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Il “Berio Day” a Città della Scienza per il decimo anniversario della morte del compositore

di Redazione
2 Novembre 2013
in Speciali
Tempo di lettura: 5 minuti
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Il giorno 27 maggio 2013 è stato il decimo anniversario della morte di Luciano Berio.

Berio è considerato in assoluto tra i musicisti più importanti del novecento. Il compositore innanzitutto e’ sempre apparso un gentiluomo dai toni garbati, con lo spirito accademico e il buon senso dello studioso. Nominato Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, onorificenze conferite in due date diverse dal Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Descrivere l’opera di Berio è impegno complicato ché andrebbe illustrato di pari passo ogni studio, approfondimento o teoria dedotta, dovendo anche tenere in considerazione i molteplici percorsi artistici intrapresi dal musicista durante la sua vita. Il compositore è nato a Ogliena, successivamente Imperia, il 24 ottobre del 1925. Studiò al conservatorio di Milano con Giulio Cesare Paribeni e Giorgio Federico Ghedini, scegliendo di concentrarsi sulla composizione avendo riportato un problema alla mano da una ferita durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1951 si recò negli Stati Uniti per seguire i corsi di Luigi Dallapiccola che evidentemente si dimostrarono alquanto formativi e indicativi per il successivo pensiero artistico di Berio, al pari della forte esperienza e agli incontri tenuti ai Corsi estivi di composizione perla Nuova Musica di Darmstadt sempre agli inizi dei ’50.

Nel 1955 la Rai insieme al compositore ligure appena trentenne, con Bruno Maderna e il tecnico Marino Zuccheri, diede vita allo Studio di Fonologia Musicale di Rai Milano per esperimenti di musica concreta ed elettronica e che si andò ad affiancare al Groupe de Recherches de Musiques Concrète di Parigi, di Pierre Schaeffer, Pierre Henry e Andrè Moles oltre che all’altro grande polo della ricerca musicale sito a Colonia tra radio e università con “capocordata” Karlheinz Stockhausen. 

In Italia c’è stato quindi, grazie anche al compositore di Imperia, uno dei più rispettati e vivaci punti di ricerca della musica elettronica al centro proprio del conseguente circuito mondiale di nascente scena “proto-elettronica”. Questo primordiale network comprendeva compositori, artisti “trasversali”, teorici, visionari e avanguardisti come i sopra citati o preferibilmente anche John Cage o Pierre Boulez che volle insistentemente Berio alla guida dell’IRCAM (Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique) a Parigi e a seguire tutto il giro allargato: Luigi Nono, Henri Pousseur, Iannis Xenakis, György Ligeti, Olivier Messiaen, Edgar Varese, Luc Ferrari, Beranrd Parmegiani, Mauricio Kagel nel teatro, e moltissimi non citati, e che fecero proseliti fino al lontanissimo Giappone con artisti come Toshi Ichiyanagi, che ebbe modo di importare e aprire alla medesima pratica sperimentale anche in estremo oriente.

Probabilmente questo nascente aspetto della nostra cultura doveva essere valutato e considerato diversamente, magari coltivato, visto che in passato abbiamo avuto queste eccellenze che si sono spinte fino addirittura a proporre una diversa sintassi musicale…e visto anche il business che negli anni a venire si è costruito grazie alla musica elettronica. Tant’è che la lungimiranza ha premiato Francia e Germania soprattutto, che hanno saputo sfruttare la loro eredità riuscendo col tempo a sviluppare e concretizzare le conoscenze acquisite…o pensate che fenomeni come Daft Punk o Kalkbrenner nascono dalla sera al mattino, che i biglietti dei grandissimi festival non si stacchino o che synth e software non si vendono? Altroché. La Native Instrument sconta 350 impiegati sparsi tra gli uffici di Berlino, Los Angeles e Tokyo. 

Ad ogni modo, la rivoluzione della musica in atto negli anni sessanta fu artistica ed in pugno ad un gruppo di gentiluomini idealisti, ma la controffensiva del mercato non si fece attendere e la spinta  a mercificare alle masse, cambiò le regole del gioco. Berio ad un certo punto quasi si trovò nella condizione di dover fare delle differenze e delle precisazioni, perché se la musica è arte, lavoro, approfondimento, intelletto e creatività allora è in contrasto con l’artificiale creazione in serie di un qualcosa fatto appositamente per essere venduto. Con buona dose di audacia scelse un mezzo ostico e “catodico” per spiegare ad un pubblico televisivo e rapidamente abituato ai nuovi costumi, “cos’è la musica e perché si fa la musica“. 

Il programma condotto da Luciano Berio “C’è musica e musica“, apparso su una coraggiosa Rai nel1972 acura di Vittoria Ottolenghi e regia di Gianfranco Mingozzi, racconta e dà voce a tutte le celebrità che hanno dato vita a quella stagione lunga ed entusiasmante e che andava a progredire le vecchie concezioni della musica classica, applicate a forme nuove e affascinanti concezioni musicali inesplorate o innovative. Per i concetti espressi “C’è musica e musica” dovrebbe esser fatta guardare nelle scuole dati gli alti contenuti educativi, filosofici e divulgativi e per gli spunti riflessivi offerti dal maestro. Fortunatamente a breve ci sarà una ristampa dell’intero ciclo televisivo corrispondente a dodici puntate a colori con  marchio Feltrinelli e prevista per il 19 giugno.

Luciano Berio ha tenuto corsi a Darmstadt, ha insegnato alla Summer School di Dartington, al Mills College in California, alla Harvard University e alla Juilliard School di New York.
Dal 1973 al 1980 ha diretto il dipartimento elettroacustico dell’IRCAM di Parigi e nel 1987 ha fondato il Centro Tempo Reale di Firenze – www.temporeale.it/

E’ morto a Roma il 27 maggio del 2003.
Lo Studio di Fonologia Musicale è oggi un museo visitabile al Parco Sempione di Milano.

A Napoli il grande compositore di Imperia è stato celebrato il giorno 28 maggio al Maschio Angioino e per l’occasione del decimo anniversario dalla morte sono state illustrate le iniziative che seguiranno, rientranti nel più ampio progetto “Bagnoli presente”, che ha come scopo la riconversione in chiave culturale dell’area ex Italsider di Napoli e fortemente voluto dal Presidente dell’Accademia  Musicale  Napoletana,  Massimo  Fargnoli, in collaborazione con Città della Scienza e la FondazioneValenzi.

Il giorno 19 giugno si terrà a Città della Scienza di un evento commemorativo in cui saranno presenti lo stesso Massimo Fargnoli insieme al Direttore Generale di Città della Scienza, Luigi Amodio, l’astrofisico Giuseppe Longo, il filosofo Ernesto Paolozzi e il musicista Giuseppe Di Giugno e si prospettano belle sorprese e assolute rarità per gli appassionati della musica concreta e della genesi della musica elettronica.
Sono previsti anche interventi  di musicisti napoletani della nuova generazione che hanno fatto della scuola di Berio un punto di partenza, o di passaggio, per lo sviluppo di nuove forme innovative in ambito della musica elettronica e della musica colta, tra questi Emanuele Errante, Luigi Ferrara aka Plastic Penguin e Lino Monaco e Nicola Buono dei Retina.it .

www.fondazionevalenzi.it/
www.cittadellascienza.it/
http://www.sistemamedcampania.it/associati-29/Accademia-Musicale–Napoletana
Centro Studi Luciano Berio – www.lucianoberio.org

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