Il duo londinese Pet Shop Boys, da sempre icona di eleganza synth-pop e militanza LGBTQ+, ha annunciato un progetto che sembra uscito da un sogno (o da un incubo) storiografico: A Man From The Future, un album-concept dedicato ad Alan Turing, il padre dell’informatica, eroe di guerra dimenticato e martire dell’omofobia di Stato.
Ma non aspettatevi un semplice tributo. Tennant e Lowe, con la complicità del biografo ufficiale di Turing, Andrew Hodges, hanno costruito un’opera in otto capitoli che è insieme biografia sonora, docufilm per le orecchie e requiem elettronico. L’album, in uscita il 9 ottobre per Parlophone, si snoda in ordine cronologico: dalle aule scolastiche dove il giovane Alan scopre i numeri e il proprio desiderio, passando per i corridoi di Cambridge, fino al cuore della guerra, dove la sua mente decifrò l’inviolabile macchina Enigma, cambiando le sorti del conflitto.
E qui arriva il colpo di genio dei Pet Shop Boys: la musica non è mai puro accompagnamento, ma diventa essa stessa codice. Le otto tracce mescolano spoken word (con la voce magnetica di Juliet Stevenson, che legge dal libro di Hodges), orchestrazioni d’archi firmate da Sven Helbig e eseguite dal Manchester Camerata Octet, e la consueta, inconfondibile anima elettronica del duo. A impreziosire il tutto, le voci bianche del coro della Manchester Grammar School, che evocano l’innocenza perduta e la rigidità dell’educazione britannica.
Ma è nell’ultimo capitolo che il disco si fa atto politico. Tra i campionamenti, spunta il discorso ufficiale dell’allora Primo Ministro Gordon Brown del 2009: le scuse dello Stato a un uomo che vinse una guerra ma perse la propria vita, condannato per la sua omosessualità e spinto al suicidio nel 1954. Un gesto tardivo che i Pet Shop Boys trasformano in requiem, ma anche in monito.
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