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Special: “Collapse of History” – video intervista con Alec Empire degli Atari Teenage Riot

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Speciali
Tempo di lettura: 8 minuti
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Sono passati ben 12 anni dall’uscita del loro ultimo album; sono tornati con un tour che ha toccato l’Italia in primavera: sono gli Atari Teenage Riot, band berlinese che alla digital hardcore, alla techno e all’elettronica ha saputo miscelare nel tempo con maestria influenze e attitudine punk rock unite a tematiche politiche.
Li abbiamo incontrati e intervistati per voi negli spazi del Circolo Magnolia di Milano. Prossimamente saranno di nuovo in Italia e precisamente il 15 Settembre suoneranno a Napoli all’interno del festival Adunata Sediziosa presso Area17 a Fuorigrotta (c/o Mostra d’Oltremare).

Siete tornati, dopo ben 12 anni e progetti solisti, con un nuovo album, “Is This Hyperreal?”: com’è cambiato nel tempo il sound degli Atari Teenage Riot?
Non molto. Per noi è quasi un dogma usare la vecchia strumentazione, quella che usavamo nei ‘90, come i computer Atari, la drum machine 909, che è molto “old school”, e i campionatori dei ‘90, che non hanno una grande memoria ma hanno alcuni tipi di suoni. Usiamo questa tecnologia ma di sicuro quello che facciamo ora suona un po’ diverso. Tiriamo fuori una parte diversa degli Atari Teenage Riot in questo album che è più techno anziché jungle e riporta ai vecchi tempi degli Atari Teenage Riot. Pezzi come “Activate!” o “Digital Decay”. C’è molta dell’energia dei vecchi tempi ma di sicuro abbiamo un sound molto più potente adesso, perché le nostre conoscenze sono progredite. Non è solo un approccio retrò che abbiamo provato a portare nel futuro. Vogliamo mantenere il DNA degli Atari Teenage Riot invariato così che la gente possa dire “Ah! Sono gli Atari Teenage Riot!”. Questo è il sound della band e non vogliamo cambiarlo improvvisamente.
Avete anche cambiato approccio alla composizione?
Penso che gli Atari Teenage Riot abbiano davvero trovato il loro sound negli anni. Ogni registrazione suona un po’ diversa e il sound si è evoluto in modo diverso. Non è solo una ripetizione delle vecchie cose. Non vogliamo avere un sound come tutte le altre band. È come camminare su un filo sottile.
Siete da sempre una band politicizzata, interessata alle tematiche attuali: cos’è cambiato in questi 12 anni, invece, nel sistema politico ed economico mondiale?
Stiamo vedendo ora i risultati e le conseguenze della politica. Negli anni 90 c’è stata una grande discussione sulla globalizzazione e le persone si chiedevano “di che parli?”, “perché sei così pessimista?”. Noi dicevamo “ci sono dei lati positivi e negativi: voi dovete capire quali sono i lati negativi”. Ci chiedevamo il perché di un sacco di cose nelle nostre canzoni, e adesso credo che molte persone hanno capito meglio quello di cui parlavamo, perché qualcosa che può accadere dall’altra parte del mondo improvvisamente può farti perdere il posto di lavoro. Le cose non vanno come vent’anni fa, quando potevi dire facilmente “voto questo politico, forse dopo accade qualcosa”. Adesso è così difficile, e non voglio dire che sia necessariamente qualcosa di negativo, ma dobbiamo essere molto consci di questo. Credo sia tempo di usare internet per collegarci a un livello globale e avere molte più informazioni, ed è molto importante che le persone capiscano questo. Non dobbiamo perdere tempo con stronzate. Dobbiamo apprendere informazioni per fare le giuste scelte per la nostra vita. Intendo per esempio WikiLeaks e tutte queste organizzazioni che provano a dare alla gente più informazioni, ad esempio su quello che accade in Afghanistan, Iraq e tutti questi paesi. Così possiamo dire “Hey, gente. Magari non siamo d’accordo con il nostro governo!”. Dobbiamo davvero cambiare, perché sono i nostri soldi, i soldi delle nostre tasse. Tutta questa gente vive dei nostri soldi. Sono i soldi che tutti paghiamo, perciò dobbiamo sapere cosa sta succedendo. Penso che questo sia nettamente diverso rispetto agli anni 90. Credo che nei 90 fosse più una resistenza contro le autorità, ma adesso abbiamo più potere per raccogliere informazioni e diffonderle così che la gente possa poi passare all’azione.
Pensi che le persone adesso usino questo potere?
Si, le persone lo fanno sicuramente. Ci sono state occupazioni, proteste del movimento “Occupy Wall Street”, proteste studentesche, che iniziano ad essere molto più pesanti. Più o meno dal 2010 si possono vedere moltissimi attivisti on-line, animalisti o altro. E c’è da un lato la gente che va per le strade, va davvero lì fuori e fa numero, e questa è una cosa buona per i media. Ma c’è anche molta attività on-line, come ad esempio l’hacktivism. Queste due cose si aiutano l’un l’altra. Negli anni 90 tutta la faccenda di internet mancava ed era difficile raccogliere informazioni. Per questo credo che oggi ci siamo molte cose positive.
L’Italia esce dal governo Berlusconi e si trova gettata in mano a un governo tecnico presidiato da Mario Monti (membro di spicco del comitato direttivo del gruppo Bilderberg, International Advisor per Goldman Sachs, fra le varie cose): mi interesserebbe sapere come viene vista da fuori la situazione italiana.
La cosa che mi ha sorpreso di più è come sia possibile che Berlusconi sia rimasto al potere così a lungo, come per molte altre persone nel mondo. È un “big guy”, un pezzo grosso, questo mi sembra ovvio. È una persona corrotta. Non è un problema solo italiano ma di molti paesi: politici corrotti che non fanno gli interessi del popolo che li ha eletti. Fanno solo gli interessi di corporazioni multinazionali o delle banche, e penso che questo stia diventando un grande problema. La cosa che è più grave è che le cose che andrebbero risolte non vengono risolte, e questo rende le cose più negative. A un certo punto diventeremo così tanti che qualcosa cambierà davvero, perché non possiamo permetterci di continuare così. Da un lato le persone a volte vedono soltanto il politico e fanno “è buono” o “è cattivo”, ma io penso sia più un sistema che è stato messo su: può esserci chiunque, che sia George Bush o un altro, loro agiscono soltanto per l’interesse di alcune persone ma non per l’interesse della maggioranza delle persone. La democrazia che abbiamo sta diventando una specie di presa in giro. Si discute di questo dal 90. Abbiamo sempre detto che sta diventando qualcosa come una falsa democrazia. Abbiamo parlato molto della Germania ai tempi, ma penso che adesso ciò che vale per la Germania vale anche per molti altri paesi europei. America, comunque. Quindi si, sono tempi pericolosi.

