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Intervista: Giovanni Allevi

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Interviste
Tempo di lettura: 5 minuti
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E’ un sogno che si realizza quello di Giovanni Allevi che ha catturato, con le sue note, un numero indefinito di adolescenti, dei quali nessuno avrebbe mai mai detto si potessero affezionare ad un genere fino ad oggi cosi lontano a loro, la musica classica.
Il prossimo I° settembre Giovanni suonerà da solista il pianoforte e dirigerà la All Stars Orchestra. Le Filarmoniche composta da alcuni fra i nomi più eccellenti della scena mondiale.
Incontriamo Giovanni Allevi per avere alcune anticipazioni su questo progetto dove come afferma il compositore: «Solo i sogni sono veri, solo l’Emozione, l’Irriverenza e la Passione bruciante, lasciano un segno». In un viaggio fra passione e studio.

Giovanni Allevi. Bentrovato.
Grazie, grazie a voi per l’ospitalità.
Dal nostro precedente incontro ne sono accadute di cose interessanti per te. Hai anche scritto un libro, La musica in testa (2008 – Rizzoli). Ispirato al tuo spazio web?
Diciamo che è ispirato allo spazio musicale che riveste i miei neuroni continuamente dalla mattina alla sera. In realtà si tratta di una sorta di pagine di diario pubblicate allo scopo però di fondare la mia estetica, cioè di fondare un mio manifesto artistico, che nell’ultimo capitolo prende il nome dell’“Era dell’emozione”.
Ripercorrendo questo periodo che è intercorso, una battuta veloce per Evolution (2008 – Ricordi). Un lavoro che ti vede nelle vesti del direttore d’orchestra?
Sì, diciamo che in apparenza è così, perché in Evolution di fatto la protagonista è un’orchestra sinfonica che segue la mia musica sotto la mia direzione. Ma di fatto il comune denominatore di tutti i miei album resta sempre la musica. E quindi ora questa si esprime nel suono delicato ed emotivo del pianoforte solo oppure con i timbri più.. come dire… freschi e ritmici di una grande orchestra sinfonica. Ma alla fine si tratta sempre di lei, la mia musica
Registrare un album con un’orchestra sinfonica è stato il coronare un sogno?
E’ stato l’inizio di un sogno. Nel percorso di qualunque artista, non solo di un musicista, ogni tappa rappresenta una po’ conclusione ma una porta che si apre verso il futuro, e che crea delle conseguenze anche inaspettate. Evolution, l’album, il lavoro per l’orchestra sinfonica, è stato l’inizio di un sogno che mi porterà di ritorno all’Arena di Verona.
Adesso parliamo dell’appuntamento che hai appena annunciato. Si tratta di un lavoro per un concerto che si preannuncia senza precedenti: quello all’Arena di Verona con All Star Orchestra. Sarai pianista e direttore d’orchestra. Come stai vivendo questo momento che definisci come «un’impresa folle?»
Sì, sono emozionatissimo, confesso di non riuscire neanche più tanto a dormire bene. Continuamente nella mia testa ripasso quella musica, ripasso la direzione d’orchestra. Avrò di fronte a me un’orchestra sinfonica straordinaria che è stata creata per l’occasione e che raccoglie musicisti provenienti da dieci importantissime filarmoniche di tutto il mondo: da New York a Seoul, da Tokyo a Buenos Aires, a Tel Aviv, a Mosca. E quindi avrò la simpatica e megalomane sensazione di dirigere il mondo intero.
Cosa ti impressione di più: il suonare in un tempio come l’Arena di Verona oppure coordinare questi musicisti?
La tua domanda risveglia l’ansia che è dentro di me. Tutte queste cose insieme. Non soltanto sarà difficile rapportarmi umanamente a novanta professori d’orchestra, nella cornice dell’Arena di Verona, gestire l’emozione che mi regalerà un pubblico di decine di migliaia di persone, e quindi … non so come farò!
Questi sono solo alcuni dei sogni che durante questo percorso hai realizzato. Quali sono quelli ancora nascosti?
