulio Favero. Com’è stato lavorare con loro? Avete qualche aneddoto da raccontarci?
Abbiamo conosciuto Giulio quando era ancora con gli ODM, gli abbiamo chiesto di venire a registrarci, e così è stato. Lavorando con Giulio mi sono reso conto di quanto dovessi ancora crescere, tecnicamente e attitudinalmente, e quindi più ancora dell’ottimo lavoro che ha fatto con The Swindler (i nostri mezzi erano poveri, i soldi pochi, è venuto fin troppo bene) dobbiamo ringraziarlo del “contatto umano”. Il fatto che Giulio sia insieme musicista e fonico, a parer mio, è stato molto importante.
Lui e Gionata si vedono regolarmente, non è escluso che in futuro si ripeta la collaborazione. Per Madaski il discorso è diverso: siamo arrivati a lui tramite la nostra etichetta, RedLed Records, dei cui ragazzi Madaski è amico; noi l’abbiamo conosciuto a lavoro già terminato. Non c’è che dire, siamo pienamente soddisfatti della masterizzazione: la sua è una fama meritata.
Come persona è davvero particolare, è schivo ma allo stesso tempo carismatico, parla poco ma non ti annoi mai. Aneddoti? Se c’ero dormivo, se ero sveglio ero in bagno, se non ero in bagno ero distratto…
“The swindler” lascia presagire che siate dei veri animali da palco, ma adesso convincete a venire ad un vostro concerto chi ancora non vi conosce….
Il biglietto è a buon mercato! Fra tre anni paghereste il triplo! (speriamo!) Puoi ballare! Puoi pogare! E se ci becchi dopo il concerto si può bere una sciocchezza assieme…!
Il rock’n’roll è morto? E’ malato? Oppure gode di ottima salute?
Il rock sta benissimo, è il pop che è morto. Le “idee” nuove, benché abbastanza rare, spuntano fuori o nel rock (nell’accezione più ampia), o nell’elettronica. Il fatto che il rock è semplice: se ripeti gli stessi accordi due volte, non è un difetto: l’originalità è nell’impatto, nei ritmi, nei contenuti. Nel pop invece la melodia è tutto, e francamente nuove melodie non se ne sentono da vent’anni.
Perché allora il pop va ancora forte mentre il rock è in calo rispetto a trent’anni fa? Per me la risposta è che il pop è musica che va bene come sottofondo mentre viaggi in macchina, per cui lo spessore artistico è meno importante dell’orecchiabilità: è musica di consumo rapido che ha bisogno di vendere, non di rimanere nella storia. Il rock invece sta passando di moda perché le menti migliori della nostra gioventù si stanno rivolgendo altrove: l’informatica va alla grande.
Se nei sessanta ci fosse già stato internet, non ci sarebbe stata Haight-Ashbury. E se nei cinquanta ci fossero già stati i cellulari? Elvis Presley non sarebbe diventato nessuno. Il rock sta bene anche se vende poco: ricordiamoci che arte e mercato non vanno di pari passo!
Siete soddisfatti del rapporto con la RedLed records?
Molto. Una piccola e sconosciuta etichetta è venuta a cercarci, due ragazzi, Gianluigi e Alessandro, ci piacevano e ci ispiravano fiducia, hanno accettato le nostre richieste, abbiamo firmato: senza badare al fatto che fosse una piccola realtà. Ora ci troviamo disco del mese di qua, interviste di là, le radio, il video, le ospitate in tv… Come si fa a non essere soddisfatti. Mi preme ringraziare però anche il nostro management Metatron; una cricca, per noi, molto importante che si sta sbattendo un sacco per il progetto SEBP…
Qual è il complimento più grande che un giornalista potrebbe farvi scrivendo dei Super Elastic Bubble Plastic?
Non so, prova a dirmelo tu…!
Se avete voglia di urlare qualcosa, questo è il vostro momento:
…ZZZ…Autore: Guido Gambacorta
www.superelasticbubbleplastic.net

Prec.

Sarà pubblicato il prossimo 22 agosto ‘Best of’ dei Prodigy

Succ.

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