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Più Purgatorio che “Inferno” per i Boards Of Canada. Abbiamo recensito l’ultimo album

di Marco Sica
8 Giugno 2026
in Recensioni
Tempo di lettura: 8 minuti
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“Di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno” (Divina Commedia – I Canto del Purgatorio).

  • Coincidenze e Ricordi 

Già altre volte su queste pagine si è parlato di “coincidenze”; ebbene, sempre per una strana coincidenza, mentre iniziavo a scrive quest’articolo, mi trovavo in aereo, destinazione Edimburgo, ad ascoltare gli scozzesi Boards Of Canada.  

Ma le coincidenze non terminano qui; la mattina della partenza, dalla libreria di casa, ho preso “La linea d’ombra” di Joseph Conrad come lettura per impegnare il tempo di volo. Ho scelto questo romanzo sia perché non ne ricordavo più la trama (spesso mi accorgo di possedere più libri di quanti oramai la mia memoria ricordi, tanto da avere il dubbio se li abbia effettivamente letti o solo comprati in preda a qualche crisi compulsiva), sia per le sue dimensioni “tascabili” e quindi per la comodità nel trasportarlo. Ebbene, iniziata la lettura, ecco comparire nel testo ripetuti riferimenti alla Scozia!

Edimburgo è una città che amo particolarmente (in Europa è tra le mie preferite) a cui sono anche legato per due motivi: uno letterario/cinematografico e uno “musicale”; Edimburgo è la città di “Trainspotting”, romanzo di Irvine Welsh del 1993 e successivo film del 1996 diretto da Danny Boyle, film che vidi a cinema appena uscito (solo successivamente lessi il romanzo) e che per me, che sono nato nel 1977, è “generazionale” per contenuto, trama e colonna sonora! 

Ad Edimburgo mi lega anche un altro ricordo. La prima volta che la visitai, avevo poco più di vent’anni, era la tappa di partenza di quello che sarebbe poi stato un viaggio in treno e autobus verso e attraverso le Highlands. In un negozio di dischi della Old Town vidi il vinile di quel gioiello che è “Nail” di Foetus (o più correttamente accreditato a Scraping Foetus Off the Wheel). Date le ristrettezze economiche dell’epoca (quando si girava l’Europa “in Interrail” lo si faceva con la massima parsimonia) e soprattutto per le non comode condizioni di viaggio, non lo comprai; di quel mancato acquisto mi sono lungamente pentito, considerando che in quegli anni non era facile reperire simili LP. A Berlino, pochi anni dopo, non commisi lo stesso errore quando costeggiano il Großer Tiergarten, ad un mercatino di vinili, vidi e senza esitazioni acquistai “Space Ritual” degli Hawkwind. Durante la mia attuale visita a Edimburgo, percorrendo quella strada in salita della Old Town, ho ritrovato quel negozio di dischi (in verità la mia mente lo collocava su quella strada ma alcuni metri più “a monte”) e in vetrina, esposto in tutta evidenza ecco  “Inferno” dei Boards of Canada.

  • Gli anni Novanta e l’elettronica in Gran Bretagna

Correvano gli anni Novanta e l’elettronica viveva la sua ennesima “rinnovata giovinezza”, giovinezza che vedeva nella Gran Bretagna un’ispirata patria capace di produrre, a 360°, dischi di elettronica “fondamentali” grazie anche ad etichette specializzate (Ninja Tune, Warp Records, Mo Wax, Rephlex Records…).  

Limitandoci alla sola terra di Albione (e a un disco per autore, anche se alcuni meriterebbero più menzioni), se i Coldcut avevano chiuso gli anni Ottanta con “What’s That Noise?” del 1989, i The KLF avevano pubblicato nel 1990 “Chill Out” e i Plaid “Trainer”. 

Nel 1991 gli Orbital daranno alle stampe lo storico omonimo disco, gli LFO “Frequencies” e gli 808 State “ex:el”, nel 1992 i The Orb licenzieranno “U.F.Orb” e i The Irresistible Force “Flying High”.

Mentre gli Autechre nel 1993 consegnavano alla storia  “Incunabula”, μ-Ziq pubblicava “Tango N’ Vectif” e i Black Dog “Bytes”; i 4 Hero, i The Future Sound of London, gli Underworld, Aphex Twin e i Global Communication, nel 1994, davano invece rispettivamente alle stampe gli iconici “Parallel Universe”, “Lifeforms”,“dubnobasswithmyheadman”, “Selected Ambient Works Volume II” e “76:14”.

Nel 1995, i The Chemical Brother stampavano “Exit Planet Dust”, A Guy Called Gerald “Black Secret Technology”, Goldie “Timeless”, i Nightmares On Wax “Smokers Delight”; Plug, nel 1996, pubblicava “Drum ‘n’ Bass for Papa”, Squarepusher nel 1997 “Hard Normal Daddy” e Roni Size con i Reprazent “New Forms”; se nel 1999 vedrà la luce “Remedy” dei Basement Jaxx, il 1998 (come successivamente meglio dettaglieremo, sarà l’anno di “Music Has the Right to Children” dei Boards Of Canada.

  • Boards Of Canada e i non-lieux 

Marc Augé ha mirabilmente descritto i non-lieux… e i “nonluogo” sono lo spazio esatto in cui ascoltare i Boards Of Canada (come mi è capitato ultimamente tra gli aeroporti di Napoli e di Edimburgo), nel loro incedere tra umori sospesi tra Kosmische Musik, Vangelis, Tonto’s Expanding Head Band…. ambient anni Settanta, Autechre… e elettronica da Warp Records.

