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Intervista: Filo Q

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Interviste
Tempo di lettura: 5 minuti
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Abbiamo apprezzato molto il recente disco di Filo Q intitolato Il Bordo del Buio, pubblicato da Micropop records, e in occasione del nuovo videoclip di ‘Perso’ – brano di punta del disco girato con vecchie pellicole Super8 nel parco urbano High Line di New York City, dal laboratorio Balena Video Dept. – ci fa piacere rivolgere al cantautore alcune domande sulla netta evoluzione della sua scrittura musicale.

Il tuo nuovo disco, intitolato “Il Bordo del Buio”, contiene un cambiamento quantomeno stilistico, rispetto al passato, verso una forma di cantautorato più tradizionale, melodico, a cominciare dal ricorso meno marcato all’elettronica. Sei d’accordo?
Questo disco fondamentalmente, a differenza del precedente “Le proprietà elastiche del vetro”, è stato scritto tutto sulla chitarra acustica in un lasso di tempo molto breve, senza smanettare con l’elettronica per poi scriverci sopra, quindi è stato piuttosto naturale spostare anche la ricerca sonora di conseguenza. Sicuramente è un album legato alla nostra tradizione cantautorale, volevo avere un suono monocromatico e lavorare tono su tono ed anche l’elettronica è stata approcciata in modo per me nuovo dal momento in cui con il produttore Giorgio Pona abbiamo deciso di non mettere in contrapposizione suoni acustici ed elettronici ma di trattare questi ultimi come fossero acustici e viceversa per ottenere un suono caldo ed omogeneo, un esperimento per me davvero interessante.
Il pianista Max Morales da un contributo importante a questo disco; ci racconti come vi siete incontrati?
Ricominciare a lavorare con Max per me è stato molto importante sia musicalmente che umanamente, proprio per questo motivo da quest’autunno faremo un tour assieme per portare in giro questo disco.
Abbiamo suonato assieme per molti anni da ragazzini in una band indie rock per poi perderci, come succede ai più, per le diverse strade della vita fino a che ci siamo rincontrati a Milano, dove lui viveva ed io bazzicavo, proprio mentre stavo scrivendo i brani del disco, è stato un attimo che stavamo provando e arrangiando l’album assieme, che abbiamo anche suonato live in un po’ di showcase prima di registrare in studio.
‘Perso’ – singolo per il quale hai recentemente preparato un videoclip inciso su vecchi nastri di cinepresa super 8 – è una canzone che non celebra ciò che si ha, ma semplicemente elenca ciò che si potrebbe perdere, le piccole cose che fanno bella la vita… com’è nata questa canzone, che è un po’ il vertice del disco?
Per me il disco gira attorno a questa canzone, a come mi sono sentito ad un certo punto della vita, un punto in cui avevo smesso di scrivere completamente, poi è nato questo pezzo ed a ruota ho scritto l’intero album. E’ una canzone che nasce dall’esigenza di lasciarsi dietro tutte quelle cose, valige, carta inutile, zavorre che ci portiamo dietro ogni giorno e che accumuliamo nelle nostre case, ma di cui non abbiamo realmente bisogno, vuole essere per me un nuovo punto di partenza…uno svuotare le tasche per camminare più leggero.
Il Bordo del Buio è stato inciso in Gran Bretagna col produttore Giorgio Pona. Qual è stato il motivo di questa scelta?
Con Giorgio avevamo lavorato assieme su un altro progetto elettronico chiamato Bazooka, uscito per la indie label inglese Bettertone, e ci eravamo trovati in perfetta sintonia artistica ed umana, così gli ho fatto sentire i provini del disco nuovo e lui mi ha fatto sentire un po’ di cose che stavano registrando nel suo studio di Londra… è stato un secondo e mi sono innamorato di come trattavano i suoni, di come li rispettavano nella loro imprecisione, nelle sbavature e nella loro purezza…ho capito immediatamente che era li, con Giorgio ed il suo socio Gigi, che questo disco andava fatto.
