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Cinepost 3_ Il Re Leone

di cinema
8 Dicembre 2019
in Cinema
Tempo di lettura: 5 minuti
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Terzo appuntamento con i Cinepost. Recensioni e resoconti dal mondo del cinema (ri)posati, lontani dalla logica dell’immanente, del “tutto e subito”, per lasciare spazio alla riflessione e all’approfondimento. Racconti dal cinema e per il cinema che rifuggono dalla mera promozione commerciale per farsi “elezione culturale”. Resoconti, incontri e interviste, purché lontane dal vortice delle première, delle sale e delle programmazioni cinematografiche. Per un Cinema scelto, pensato, “d’essai”,  eppure liberato dal circuito dei cineamatori. Aperto a tutti. E sempre disponibile. Del resto, la molteplicità di fruizione e accesso al racconto cinematografico, rendono la corsa contro il tempo un inutile esercizio senza stile. E per Cinepost lo stile è tutto.

Diretto da Jon Favreau, il rifacimento in CGI dell’amatissimo cartoon realizzato nel 1994, delude. L’iperrealismo non riesce a colmare la mancanza di inventiva e di sentimento offrendo al pubblico, pure numeroso (anche per effetto di una strategie distributiva capillare e pervasiva), un prodotto troppo distante dalle aspettative  di Michela Aprea.

A corto di idee e sotto la spinta di operazioni finanziarie ardimentose, al megalodonte di Burbank pare non resti altro che fare ricorso alle proprie riserve, distinguendosi per una sequela – non sempre riuscitissima – di non imperdibili remake e ora pure di “live action”: rifacimenti di intramontabili cartoon e film d’animazione reinterpretati con attori in carne ed ossa -stavolta si tratta però di animali – riproposti in computer grafica.
Un’operazione, quest’ultima del “Re Leone”, che nulla ha a che fare con la tradizione di produzione culturale e artistica della celeberrima casa statunitense e che probabilmente sta ancora facendo rivoltare il papà di Topolino. E’ così che nella vana speranza di battere cassa, la Disney finisce ancora una volta per fagocitare se stessa, grattando via un altro pezzo della sua magia.
Eh già, se non fosse per quei geniacci della Pixar, per il colpaccio alla Marvel e alla Lucasfilm, per il morboso attaccamento di moltitudini di generazioni adoranti al sogno disneyano, probabilmente la multinazionale americana sarebbe già scomparsa. Come un immenso dinosauro, sotto la morsa di scelte strategiche non sempre condivisibili. E il remake (ops! il live action) de “Il re Leone” rientra proprio tra queste.

Un’immagine da “Il Re Leone” (Disney, 2019)

Non regge su nessun piano. E nella versione italiana seppur sorretta dagli inoppugnabili Edoardo Leo e Stefano Fresi (rispettivamente Timon e Pumbaa), solo per citare qualcuno, ancora meno. La scelta iperrealistica affascina per la perfezione tecnica (tutto merito della Moving Picture Company) ma soffoca la magia e il sentimento. Le immagini corrono fredde lungo gli schermi, appiattiti dal loro inverosimile iperrealismo. E i vocalizzi di Beyoncé ( che per la versione italiana sono tradotti in quelli di Elisa e Marco Mengoni) neanche lontanamente riescono a restituire la magia della colonna sonora curata da Elton John e che fece guadagnare al film ben due Oscar (ad Hans Zimmer per la colonna sonora e a John, insieme a Tim Rice, per la migliore canzone: “Can you feel the love tonight”).

Del resto, la versione 2019 del grande successo del ’94 proprio non ha convinto neanche colui a cui si deve il merito di aver reso quel cartoon un must: Sir Elton John. In un’intervista rilasciata all’edizione britannica di GQ l’artista inglese aveva dichiarato: “La nuova versione de Il Re Leone è stata una grande delusione per me, fondamentalmente perché credo che abbiano incasinato l’aspetto musicale. La musica aveva un ruolo di primo piano nell’originale, mentre nella pellicola attuale ha un impatto decisamente meno incisivo. La magia e la gioia sono andate completamente perdute. L’impatto della soundtrack sulle classifiche non è minimamente paragonabile a quello di 25 anni fa, quando è diventato l’album più venduto dell’anno”.