Seguendo la scia della succitata elettronica made in GB, gli scozzesi Boards Of Canada, nel 1998, dopo cassette registrate in casa e alcuni preliminari EP (da segnalare “Hi Scores” del 1996 con “Everything You Do Is a Balloon” e “Turquoise Hexagon Sun”), esordivano con LP “Music Has the Right to Children”, lavoro che recuperava in parte anche materiale già edito (tra cui tracce contenute nel disco autoprodotto del 1996 “Boc Maxima” come la citata la “Turquoise Hexagon Sun”) e si distingueva per brani come “Telephasic Workshop”, “An Eagle in Your Mind”, “Rue the Whirl”,  “Turquoise Hexagon Sun”, “Aquarius”…

“Music Has the Right to Children” risultava caratterizzato da tempi sincopati e suggestive ambientazioni … per un lavoro che sarebbe destinato a fare “storia” contenendo una serie di composizioni di ottimo livello, ma che girava come rullaggio di aereo (solo) prossimo al decollo.

Il bel EP del 2000 “In a Beautiful Place Out in the Country” chiuderà il decennio e inaugurerà gli anni 2000 che vedranno in “Geogaddi” del 2002 un’esatta evoluzione, per un disco che confermava tanto i pregi quanto i limiti del precedente LP, pur compiendo però un (più maturo) passo avanti rispetto a  “Music Has the Right to Children”.

Ad oggi, “Geogaddi”, con il suo messaggio oscuro, rappresenta l’apice compositivo dei Boards Of Canada come dimostrano tanto i brani più lunghi ….“Music is Math”, “Sunshine Recorder”, “Julie and Candy”, “Alpha and Omega”, “You Could Feel the Sky”… quanto i più brevi intermezzi come “A Is to B as B Is to C”.

Il successivo “The Campfire Headphase” del 2005, se da una parte rendeva la “forma” dei brani più lineare, dall’altra impiegava anche un utilizzo più definito di “strumenti tradizionali” come le “corde” di “Dayvan Cowboy” (tra le composizioni più interessanti), di Chromakey Dreamcoat”, di “Satellite Anthem Icarus” e di “Hey Saturday Sun”… per un lavoro che suonava (fin troppo) “pacato”, pur conservando interessanti momenti di ascolto come “Oscar See Through Red Eye”, “’84 Pontiac Dream” la cupa “Slow This Bird Down”…

Passeranno otto anni prima che i Boards Of Canada tornino a pubblicare un LP, quando nel 2013 verrà dato alle stampe “Tomorrow’s Harvest” la cui “Gemini” in apertura evoca fantasmi Kraut; e a ben ascoltare tutto il disco è perverso da un’aura “spettrale” e da “arpeggi retró” come testimoniano da subito“Reach for the Dead”, “White Cyclosa” e ancora “Collapse”… non mancano richiami al passato (“Sick Times”, “Nothing is real”, quest’ultima restituisce anche un po’ di luce all’ascolto…); di particolare interesse suona l’ottima “Jacquard Causeway” (tra le migliori composizioni del Boards Pf Canada); se “Geogaddi” è oggettivamente il loro lavoro più riuscito, per un gusto puramente personale gli preferisco “Tomorrow’s Harvest”.

  • “Inferno”

Quando si recensì lo splendido “The Love It Took To Leave You” di Colin Stetson, citando Dante Alighieri, si scrisse: “Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente” (dal Canto III dell’Inferno); ciò in ragione del fatto che Stetson aveva degnamente celebrato la sua catabasi.

Ora, ascoltando l’atteso “Inferno” dei Boards Of Canada, (troppo) poca è la dannazione eterna raccontata in musica, essendo la narrazione sonora più prossima alla mestizia propria del purgatorio.

Mike Sandison e Marcus Eoin sembrano, infatti, aver cantato “di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno” (dal Purgatorio I Canto), restando sospesi nella loro “riflessione” senza compiere quel necessario ulteriore passo che conduce nel male all’inferno  o nel bene al cielo!

Messo il primo vinile sul piatto, “Inferno” riparte da quel senso “di cupezza” che aveva caratterizzato il suo predecessore (“Hydrogen Helium, Lithium, Leviathan”) ma appare essere ora più “asettico” e “cibernetico” (come nella bella “Prophecy at 1420 MHz” e in “The Word Becomes Flash”), ora più trascendente (“Age of Capricorn”), ora più “pop” (“Father and Son”), ora più malinconicamente delicato (“Somewhere Right Now In The Future”), ora con richiami etnici (“Naraka”).

Il secondo vinile conferma le sensazioni del primo, girando tra esercizi retrò (“Into The Magic Land”), atmosfere grigie con risonanze etniche (“Blood In The Labyrinth”, “All Reason Departs”), malinconici landscapes (“Deep Time”, “The Process”, “I Saw Through Platonia”), robotiche aperture (“Arena Americanada”); tra i solchi trova spazio anche la spaziale “sacralità” di “You Retreat In Time And Space”. 

  • Conclusioni

Terminato l’ascolto, si può serenamente affermare che i Boards Of Canada con “Inferno” abbiano mantenuto costante la qualità della loro produzione con un lavoro che si colloca nella giusta “media” della loro discografica, senza tradire se stessi, senza spingersi “oltre”, senza una reale evoluzione rispetto al (prossimo) passato ma fedeli al loro suono… suono che però nel 2026, dopo tre decenni, comincia ad essere “datato”.

https://boardsofcanada.com/
https://www.facebook.com/boardsofcanada
https://www.instagram.com/boardsofcanada/

Prec.

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