Il nostro sistema capitalistico ha portato sempre più nel tempo l’economia al potere a discapito della politica, della democrazia. Nei fatti avviene il contrario di ciò che dovrebbe essere, e cioè ci troviamo in un sistema dove è l’economia che controlla le scelte politiche e non il contrario. Qual è, a questo punto, il ruolo delle persone, delle masse, in un sistema dove di fatto la democrazia non esiste?
Tutte le proteste credo siano importanti. A volte sembra che non ci sia speranza e che non cambieranno nulla, ma mostrare il numero di fatto fa qualcosa, perché le persone al potere sono impaurite dalla popolazione che si riunisce e si sveglia! Perché, sai, siamo di più! Dividere le persone, le masse, è praticamente il primo strumento veramente potente che loro hanno. Se le persone non si trovano d’accordo fra di loro su delle idee di base sono disunite ed hanno meno potere. Penso ci sia anche dell’altro. Dico io, se proprio non sai, se sei in una situazione in cui non ti fidi più dell’informazione, perché hai la sensazione che forse ci sia della disonestà o qualcosa di simile, semplicemente non consumare niente, perché nel momento in cui la gente smette di comprare l’intero sistema si sfascia. È lo stesso per le banche. Mi piacerebbe che le persone prelevassero tutti i soldi dai conti bancari in un solo giorno: questo le farebbe crollare, e sarebbe un atto forte, perché per una volta non ci sarebbe niente da fare. Sarebbe una forza distruttiva, ma potrebbe essere un’ottima soluzione, perché queste potenze ci stanno solo usando, usano i soldi che facciamo e la nostra forza lavoro: sono un po’ come i parassiti. Una volta che gli neghiamo questo è il collasso, e così possiamo avere la possibilità di fare qualcosa di nuovo. Penso davvero che è un gioco pericoloso quello a cui queste persone stanno giocando, perché è in atto una dinamica davvero distruttiva, e in pochi anni è peggiorato molto. Credo che sia così che è cominciata in Iraq. Sembra che le cose vadano sempre peggiorando di anno in anno. Vedi come la stampa sia limitata, la libertà di parola è a rischio. E questo accade anche per le persone a cui non importa della politica: spesso non hanno nemmeno più un lavoro normale. Quindi riguarda tutti nella nostra società. Alcuni dicono “Ah, non mi interessa!”: queste persone pensano non cambi niente, ma cambierà a un certo punto. Penso che possiamo percepirlo tutti.
Il potere esiste e si sostenta grazie al consenso delle masse. Le masse, soprattutto quando spaventate da un clima di terrore, sono più facilmente controllabili. Quanto c’è di vero in questa crisi economica e quanto siamo invece martellati da questo terrorismo mediale creato ad hoc per creare un clima di tensione fra le masse?
Credo sia una cosa complicata. Ci sono così tanti gruppi con interessi diversi. Mi ricordo di quando cominciò con l’Iraq: ci furono molti dibattiti su come sarebbe stata sovvenzionata, e ricordo che le persone dicevano che l’America fa sempre così. Wall Street e le istituzioni finanziarie sono sempre state come un buco nero che risucchia i soldi, dall’Europa, da altre parti del mondo, finché riescono a sovvenzionarsi. Io credo soprattutto che da quando è cominciata questa crisi finanziaria l’impressione è proprio questa, no? Fare soldi. È molto difficile risalire alle origini, perché è un sistema molto complicato. Io non voglio credere che sia una specie di complotto, è