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Blondshell, “Another Picture” (Partisan records) è l’edizione deluxe dell’acclamato album “If You Asked for a Picture”

di Eliseno Sposato
24 Dicembre 2025
in Recensioni
Tempo di lettura: 5 minuti
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“Another Picture” (Partisan records) è l’edizione deluxe dell’acclamato album “If You Asked for a Picture” pubblicato a maggio di quest’anno di Blondshell. Più che una tipica edizione deluxe, “Another Picture” lo ripropone con l’aggiunta di una nuova canzone e cover di Conor Oberst, Folk Bitch Trio e altri artisti: una versione ampliata e rivisitata di un disco già di per sé interessante.

Per il suo secondo album come Blondshell, la cantautrice di Los Angeles Sabrina Teitelbaum dimostra di essere una delle cantautrici emergenti più interessanti degli anni 2020, confezionando due album di pregevole fattura che miscelano indie rock confessionale e struggente con varie sfumature tipiche dell’alternative rock degli anni Novanta che possono spaziare dal dream pop a suoni che rasentano talvolta il noise, con le chitarre sature, e talvolta il lo-fi. Ma l’elemento maggiormente caratterizzante restano i testi estremamente personali attraverso i quali la cantautrice scandaglia il suo vissuto cercandone una chiave interpretativa universale.

In “If You Asked for a Picture” Blondshell, rispetto all’omonimo disco d’esordio, entra ancora di più sul personale facendo i conti con il suo passato doloroso, dall’infanzia infelice alle relazioni sentimentali disfunzionali da giovane adulta.

“Ci sono molte cose non dette con cui ho convissuto quando ero più giovane, che non riuscivo a esprimere”, ha recentemente dichiarato a NME. “If You Asked For A Picture” affronta il tipo di trauma che si assorbe gradualmente e sottilmente mentre si cresce: un lento ma costante stillicidio di tossicità che si insinua dentro di te senza che te ne accorga, finché non è troppo tardi.

Il titolo del disco è tratto da una poesia del 1986 in cui la scrittrice americana Mary Oliver riflette sull’equilibrio tra luce e ombra nella narrazione. La Teitelbaum sostiene che è proprio questa distinzione a determinare il successo o il fallimento del processo di scrittura di una canzone, che la prospettiva è tutto, e questo appare chiaro nell’album.

Il brano d’apertura “Thumbtack” introduce l’idea che la melodia strumentale esprima i sentimenti interiori. Una melodia acustica, riflessiva e un accenno di innocenza giovanile, già ricca di emozioni che rappresenta non solo il dolore, ma il dolore per scelta. Per lei è più facile rimanere in un amore tossico che ritrovarsi in una solitudine sconosciuta.

Nel resto dell’album, Teitelbaum si ritrova a riflettere costantemente sui traumi del passato, alludendo alla sua lotta contro l’anoressia e alla perdita della madre nel 2018 nel brano “Event of a Fire“. A volte, mette persino in discussione il suo diritto alla felicità, specialmente nel brano “Two Times“, che riflette sull’idea che una relazione debba essere difficile per essere significativa. Nel tentativo di convalidare i suoi sentimenti, si chiede: “Quanto deve fare male per contare?”.

La straordinaria versatilità vocale di Blondshell è il punto di forza evidente dell’album, in cui canta con voce suadente di una lotta dopo l’altra con testi intelligenti, ponendosi in una sorta di sintesi tra la Dolores O’Riordan dei Cranberries ed Ellie Rowsell dei Wolf Alice, anche se spesso deve faticare ad emergere tra i suoni di una produzione musicale troppo saturata, ma funzionale alla riuscita dell’album.

Un tratto distintivo di questo lavoro che vale la pena sottolineare è che sono la produzione e i cori a fare gran parte del lavoro, conferendo al disco la sua bellezza complessiva e la leggerezza che aggiunge colore agli angoli a volte più bui dei testi.

Per chi conosce il suo album di debutto omonimo, non c’è nulla qui che possa sorprendere. Sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi, la qualità distintiva rimane la chiarezza di intenti radicata in un ottimo songwriting, incentrato sulle insicurezze dei giovani adulti, la droga e le relazioni difficili con sé stessi, i genitori e i partner. In mani meno capaci, questo potrebbe risultare narcisistico e triste, ma grazie ai brani di spicco (“T&A”, “What’s Fair” e “23’s a Baby”) non è questo il caso.

Tra i brani di spicco occorre citare “Event Of A Fire“, che nella nuova versione gode di una rilettura di Conor Oberst dei Bright Eyes, un brano che si sviluppa lentamente da malinconici arpeggi di chitarra a riff martellanti, riprende l’angoscia che si tramanda di generazione in generazione, riconoscendone l’impatto sulla vita che crediamo di poter controllare liberamente.

Blondshell mette sotto i riflettori i rapporti con i genitori, illuminando i difetti e gli errori di chi ci ha cresciuti, ma rifiuta di lasciare nell’ombra le sfumature e la tensione naturale di quel legame. “Ho detto qualcosa quando avevo 10 anni che ora ritratto / Ma ti meriti un po’ di inferno da parte mia”, avverte Teitelbaum in “23’s A Baby“, condividendo la colpa invece di scrollarsela di dosso. Mentre in “What’s Fair” fa riferimento a un modello di relazione madre-figlia che è iniziato molto prima di lei e che continuerà anche dopo: “Non sei una persona perfetta / C’è sempre qualcosa che non va / Ma so che non c’è niente di meno perfetto per una ragazza di una mamma”. Il tutto avvolto da una preziosa melodia pop che tende a nascondere l’angoscia del testo.

Alla fine dell’ascolto, grazie anche alle versioni alternate aggiunte in “Another Picture” l’impressione che si ricava ci dice che Blondshell è un’artista intenzionale nella sua estetica utilizzando la varietà di generi a cui attinge per ottenere un forte impatto. E questa seconda versione del disco non fa che confermare di avere davanti un’artista destinata a segnare gli anni futuri.

https://www.instagram.com/blondshell

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