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Special: La Notte della Taranta 2006 – Una magia popolare

di Redazione
16 Dicembre 2013
in Speciali
Tempo di lettura: 4 minuti
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“…Quello che non cambierà mai è l’idea del dialogo con la terra che l’uomo ha stabilito fin dall’inizio dei tempi, il grosso respiro, il sibilo lungo, che si può udire solo al mattino mirando nella vastità dei campi con accanto sentinelle silenziose…gli alberi d’argento”.
Con queste parole, di Vittorio Bodini, poeta e filosofo salentino nato nel 1914, interpretate dall’attore Pierluigi Mele, si apre il concertone finale della “Notte della Taranta”. Il consueto appuntamento è approdato ormai alla nona edizione ed è divenuto “un’utopia fatta realtà”, come ama definirla Ambrogio Sparagna, direttore e maestro concertatore dell’Orchestra popolare, che da tre anni ad oggi è riuscito ad esportare il gusto musicale salentino fino ai confini dell’estremo oriente. Quasi sette ore ininterrotte di musica offerte ai 100.000 presenti nella cittadina di Melpignano, che da sempre ospita il concerto finale della notte salentina per eccellenza. Sarebbe difficile, per chi non conosce la “realtà della taranta”, comprendere il significato di questa tradizione popolare contadina. Il mito vuole difatti, che, al morso velenoso della tarantola, si suonassero i tamburelli ad un ritmo vorticoso tale da indurre la donna (generalmente la più esposta al morso del ragno velenoso) ad un danza impazzita, che la induce ad in uno stato di trans motorio, che la porterà a sciogliere l’incantesimo procurato dal veleno dell’animale. Cultura e tradizione, fanno di questo progetto una miscela esplosiva che, fin dalle prime edizioni, ha coinvolto uomini e donne di ogni età; e così è stato anche per quest’anno con la famiglia Cordella, con i tre uomini più anziani della serata, indaffarati dietro tamburello e organetto, con la famiglia Zimba, che trova nel suo piccolo tamburellista, di soli 9 anni, il più piccolo rappresentante della notte della taranta, ai quali è stato destinato l’arduo compito di aprire il concertone. Il testimone è poi passato ai primi ospiti attesissimi: i Buena Vista Social Club che della tradizione salentina conoscono sicuramente il sapore del sacrificio nei campi, legato alla musica fatta per amore; da questa premessa è partita l’avventura della band cubana che si è esibita per circa 15 minuti con brani propri per alimentare poi un crescendo di emozioni dettate dalla contaminazione della danza “pizzicata” dell’estremo sud d’Italia; entra in gioco, dalla formazione corale dell’Orchestra della Notte della Taranta, Claudio Cavallo Giagnotti, che ha eseguito brani del repertorio cubano con interventi “reggae” puramente salentini; prendono poi spazio sul palco Alessandro Monteduro, alle percussioni, e Raffaele Casarano, al sax. A questo punto il Salento ha preso piede, oramai la musica cubana è pronta per la sua trasformazione. E così è stato: il lento effetto del veleno della taranta riesce a contaminare anche i Buena Vista Social Club che, in una veste insolita, si lasciano trasportare dai tamburelli virtuosi e dal sax di Casarano che non risparmia i classici “bordoni” della musica salentina. Cuba si trasferisce per pochi minuti a Melpignano, le trombe dei Buena Vista si muovono con movimenti ipnotici, i piedi non riescono a stare fermi, sul palco si suona la pizzica con una brano simbolo di questo genere “Beddhru l’amore e ci lu sape fà” (trad: Bello è l’amore e belli coloro che sanno amare), con arrangiamenti strumentali che gli stessi Casarano e Monteduro si sono preoccupati di cucire sui musicisti cubani.
“Due culture così distanti che trovano una lingua per parlarsi” ecco come definisce l’intervento dei Buena Vista Social Club Lucilla Galeazzi, artista e maestra riconosciuta della musica salentina.
I 225 m2 di palco, le 40 tonnellate di ferro, i 3 gruppi elettrogeni da 250kW cadauno, i 150.000W di potenza audio, sono pronti ad accogliere finalmente sul palco i sessantotto musicisti dell’unica orchestra di musica popolare in Europa.
Con le sue: 17 voci, 15 Organetti, 2 Fisarmoniche, 13 Tamburelli, 1 Arpa, 2 Mandole, 2 Chitarre Battenti, 3 Zampogne, 1 Ghironda….quest’orchestra costituisce il più grande patrimonio artistico della popular music di tutta Europa.
“Non avrei mai immaginato – dice il maestro concertatore, nonché promotore dell’orchestra, Ambrogio Sparagna – che questo progetto si fosse mai potuto realizzare sul serio. Quando l’ho proposto la prima volta mi è stato detto che difficilmente sarei riuscito a reperire nel salento le risorse artistiche di cui avevo bisogno, finchè non mi sono reso conto che avrei dovuto affrontare invece il problema contrario: una dura selezione!”.
“Ogni musicista presente sul palco fa parte di una realtà a se – prosegue ancora Lucilla Galeazzi – e il maestro Sparagna ha trovato in questi elementi gli ingredienti migliori della cultura salentina, il livello sul palco è altissimo!”
“Nell’orchestra si respira liberta” conclude Beppe Servillo (Avion Travel) che si dice onorato di essere presente all’evento più importante della cultura musicale popolare del sud Italia.
Solo pochi minuti sul palco per l’artista catanese, ma anche Carmen Consoli vuole esserci da capo a piedi in quest’esperienza.
L’emblema sociale della “Quistione Meridionale” è magistralmente interpretato da Lucilla Galeazzi e la chitarra salentina di Emanuele, con un brano che ha dettato la storia culturale del salento dagli anni del dopoguerra ad oggi.
Sarà il bolognese Lucio Dalla a chiudere magistralmente il sipario delle big presence sul palco della notte della taranta. Con difficoltà linguistica, il clarinettista e cantautore italiano, si è riservato l’apertura con una delle colonne portanti della musica popolare leccese, interpretando la ri-arrangiata “Nà sira ne passai te le paduli” (trad: Una sera passando per le paludi).
Il merito di un progetto così oggettivamente ben riuscito, non può che essere siglato dalle 100.000 presenze che hanno realmente reso concreto il sogno salentino, e il sogno di chi, pur non essendolo, si è sentito immerso “tra gli alberi d’ulivo, sotto il sole, a pochi passi dal mare, con un filo di vento” come cantano gli altrettanto salentini Apres la classe: “salentu, lu sule, lu mare, lu ientu.”

Autore: Antonio Marchello
www.nottedellataranta.net

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