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Intervista: Murcof

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Interviste
Tempo di lettura: 5 minuti
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Milano, Festival Audiovisiva. Venerdì 30 Settembre.
Lo stavo cercando da un po’ , dietro il palco, tra lo staff, durante le prove del pomeriggio e la sera prima dei concerti….
Mentre mi godo un viaggetto fino al limite del sistema solare con gli Icarus (suoi compagni di etichetta, oltretutto), lo incontro, Fernando Corona aka Murcof, mentre si sollazza ascoltando il concerto dei due cugini inglesi. Ascoltiamo e voliamo assieme anche se lui ancora non mi conosce.
Devo chiedergli un’intervista, ma non ho il coraggio di interrompere il suo stato di estasi. Quando gli Icarus finiscono la loro performance lo inseguo mentre si dirige dietro il palco a preparare le sue macchine e concordiamo per un’intervista dopo il suo concerto.
E’ molto gentile e mi fa un piccolo accenno ad un suo concerto con gli stessi Icarus al planetario di Bruxelles (dio solo sa cosa dev’essere stato…!).
Quando termina sono già dietro il palco e dopo un po’ di chiacchiere con altri intervistatori (?) o semplici curiosi mi presento: “Piacere, sono Brandy di Freakout”, “mucho gusto” risponde, hablamos en Español e questo rende il tutto più conviviale. Il suo concerto è stato proprio bello, lui è contento. Mi da l’impressione di parlare con un amico che conosco da un po’, ha degli occhi buonissimi ed ispira simpatia.
Iniziamo parlando di Remembranza, il suo ultimo disco in uscita.

Mentre “Martes” (il disco precedente) sembrava evocare grandi distese spaziali, il nuovo disco (“Remembranza”) sembra in qualche modo più riflessivo, più legato ad una sfera interiore, più intimo, insomma. Sei d’accordo?
Più o meno. Sia la musica di Martes che quella di Remembranza rappresentano la mia sfera intima, è la musica che mi viene da dentro, credo che entrambi siano intimi.
La differenza tra i due si può notare nel fatto che Martes è un disco diviso per canzoni, tante “piezas” (Pezzi, ndr.), mentre Remembranza è concepito come se fosse un piece unica di circa un’ora, da ascoltare tutta insieme; da questo punto di vista Remembranza è più intimo perché devi soffermarti un po’ per ascoltarlo davvero.
Remembranza, per il tipo di emozioni che trasmette e per il significato intrinseco del titolo, mi sembra perfetto per evocare ricordi. Quali in particolare ti evocherà risentendolo tra qualche anno?
Remembranza, come è scritto nel retro di copertina, è dedicato a mia madre che se n’è andata quest’anno. Senza dubbio risentire il disco tra qualche anno mi ricorderà lei e tutte le emozioni di questo periodo passato. Quando una persona cara muore, nella tua testa partono un milione di pensieri e tra questi ci sono le immagini dei momenti passati con lei, i ricordi. Il disco è nato in questo momento della mia vita in cui mi sono chiuso a suonare ed ho messo tutti questi pensieri in quello che ho fatto.
A questa domanda i suoi occhi cambiano espressione e capisco di aver toccato una nota che lo prende nel profondo dei sentimenti. Questo mi dimostra che Fernando Corona anche essendo un artista che sta iniziando ad essere considerato una icona della musica elettronica mondiale, è sempre una persona che mette i suoi sentimenti in quello che fa e che suona, senza abbandonarsi ad un uso freddo delle macchine ma utilizzandole come mezzo di espressione di se stesso.
Continuo l’intervista addentrandomi in lidi più tecnici e un po’ meno emozionali.

