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Intervista: Sodastream

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Interviste
Tempo di lettura: 5 minuti
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I Sodastream in un lungo tour italiano ed europeo stanno suonando dappertutto per presentare finalmente un nuovo disco pop-folk acustico, uscito pochi mesi fa, e intitolato ‘Conversations’. E’ un’occasione da non perdere per parlare con gli australiani Karl Smith and Pete Cohen, questi due giovani artisti molto amati in Italia che, malgrado i sacrifici, ogni tanto prendono le ferie dai loro rispettivi lavori a Melbourne, e vanno in giro per il Mondo a far conoscere la loro musica.

Mi è sempre piaciuta la vostra estrema attenzione alle armonie per due voci: è uno degli aspetti più evidenti della musica dei Sodastream. Avete mai pensato di sviluppare ulteriormente questa caratteristica, ad esempio aggiungendo un’altra voce alla band?
Pete: Si, occasionalmente abbiamo avuto voci di supporto nel nostro percorso musicale – per esempio una nostra amica di nome Silvana cantò sul disco precedente in ‘Otherwise Open’, e sul disco nuovo c’è la voce di un’altra amica, Zoe, in un paio di tracce.
Ma queste parti cantate a più voci, spesso in contrappunto e cori, nascono direttamente con la canzone, o sono abbellimenti successivi in fase d’arrangiamento?
Pete: Le voci di coro, ma a dire il vero anche e le parti strumentali, vengono quasi sempre aggiunte in un secondo momento, nella musica dei Sodastream. Qualche volta in effetti si presenta, già da subito in fase compositiva lo spazio per una seconda voce, ma di solito a queste cose pensiamo soltanto in fase di rifinitura, mentre siamo in registrazione. Dipende dalla canzone.
Un’altra caratteristica affascinante della vostra musica sono i testi, spesso dolceamari. ‘Anti’, la seconda canzone di questo ‘Reservations’, parla di un uomo fissato in un momento di tristezza, dal sapore autunnale.
Karl: Non so cosa dirti in proposito, se non che la canzone l’ho scritta in un momento di difficoltà in cui non stavo bene. Forse è più invernale, che autunnale. Parla di come tornare indietro da un periodo di scoramento profondo, imparando come fare a vivere di nuovo nel mondo reale.
Avete avuto bisogno di 3 anni, per realizzare ‘Conversations’. Cosa potete dirci, di questa nuova raccolta di canzoni? E riguardo la genesi della canzone omonima: ‘Conversations’, forse il capolavoro dell’album?
Karl: La ragione di questa pausa temporale è stata duplice: soprattutto l’estenuante tour i giro per il Mondo, e poi una mancanza di idee nuove, una crisi di creatività che abbiamo avuto per un po’. E’ successo che dopo esser stati in giro a suonare per più di un anno, avevamo bisogno di staccare un attimo e guardarci intorno per trovare ispirazioni nuove. Abbiamo entrambi un lavoro, e dobbiamo pur daci da fare, ogni tanto, e poi abbiamo inciso un Ep: ‘take me with you when you go’, all’inizio del 2006, poco prima dell’album. Inoltre abbiamo incontrato una lunga serie di difficoltà di ogni tipo: problemi tecnici, compreso lo studio d’incisione distrutto da una tempesta, macchinari che non funzionanavano e computer che sembravano coalizzarsi contro di noi. Ma ce l’abbiamo messa tutta per portare ‘Conversations’ al termine, e anzi già pensiamo al prossimo disco, pensa un po’…
Il testo della canzone ‘Conversations’, poi, fu scritta proprio mentre eravamo in Italia, qualche anno fa. Credo sia una delle canzoni più vecchie, tra quelle finite sul disco. E’ una canzone d’amore che parla di un tipo che è andato via da qualcuno e disperatamente ora vorrebbe tornare indietro, ma è troppo tardi, ormai.
Mi è capitato di vedere in televisione – ma è disponibile anche sul vostro sito internet – il videoclip in bianco e nero di ‘Twin Lakes’, vostro nuovo singolo. E’ la prima volta che voi due apparite in prima persona in un videoclip? O era Karl, il protagonista mascherato di ‘Heaven on the Ground’, vostro primo videoclip in assoluto – anch’esso visibile sul vostro sito internet – uscito 5 anni fa?
