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Special: Tales From Oz #6 – sesto appuntamento con la rubrica dedicata al rock australiano

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Speciali
Tempo di lettura: 6 minuti
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Sei anni dopo l’eccezionale antologia “Do The Pop” che inaugurava il filone della riscoperta del migliore rock australiano, il curatore di quella raccolta, Dave Laing, ha preparato un altro “labour of love” per scavare ancora più a fondo nel pozzo delle meraviglie dell’Aussie-rock. “Do The Pop – Redux part one” (Savage Beat/Shock) è imperdibile come la prima raccolta pubblicata nel 2002. Stessa cura certosina nella scelta dei pezzi, stessa identica cura maniacale per la veste grafica e informativa. Il risultato è un doppio-Cd con 52 brani e un booklet di 28 pagine curatissimo nei testi e ricco di bellissime foto, perlopiù inedite. Veniamo alla musica. Siamo all’anno zero del rock australiano, alla rivoluzione sotterranea innescata da Radio Birdman e Saints, con il seguito di punk-bands della prima ora (fantastiche le tracce di Johnny Dole & The Scabs, Victims, Fun Things, Rocks, X, Chosen Few, Psycho Surgeons, Babeez), i gruppi favolosi che orbitavano nel giro dei Birdman: dai Visitors di Deniz Tek ai New Christs di Rob Younger, dagli Hitmen di Johnny Kannis al supergruppo New Race sino alla prova solista dell’allora signora Tek, Angie Pepper. Ci sono poi nomi di culto per ogni sincero appassionato di Aussie-rock (Scientists, Lipstick Killers, Riptides, Sunnyboys) e tracce di fantastiche formazioni minori come Surfside6, Slaughterhouse5, Shy Impostors, The End, Dagoes o The 31st. Chiudono la raccolta due tracce di “Prehistoric Sound”: “Skimp The Pimp” dei TV Jones, la band pre-Birdman di Deniz Tek, e le prima seminale versione di “(I’m) Stranded” registrata dai Kid Galahad & The Eternals, ovvero i Saints nel 1974 ripresi live nel loro garage!
Sempre in tema di antologie è d’obbligo segnalare la ristampa, a cura di Aztec Music, della leggendaria “Lethal Weapons”. Uscita originariamente a maggio del 1978 per l’etichetta Suicide, la raccolta documentava in tempo reale l’attività della label di Melbourne e dei suoi gruppi che si muovevano tutti sulla spinta del punk. Ed è fantastico riscoprire come queste canzoni suonino ancora oggi attuali e freschissime nella loro bellezza adolescenziale: dall’impeto power-pop dei fantastici Teenage Radio Stars e Survivors (primissima formazione di Jim Dickson, poi con Barracudas, New Christs e adesso con i Radio Birdman) al rock’n’roll dei Wasted Daze passando per i leggendari Boys Next Door di un imberbe ma già carismatico Nick Cave, sino ai meno conosciuti Jab (provenienti da Adelaide), Negatives e X-Ray Z. Ai quattordici brani del disco originale va aggiunta la bonus di “Sweet Boredom”, b-side del primo singolo dei Teenage Radio Stars, e il video di “Wanna Be Ya Baby” sempre del quartetto guidato dal cantante James Freud. Anche questa ristampa vanta un bel libretto con liner-notes a cura di Ian McFarlane e Glenn Terry ed è ovviamente consigliata ai cultori dell’Aussie-sound.
Sempre l’attivissima Atzec Music si fregia di una riedizione di grande valore: l’opera-omnia dei La Femme, quintetto di Melbourne operante nei tardi ’70 e conosciuto soprattutto per il seminale singolo “Chelsea Kids”, un classico del punk australiano. Questa lussuosa ristampa in digipack contiene l’omonimo album che i La Femme pubblicarono nel giugno del 1980 (su etichetta Missing Link/7 Records), il sette pollici “Chelsea Kids”, due b-sides, cinque episodi tratti da demo del periodo 1978-79 e, come bonus, un rarissimo video venuto fuori dopo 28 anni di oblio. La storia del gruppo è raccontata dallo storico Ian McFarlane nel bellissimo booklet allegato. Ma a parlare è soprattutto la musica: un connubio conturbante in cui l’urgenza del punk si mescolava a strutture più complesse e dalle sfumature glam. Brani come “Boys Next Door”, “One Of My Best Friends”, “Give It Up” e il summenzionato singolo rimangono attualissimi e meritano di essere riscoperti a quasi trent’anni dalla loro pubblicazione
Rimanendo sempre in casa Atzec Music, passiamo dal punk al pop con “Numerology 1979 – 1982”, una bella antologia dedicata alle glorie locali The Numbers.