Nei tuoi dischi riconosco una forte influenza classica sia nell’approccio che nella scelta degli strumenti campionati. Che ruolo ha avuto la musica classica nella tua formazione artistica? E come reagiscono questi spunti con i nuovi linguaggi elettronici?
Aver studiato musica classica mi ha aiutato tantissimo ad esprimere la musica che ho nella testa. Utilizzare le macchine mi ha permesso di produrre cose che altrimenti da solo non avrei potuto realizzare, mi ci sarebbe voluta un orchestra!! (risate…..) Nella mia musica c’è la risposta all’interazione tra la musica classica e l’elettronica più propriamente detta, è quello che tento di ottenere.
Quanto c’è di suonato e quanto di sintetico in Remembranza?
Nel disco ci sono molti strumenti classici suonati da me o da amici musicisti. Ci sono viola, violoncello, contrabbasso e altro. Il tutto viene sia campionato per essere utilizzato in seguito sia registrato in studio ed utilizzato nella sua interezza nelle canzoni. Naturalmente il resto sono tantissimi altri suoni sintetici.
A volte la musica elettronica sembra vuota ed autoreferenziale, a volte è così quando si utilizzano solo le macchine o quando si antepone la ricerca della perfezione sonora alla composizione stessa. La tua musica invece è calda ed emozionale, anche non suonando alcuno strumento dal vivo. Come riesci a combinare un approccio così emozionale con la freddezza delle macchine?
Pensa ai suoni del nostro corpo, pensa al battito cardiaco, e poi pensa al beep beep dell’elettrocardiogramma: questa è la traduzione di una macchina di un suono del nostro corpo. Tutti i suoni sono caldi vengono dalla terra, sono, come dire, organici!
Le macchine non fanno che tradurli. La freddezza non dipende dalla macchina ma da chi la suona. A volte questi suoni possono essere autoreferenziali e vuoti quando la persona che utilizza il mezzo (le macchine) pensa solo alle possibilità e alle cose che esso può fare senza metterci niente di personale, senza avere un’idea di quello che vuole fare…
Pensa ad Alva Noto: lui cerca la perfezione sonora, ma il risultato è molto emozionale. Invece quando chi suona si fissa solo sulle macchine, tralasciando ciò che viene da dentro sé stessi, allora il risultato è freddo e vuoto. Il suono, come già detto, deve essere organico e deve avere un legame diretto con quello che ci viene da dentro.
Il tuo paese non è esattamente uno di quelli “sotto i riflettori” dell’industria discografica, e sono davvero pochi i musicisti messicani (men che mai in ambito elettronico) conosciuti in Europa. Ci parli un po’ della situazione musicale in Messico? Esiste una scena di musicisti elettronici?
In Messico c’è un movimento di musica elettronica molto underground. Ai media questo aspetto non interessa e creano una gran confusione, la musica elettronica è tutta in un unico calderone mischiata a quella meramente commerciale che mira solo a creare l’hit locale del momento. Giorno dopo giorno, invece, cresce e si sviluppa un sottobosco di etichette molto piccole ma che fanno cose molto buone, a mio parere, perché sono aperte a influenze da tutta Europa. Anch’io ho una piccola etichetta indipendente, la Static Discos, spero di riuscire a farvi sentire qualcosa…
La tua musica, in alcuni momenti, sembra scritta appositamente per “descrivere” delle immagini, se n’è accorto anche il regista di Nicotina…Eh si! a storia è andata così: un mio amico mi disse che questo regista cercava una colonna sonora per un film e lui gli aveva dato un mio cd. Io non avevo ancora visto la pellicola mentre al regista è piaciuta molto la mia musica, e m’ha contatto per scrivere la colonna sonora. E’ venuto da me m’ha fatto vedere il film. Io c’ho suonato sopra ed è nato il tutto.
Mmmh, non mi sembra che si sia entusiasmato particolarmente a fare questo lavoro…Ma ti piace far le colonne sonore?
In realtà ora non penso a farne altre. Mi piace pensare invece ad un progetto più serio dove le immagini sono concepite insieme alla musica. Totalmente audiovisivo!

Dopo tante chiacchiere, sulla musica organica i ballerini messicani il gattino che irrompe nella tenda dietro al palco, dove nel frattempo si esibiscono i Bauhouse, che fanno troppo rumore, non resisto alla tentazione di chiedergli cosa utilizza per suonare…Usi (anche tu) un mac?
No, no, un pc, un mixer beringher e qualche effetto.
(Ridacchio)…Cari fighetti macchisti siete avvisati, il vostro dominio finirà…Autore: Brandy Alexander
www.murcof.com

Prec.

Perfect Partner – 12/10/2005 – Romaeuropa Festival, Auditorium Conciliazione, Roma

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