Dunque, ce n’è uno che è molto pratico: e cioè quello di avere una vasca da bagno. Perché non ce l’ho. Io vivo in un bilocale molto piccolo a Milano, e spero di potermi adagiare finalmente nell’acqua della vasca da bagno, un giorno, perché ho bisogno anche per una rilassatezza del fisico e per accordare il pianoforte. Ma questo è un altro discorso. Il 9 ottobre inizierò una tournèe americana con il concerto alla Carnaby Hall di New York, e questo è un altro grande sogno che si avvera.
La tua creatività e bravura hanno permesso di smentire un dogma presente nella scena musicale pop fino a qualche tempo fa: e cioè che la musica classica incontrasse delle difficoltà a posizionarsi all’interno delle classifiche di vendita. A tuo avviso come è avvenuta questa svolta?
Dunque, che la musica classica si ponga come obiettivo quello di entrare nelle classifiche di vendita non è assolutamente necessario secondo me. La musica classica ha una straordinaria tradizione che io faccio partire dal gregoriano fino ad oggi, che ha come comune denominatore quello di essere un linguaggio che si esprime attraverso la notazione scritta in forme più complesse di quell’alternanza strofa-ritornello che caratterizza una canzone pop. Quindi, detto questo, la musica classica probabilmente non sa nemmeno cos’è un disco, cos’è una classifica, non sa non sa neanche cosa sia un Mp3. Ecco, queste sono problematiche del mondo discografico che io, ci tengo a precisare, sono completamente slegate da quello che è invece il viaggio affascinante della ricerca all’interno del linguaggio della musica contemporanea. Non so se ho risposto.
Abbiamo accennato, anche se in altro contesto, ai file Mp3. Ma restando sempre in ambito di musica, cosa ascolti di musica italiana indipendente?
Musicisti italiani.. fondamentalmente, io, in questo periodo, dovendo affrontare appunto l’impegno con l’orchestra sinfonica, ascolto fondamentalmente musica classica, e tra gli italiani credo che Vivaldi sia insuperabile.
E adesso «qual’è la musica che c’è in ognuno di noi?». Mi riferisco alla teoria secondo la quale ad ogni lettera che compone un nome corrisponde una nota.
Basta calcolarla. Basta trovare l’associazione tra le note musicali e le lettere che compongono il nostro nome per scoprire una melodia, che quella cambia da persona a persona ovviamente.
E questo supporta anche la teoria del taccuino che porti sempre con te?
Sì, il taccuino è necessario, non solo per me ma per qualunque artista. Essere sempre recettivo, ricettivo nei confronti che il mondo stesso, l’esistenza ci regala, per poter sempre scrivere musica nuova, per poter inventare una nuova pennellata su un quadro o immaginare un nuovo passo di danza. L’importante è raccontare il nostro tempo, perché è un tempo assolutamente inedito e unico. Diceva il teologo Maria Turoldo che «Ogni mattina, quando si leva il sole, inizia un giorno che non ha ancora mai vissuto nessuno.» E questo per dire che l’oggi, l’attimo che stiamo vivendo adesso, è assolutamente irripetibile e vale la pena raccontarlo da protagonisti.
Il I° settembre Giovanni Allevi insieme a All Star Orchestra presso l’Arena di Verona. Un appuntamento che si annuncia già mitico. Anche in questo caso una carezza al pianoforte prima dell’inizio ed un bacio alla fine dell’esibizione. Anche nelle vesti di direttore d’orchestra?
Sicuramente ci sarà la mia carezza al pianoforte, però manderò anche molti baci e molti sorrisi ai professori d’orchestra, perché si tratta di persone di straordinario talento che da tutto il mondo verranno lì per onorare la mia musica con il proprio talento, quindi io sono riconoscente nei confronti dei sacrifici che hanno dovuto affrontare nell’arco di una vita intera. L’obiettivo sarà quello di regalare al pubblico un’emozione, perché senza di quella la mia musica resta morta e quindi sarà un momento per me di grande riconoscenza nei confronti dell’orchestra e anche soprattutto del pubblico.

Autore: Patrizio Longo
www.giovanniallevi.com

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