solo che il modo in cui è costruito il sistema non ha molto senso logico. Presto o tardi… se i profitti fatti da una minoranza non ritornano alla società in qualche modo… Forse qualche anno fa avresti detto che un ricco avrebbe aperto più società quindi avrebbe impiegato più persone, fatto più soldi, comprato più cose. Ma sono cose che secondo me non accadono più. È il capitalismo in sé che dobbiamo mettere in discussione per come è adesso, specialmente in connessione con il tipo di politica che abbiamo ora, dove i politici sembrano quasi distorcere il quadro della situazione. Guarda alla situazione delle banche: spesso le persone mi odiano per la mia opinione, ma io penso che il problema è stato che di fatto i politici hanno tentato di regolare quella roba, perché altrimenti la gente non si sarebbe fidata delle banche. Penso molto spesso che è come se il governo dicesse “Ok, questi sono i tuoi timbri, le prove, è tutto legale, va tutto bene”, e le persone dicono “Ah, ok. Lo stato ha detto che va bene!”. D’altra parte immagina se tu avessi negozi deserti per le tue strade, e in un piccolo negozio vendessero cibo avvelenato: nessuno andrebbe a comprare in quel negozio di nuovo, ma se il governo dicesse “questo cibo è davvero buono di nuovo”… credo che i politici davvero camuffino molte cose, e così facendo peggiorano le cose.
Obama doveva rappresentare, negli Stati Uniti, il cambiamento. È effettivamente avvenuto questo cambiamento?
Io credo che il sistema sia per lo più vincolato, così come ogni politico che si viene a trovare in questa posizione di potere. Ed è anche una cosa buona, qualche volta, che una persona da sola non possa cambiare tutto da un giorno all’altro. D’altra parte è tutto così lento e tu sei costretto a chiederti, di nuovo, “come hai fatto ad essere eletto?”. Adesso c’è un tipo di retorica che suona molto nuova rispetto a G. W. Bush. Ed era davvero necessario che Bush andasse via. Penso che siamo tutti d’accordo con questo. Ma poi è sembrata più che altro una trappola. Credo che in futuro capiremo meglio se Obama lo sapesse, da prima che si insediasse o da quando si è insediato, o se si è effettivamente ritrovato a dover fare un compromesso dopo l’altro, perché non è esattamente tanto facile cambiare la situazione. È tristissimo che molte cose importanti sono fallite finora. E intendo, per esempio, la questione di Guantánamo Bay: penso sia un simbolo molto importante della politica americana per il resto del mondo, e visto che è ancora in funzione penso non ci sia alcun modo di giustificarlo. Tutti loro dovrebbero darci più informazioni sul perché. Ma a me non sembra che abbia alcun senso. È qualcosa che riconosciamo della Germania nazista, o della Germania socialista dell’Est: questo tipo di prigioni considerate al di fuori della legge. Non capisco perché non può chiuderle e basta. C’è molta finzione, di sicuro, in politica. E pure tanto pericolosa. Molti politici dicono ciò che la gente vuole sentire e poi non agiscono in quel modo. Perciò io non posso proprio decidere. Personalmente non voto, perché sono un anarchico. Penso che dovremmo sbarazzarci dello stato, lo stato-nazione. Tutti insieme.

Autore: Giuseppe Galato
www.facebook.com/Atari.Teenage.Riot.ACTIVATE – twitter.com/ATR_official – www.atari-teenage-riot.com/

Prec.

Bon Iver – Ferrara sotto le stelle – Ferrara, 19.07.2012

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