‘Amore Maddalena’ è un brano che affronta un tema storicamente molto, molto delicato e dibattuto. Mi pare denoti una nuova sensibilità da parte tua, un linguaggio classico – difficile non pensare a La Buona Novella di Fabrizio De Andrè – e in definitiva un testo che ai tempi di Le Proprietà Elastiche del Vetro (2007) difficilmente penso poteva appartenerti.
Non saprei giudicare o spiegare come è cambiata la mia scrittura, sicuramente c’è stata un evoluzione e le parole di queste canzoni guardano più al fuori da se che in passato, per lo meno cercano di attraversare ciò che mi circonda per poi arrivare alla mia intimità.
In “Amore Maddalena” il tradimento e la serenità con cui la gente tradisce, e non parlo solo nelle relazioni sentimentali, è in primo piano ed è una cosa che molto mi ha colpito… il perché non si riesca ad essere onesti? E soprattutto come si possa vivere così serenamente senza esserlo?
I tanti ospiti che contribuiscono a questo disco li hai conosciuti, se ho capito bene, in giro per l’Italia, durante le tournèe. Ci sono tra gli altri Giuliano Dottori (Amour Fou), Roberto Angelini, il batterista Pharoa Russell, il jazzista Roby Nappi Calcagno. Come si sono inseriti nel progetto? Gli hai fatto ascoltare i demo e gli hai proposto di contribuire con le proprie idee? Qualche aneddoto che vuoi raccontarci?
Chiedere a tutti questi fantastici musicisti di partecipare è stato un gesto naturale e conseguente ad un rapporto umano nato incrociandosi sopra e sotto i palchi. Tutti hanno contribuito liberamente ai vari brani cogliendone perfettamente l’anima e incastrandosi al lavoro fatto da me, Max e Giorgio, abbiamo così lavorato molto stendendo un livello sopra l’altro fino a raggiungere un pasta di suono stratificata e profonda come cercavamo, tutti gli interventi sono stati fatti davvero in funzione della canzone e non della propria
parte.
‘Bombardano Parigi’ è una canzone surrealista, quasi grottesca. Ci racconti com’è nata, e cosa racconta?
Non è facile dire cosa raccontano le canzoni in generale, parlo alla donna che amo e l’amore si imbatte negli scontri e le guerre del genere umano, nella loro inutilità, in questo continuo bisogno di avere, di togliere all’altro, di primeggiare. Vedere quanto le persone hanno bisogno di imporsi per nobilitare e affermare il proprio ego è per me una cosa sconcertante, che non capisco e così in questa tiepida passeggiata parigina ci si può imbattere in una guerra tra inglesi e francesi per le ultime riserve di champagne o per dimostrare
all’altro che il Tamigi scorre più velocemente della Senna.
Cosa intendi quando affermi di rifarti nel metodo alla scrittura bop, teorizzata dalla beat generation all’inizio degli anni 60?
Mi ha sempre affascinato la controcultura americana degli anni ’60, la loro visione della vita, i loro viaggi ed in particolare la teorizzazione della scrittura bop redatta da Kerouac; lo scrivere di getto, cercando di farsi trasportare dai nostri mondi più sepolti, per farli emergere, dagli istinti più primordiali, come gli assoli dei
jazzisti, lasciare che la penna guidi la mano sul foglio e che vi riporti sopra il tuo lato sommerso senza poi perdersi in ritocchi, abbellimenti e smussature.
Hai dei remix, in lavorazione, al momento? E i Magellano, gruppo in cui canti e suoni, hanno qualcosa in cantiere al momento?
Sto per mettermi a remixare il singolo del disco d’esordio dei Kramers, una delle band genovesi più interessanti in circolazione al momento, mentre sto producendo l’esordio discografico di Magellano (nella foto), con Pernazza e Drolle (degli Ex Otago), che sta diventando davvero un bel pentolone di mondi diversi, insomma un progetto davvero libero…ci stiamo molto divertendo, mentre dal nostro sito (www.magellano.me) è ancora possibile scaricare free il nostro primo singolo “OkOk” ed i remix che ci sono stati fatti da Gabriell, MenInSkretch, Tarick1 e Notturno.

Filo Q “Perso” from Filo Q on Vimeo.

Autore: Fausto Turi
www.filoq.it

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