Il fondatore del gruppo trip hop britannico ancora una volta in prima linea contro la deriva autoritaria dell’occidente.
Ancora una volta, ancora lui. Robert del Naja, anima e fondatore dei Massive Attack, è stato arrestato sabato a Liverpool durante una manifestazione a sostegno di Palestine Action, l’organizzazione pro-palestinese dichiarata illegale dal governo britannico in base alle leggi antiterrorismo. L’arresto è avvenuto fuori dal congresso del Partito Laburista, dove il musicista era seduto con un cartello che recitava una frase semplice e per questo, evidentemente, intollerabile: «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action» .
Non è la prima volta. Ad aprile dello stesso anno, del Naja era stato arrestato a Trafalgar Square per la stessa ragione, con lo stesso cartello. E non è nemmeno la prima volta che i Massive Attack trasformano la loro musica in un megafono politico. Ma quello che colpisce, in questa ennesima vicenda giudiziaria, non è tanto l’arresto in sé quanto la progressione di un impegno che va ben oltre la causa pro-palestinese, abbracciando una battaglia più ampia contro i nazionalismi, i fascismi striscianti e le derive autoritarie che attraversano l’Occidente.
Del Naja non è un artista che si sveglia una mattina e decide di indossare la maglietta della causa del momento. La sua militanza affonda le radici in decenni di posizioni coerenti. Dai tempi dell’opposizione alla guerra in Iraq nel 2003, passando per le critiche a Guantanamo e al capitalismo di sorveglianza, fino alle recenti battaglie contro la militarizzazione delle forze di polizia e le politiche migratorie americane. I Massive Attack hanno sempre usato il loro suono per parlare di alienazione, disuguaglianza e colonialismo. E lo hanno fatto senza mai nascondersi dietro l’ambiguità dell’arte pura.
Il brano Boots on the ground, pubblicato in collaborazione con Tom Waits, è l’ultima dimostrazione di questa attitudine. Il testo e il video attaccano frontalmente «l’autoritarismo statale e la militarizzazione delle forze di polizia che si fondono nuovamente con la politica neofascista» . Non è un caso che l’uscita del pezzo sia arrivata a pochi giorni di distanza da un altro arresto di del Naja, quasi a sottolineare che la musica e l’azione politica, per i Massive Attack, sono due facce della stessa medaglia.
L’arresto di Liverpool, avvenuto alla vigilia del congresso laburista, ha un valore simbolico che va oltre la questione palestinese. Del Naja stava protestando contro il bando di Palestine Action, ma la sua presenza in quel luogo e in quel momento era anche una sfida diretta al governo di Andy Burnham. Un governo che, appena un anno prima, aveva celebrato lo stesso del Naja per il suo impegno ambientale, salvo poi farlo arrestare per aver tenuto in mano un pezzo di carta .
La vicenda giudiziaria di Palestine Action è complessa: il gruppo è stato proscritto nel luglio 2025, l’Alta Corte ha inizialmente dichiarato illegale il bando, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione e la questione è ora nelle mani della Corte Suprema. Nel frattempo, oltre duemila persone sono state arrestate per aver espresso sostegno all’organizzazione . Del Naja, con il suo arresto, si è aggiunto a questa lista. Ma la sua voce, amplificata da decenni di coerenza artistica e politica, continua a risuonare ben oltre le aule di tribunale.
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