Il terzetto guidato dai fratelli Chris e Annalise Morrow brillò come una meteora: complessivamente cinque anni di attività e tre di carriera discografica. Questa raccolta ripercorre per intero le tappe della band: i 20 brani qui inclusi sono estratti dai due album “The Numbers” e “39.51”, dall’Ep “Govt. Boy” del 1979. Ci sono poi svariate canzoni tratte dai singoli. La cifra stilistica del terzetto era un accattivante pop chitarristico, a tratti anche piuttosto aggressivo. Alla Blondie, per intenderci. Assolutamente gradevole, soprattutto in alcuni brani (“The Modern Song”, “Mr. President”, “Jericho”) che ancora oggi risaltano per la loro freschezza compositiva.
E passiamo ora ad una delle migliori formazioni australiane degli anni ’80: i Lime Spiders. Autori di un paio di singoli fondamentali (“Slave Girl” e “25th Hour” rimangono ancora oggi vette insuperate del garage-punk della terra dei canguri), dopo lo scioglimento avvenuto nel 1992 ritornarono insieme nella seconda metà degli anni ’90. Ed è proprio a quel periodo che si riferisce questo eccellente “Live At The Esplanade” (Figtree Words & Music) registrato a Melbourne. La formazione di Sydney è in forma smagliante e si sente. I classici ci sono tutti: oltre ai pezzi citati qualche riga sopra troviamo versioni robuste ed elettrizzanti di “My Favorite Room”, “Weirdo Libido”, “Beyond The Fringe”. Alternate da una serie di cover mozzafiato: da “Action Woman” dei Litter (da sempre loro cavallo di battaglia) ad “Ain’t Nothin’ To Do” dei Dead Boys, da “I Was Alone” degli Exotics a “Career of Evil” dei Blue Oyster Cult fino alla conclusiva “He’s waiting” dei Sonics. Scaletta da paura, 22 brani in tutto, per oltre un’ora di musica elettrizzante e coinvolgente. Un’istantanea della furia live di una grande Aussie-band.
All’etichetta spagnola Bang!, che da anni si dedica esclusivamente al rock australiano di ieri e di oggi, va invece il merito di avere riscoperto una sigla poco conosciuta: The Butcher Shop. Si tratta del progetto parallelo di Tex Perkins dei Beasts of Bourbon. Nel 1988 assieme al leggendario Kid Congo Powers (Gun Club, Cramps, Bad Seeds) e al chitarrista Spencer P. Jones, Tex registrò un Ep con tre brani: “Hard For You” e due episodi (“Control Yourself” e “Wasteland”) dal suono sporco, convulso, impattivo. Si trattava di un “one-off” e infatti quell’eccezionale line-up non tornò a riunirsi. L’anno seguente Perkins, in un momento di pausa dalle attività della sua formazione principale, chiamò a raccolta un altro gruppo di amici e collaboratori per registrare un album (“Pump Action”, poi pubblicato su Black Eye nel 1990) e andare in tour. Oggi quelle due prove vedono nuovamente la luce in un bel digipack semplicemente intitolato “The Butcher Shop”. Chi conosce la cifra stilistica di Tex Perkins può immaginare il contenuto sonoro di queste tracce: rock’n’roll ridotto ai minimi termini, distorto, deviato da clangori metallici. Una sorta di grunge ante-litteram. Un disco non per tutti i palati, consigliato solo ai fan più accaniti dei Beasts of Bourbon.
Dal passato veniamo all’attualità. Klondike’s North 40 è il nuovo progetto di Chris “Klondike” Masuak, chitarrista di Radio Birdman, Screaming Tribesmen e Hitmen. Ad accompagnarlo in questa nuova formazione troviamo Red Porter (basso) e Gerard Presland (batteria) e una serie di ospiti prestigiosi tra cui Pip Hoyle dei Radio Birdman alle tastiere, Scott Morgan e Angie Pepper alle voci. “The Straight Path”, primo lavoro ad uscire per I-94 Bar Records (diretta filiazione dell’omonima webzine), è un disco di classic rock, tutto giocato sul sound delle chitarre. Classico sì, ma non per questo senza alcuni momenti memorabili. Come la cavalcata di “Recipe for Disaster” o il rock’n’roll esuberante di “Original Sin” impreziosito dalla voce inconfondibile di Scott Morgan (Sonic’s Rendezvous Band).
Chiudiamo con un gradito ritorno: quello dei Secret Cowboys. E’ dal 2006 che il cantante Gary Grey ha rimesso in piedi una delle sigle più interessanti del post-punk australiano con una line-up di tutto rispetto che comprende l’eclettico chitarrista Spencer P. Jones (Beasts of Bourbon) e la bella e affascinante Penny Ikinger (già con i Wet Taxis e Louis Tillet). Il nuovo lavoro della band, pubblicato sul finire del 2007 dall’impeccabile Bang!, si intitola “Cold Harvest”. Contiene vecchi brani del gruppo registrati nuovamente per l’occasione e un paio di pezzi nuovi. Il risultato è comunque esaltante: rock desertico e d’atmosfera, oscuro, notturno ed evocativo, in cui il prezioso lavoro delle chitarre crea l’ideale tappeto sonoro per la bella voce di Gary Gray. La perfetta colonna sonora per accompagnarci in un viaggio solitario lungo le strade blu d’America o l’immensità dell’outback australiano.

Autore: Roberto Calabrò
www.myspace.com/lafemmemusic – www.sacredcowboys.com.au/ – www.i94barrecords.com/ – www.limespidersmusic.com/

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