Ma è difficile pensare che ammetterebbe la debacle l’altra star del film Beyonce- Nala che ha dato vita al brano “Spirit”, insieme a Timothy McKenzie e IIya Salmanzadeh, e ha prodotto un intero album ispirato a Simba e al classico Disney. “Volevo trovare una raccolta di canzoni ispirate al film. È una miscela di generi e collaborazioni. È influenzato da R&B, pop, hip-hop e afrobeat. Era importante che la musica fosse non solo interpretata dai più interessanti e talentuosi artisti ma anche prodotta dai migliori produttori africani”, ha detto l’ex Destiny’s Child. Un’operazione sicuramente coraggiosa quella della Knowles- Carter apprezzata per aver aperto alla musica afro le porte degli States. Le classifiche però parlano chiaro e i risultati di certo non sono comparabili a quelli raggiunti nel ‘94 dal Rocketman.

Alquanto diversa è la situazione al box office che ha segnato un incredibile successo di pubblico e di introiti per il remake disneyano. Un miliardo e 700 milioni di dollari nel mondo di cui 543,6 negli States e 37,5 milioni di euro in Italia: sono queste le cifre (fonte Movieplayer) di un film che ha superato gli incassi dell’originale (968 milioni di dollari) ed è entrato nella top ten dei film con il maggior incasso di tutti i tempi.
Ma il box office si sa, non sempre dice della qualità di un film e questo esperimento, seppur tecnicamente perfetto, manca della grande magia. E poco importa se questa è stata sacrificata per dar vita a un nuovo genere: “In qualche modo con il nostro film abbiamo creato un genere nuovo : un tipo di film che utilizza gli stessi strumenti dell’animazione ma ottenendo un aspetto totalmente diverso che dipende da come lo abbiamo girato. – ha affermato il mago degli effetti speciali Rob Legato, a cui si deve l’ ”effetto dal vero” della pellicola. “ In un cartoon – riporta un intervista de La Repubblica al tre volte premio Oscar – non c’è nulla di strano nel vedere animali che parlano o cantano mentre è strano vederlo in un film live action. Non potevamo sfruttare tutte quelle forme di esagerazione, di espressività tipiche dei cartoon, noi abbiamo fatto qualcosa di diverso che non ha ancora una sua etichetta. Forse potremmo chiamarla ‘animazione realistica’ ma in realtà io non la vedo così, lo abbiamo trattato come un film live action ed è questo che lo differenzia dal cartoon del 1994. I miei figli sono cresciuti con quel film, lo adorano, è uno dei loro cartoon preferiti, lo hanno visto a oltranza, ma i miei nipoti sono cresciuti con un altro tipo di animazione, quella tridimensionale, e sono meno interessati ai cartoon e molto di più al cinema live action. I nostri animatori hanno fatto un lavoro spettacolare per far comportare e recitare quei leoni come se fossero veri e anche gli attori sono stati bravi a dar loro le voci giuste perché non fosse una recitazione da cartoon ma con un tono drammatico”.

Insomma, dietro al film firmato da Favreau si nasconde uno scontro generazionale e una nuova prospettiva per il cinema di animazione: qualcosa che non trascende più la realtà, sezionandola, plasmandola, storpiandola, replicandola, ampliandola, esaltandola (come alle origini del mito disneyano che tanto affascinarono Ejsenstejn) ma si attiene fedelmente ad essa, per quanto possibile, fin dove possibile. Che la casa ci creda è certo, altrimenti perché inserirlo nella lista dei film proposti ai membri dell’Academy per i prossimi Oscar? In lizza oltre a “Il Re Leone”, Endgame, Aladdin, Frozen II e Toy Story 4.

IL RE LEONE – Scheda Tecnica

Data di uscita: 21 agosto 2019
Genere: Animazione, Avventura, Azione
Anno: 2019
Regia: Jon Favreau
Attori: Marco Mengoni, Elisa, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Luca Ward, Massimo Popolizio, Donald Glover, Seth Rogen, Tony Garrani, Beyoncé, Chiwetel Ejiofor, Keegan Michael Key, James Earl Jones, Alfre Woodard, John Kani, Florence Kasumba, John Oliver, Billy Eichner, Eric André
Paese: USA
Durata: 118 min
Distribuzione: Walt Disney Italia
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Fotografia: Caleb Deschanel
Montaggio: Adam Gerstel, Mark Livolsi
Musiche: Hans Zimmer
Produzione: Fairview Entertainment, Walt Disney Pictures

 

 

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