La campagna “No Music for Genocide” rilancia il boicottaggio contro Israele, mentre Russia resta esclusa. Firma anche chi ha pagato care le proprie posizioni: “Il silenzio è complicità”
Non c’è pace dietro le quinte dell’Eurovision. Anzi, la polemica si fa sempre più rumorosa, e stavolta a parlare sono oltre mille voci del panorama musicale internazionale. Brian Eno, Massive Attack, Sigur Rós, Idles, Kneecap, Mogwai, Macklemore, Primal Scream, Black Country New Road, Erika de Casier, Dry Cleaning, Hot Chip, Of Monsters and Men, Young Fathers, Nadine Shah, Ólafur Arnalds, David Holmes, Nemahsis, Roger Waters, Peter Gabriel, Vacations, Smerz: solo alcuni dei nomi che hanno firmato una lettera aperta, pubblicata insieme alla Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel, per chiedere il boicottaggio dell’Eurovision Song Contest 2026.
Il motivo? Per il terzo anno consecutivo, Israele sarà sul palco nonostante la sua offensiva a Gaza venga definita “genocidio in corso” dai firmatari. E intanto la Russia resta esclusa per l’invasione dell’Ucraina. Una contraddizione che non passa inosservata.
La lettera, promossa dalla campagna No Music for Genocide (che ha già portato decine di artisti a ritirare la propria musica dai servizi di streaming in Israele), chiede un’azione chiara: boicottare la kermesse finché l’European Broadcasting Union (EBU) non escluderà l’emittente israeliana KAN. Non solo artisti, ma anche broadcaster, organizzatori di serate di visione, tecnici e fan sono chiamati a fare un passo indietro.
“Ci rifiutiamo di stare in silenzio mentre la violenza genocidiaria di Israele fa da colonna sonora e mette a tacere le vite palestinesi. Mentre i bambini nelle prigioni israeliane vengono picchiati per aver canticchiato una melodia. Mentre di ogni palco, studio, libreria e università a Gaza restano solo cumuli di macerie”, si legge nell’appello.
La lettera ricorda che Spagna, Irlanda, Islanda, Slovenia e Paesi Bassi hanno già ritirato la propria partecipazione in segno di protesta. E conclude: “Come artisti, riconosciamo la nostra forza collettiva – e il potere del rifiuto. Ci rifiutiamo di essere complici”.
Tra i più diretti, i rap ribelli nordirlandesi Kneecap, che aggiungono:
“La Russia è stata bandita dall’Eurovision nel 2022. Israele uccide palestinesi da decenni, e ora sta commettendo un genocidio – e per il terzo anno di fila viene accolto sul palco. Questa non è neutralità. È una scelta. Noi abbiamo pagato un prezzo per parlare: concerti persi, cause legali, divieti sui visti. E lo rifaremmo domani. Il silenzio è complicità. Siamo con No Music for Genocide e con ogni artista, fan e broadcaster che non permette al più grande evento musicale del mondo di diventare una macchina per ripulire l’immagine del genocidio”.
Già lo scorso anno, Caribou, Hayley Williams, Dry Cleaning, Lorde, Björk e altri avevano aderito all’embargo dello streaming contro Israele. Ora la posta si alza. E l’Eurovision 2026, prima ancora di scegliere la città ospitante, si trova già davanti al suo pubblico più scomodo: quello che non vuole cantare sopra le macerie.
https://www.bdsmovement.net/pacbi
https://www.instagram.com/bds.movement/

