Pete: E’ in effetti la prima volta in assoluto che compariamo direttamente in un nostro videoclip. Di solito ce ne stiamo in disparte, ma stavolta abbiamo voluto compiere questo passo, esporci e comparire in prima persona. L’attore nel video di ‘Heaven on the Ground’ 5 anni fa, era un nostro amico di Melbourne.
Siete sempre i benvenuti in Europa, specialmente in Italia. Cosa potete dirci della vostra scelta di presentare la vostra musica qui, dall’altra parte del mondo, con tutte le difficoltà che ciò può comportare? Come cominciò?
Pete: Ormai sono tanti anni che registriamo e pubblichiamo la nostra musica, e andare in giro in tour resta parte importante di questo processo. Così andiamo a suonare dovunque è possibile, appena semplicemente intravediamo un’opportunità, e possiamo permetterci di farlo. Ma spesso è dura a causa dei soldi. siamo felici di poter suonare ormai in lungo e in largo in Italia, e incontraregente così splendida in tutte le città che visitiamo qui da voi, e mangiare così bene! Però è anche vero che a Torino, qualche giorno fa, mentre suonavamo ci hanno rubato il furgone, facendoci un danno… per fortuna non erano lì, gli strumenti, in quel momento.
Ci sono alter pop band, in Australia, simili a voi? Nella vostra città, per esempio… Io conosco gli australiani Art of Fighting, forse una delle migliori band brit pop non britanniche. I Sodastream invece mi sembrano più americani, come influenze.
Pete: Gli Art of Fighting sono nostril buoni amici, e attualmente condividiamo un batterista: Marty Brown. Ci sono molte grandi band, a Melbourne. Per esempio Grand Salvo, Deloris, Machine Translations, Oliver Mann, Khancoban… abbiamo anche un po’ di mp3 disponibili nella sezione ‘friends’ del nostro sito web, per chi avesse voglia di approfondire la loro conoscenza.
So che siete stati negli USA, quest’anno. Avete fatto un tour nei music club americani? Molti musicisti dicono che è dura, in quell paese, ottenere attenzione e considerazione, specie per gli stranieri. Qual è stata la vostra esperienza?
Karl: Eravamo già stati in America qualche anno fa e ci siamo tornati ora; una esperienza grandiosa, ma anche molto difficile. Per i concerti, le cose lì funzionano in modo molto differente che in Europa, e troppo spesso ti devi adattare a dormire sotto le stelle o in scomodissimi motels, e raggiungere città che sorgono nel bel mezzo del nulla più totale per esibirti dopo giorni di viaggio. Tutta un’altra cosa, qui in Europa, dove ogni città è vicina ad un’altra. Da un lato, poi, il clima politico è asfissiante e scoraggiante, ma dall’altro lato lì abbiamo incontrato alcune delle più generose e gentili persone conosciute. Molte band che vengono da fuori come noi, vanno a suonare solo sulle coste degli USA, ma siccome noi volevamo conoscere bene quel paese, abbiamo deciso di girarlo in lungo e largo e suonare dove capitava. Ciò ha comportato che alcuni show non hanno funzionato, perchè erano in paesini troppo piccoli, ma c’è una tale varietà di realtà diverse negli Usa, che valeva la pena vedere un po’ di tutto. Però devo anche dire che c’abbiamo rimesso molti soldi di tasca nostra, e così abbiam deciso che nel Mid-West non ci andremo più.
C’è qualche reale differenza culturale, tra l’Australia e gli USA? Non è così facile vederne, dall’Italia. Nell’arte, per esempio, gli artisti australiani qualche volta avvertono il bisogno di enfatizzare una propria autonomia e peculiarità, rispetto ai modelli americani?
Karl: Mi piace pensare che noi, in Australia, siamo molto lontani, da dove si trova l’America, ma ovviamente ci sono somiglianze culturali. Credo che, come molti altri paesi occidentali, anche noi siamo innondati dalla cultura pop americana, ma si notano forti differenze nell’arte e nella musica. L’isolamento, ed i larghi spazi che ci sono da noi spesso appaiono nei film e si percepiscono nella musica che giunge dall’Australia, e band come i Go-Betweens ed i Triffids han fatto molto per aiutare band come noi o i Drones a farsi conoscere aldilà dell’Oceano.
Io penso sia davvero importante che le band che hanno più successo aiutino quelle emergenti a farsi conoscere.Autore: Fausto Turi
www.sodastream.net.au

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