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Yokoano, melodia e sperimentazione.

di Redazione
15 Febbraio 2014
in Interviste
Tempo di lettura: 7 minuti
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Come già detto nella recensione, “Ventre” era uno degli album che più aspettavo con impazienza, perché i Yokoano sono una delle realtà più geniali del panorama musicale nostrano.
Quindi mi sono fiondato a intervistare Dani, voce e chitarra della band, per addentrarmi maggiormente, insieme a voi, nel mondo Yokoano.

Il vostro album d’esordio è uscito nel 2010, il miglior album dell’anno, a mio avviso, insieme a “Brazil” dei Drink To Me e “La macarena su Roma” di Iosonouncane: come mai far passare addirittura 3 anni per una nuova prova in studio? Nel senso, gli standard ormai sono più o meno di un disco all’anno, al massimo due, per le altre band, senza voler considerare i vari progetti solisti e side-project di artisti provenienti da band ancora attive.
Credo che le persone che fanno un disco all’anno siano persone che hanno le basi per farlo. Tieni presente che noi siamo un Gruppo Indipendente che fa quello che fa Indipendentemente da produzioni e case discografiche. Ergo, “Ventre” è totalmente autoprodotto. I progetti solista sono un modo per far girare il proprio nome e nome del proprio gruppo nell’ambiente musicale (“il progetto solista del chitarrista di”, “il progetto solista del cantante dei”, etc, etc) nell’attesa di fare il disco con il proprio gruppo principale. Oppure si tratta solo di un modo di uscire da schemi predefiniti da un genere che fai da tanti anni. Immagino che un musicista abbia sempre bisogno di sperimentare^^

Ad ascoltare “Ventre” la prima cosa che salta all’attenzione è il cambio di rotta rispetto al precedente album. Se sul vostro album d’esordio la facevano yokoano1da padrone brani cangianti, in continua evoluzione e dalle figurazioni spesso progressive (mi tornavano alla mente i Cardiacs), in “Ventre” vi concentrate di più sulla forma-canzone con poche virate all’interno di un brano: come mai questo cambio di rotta?
Il disco non è altro che un viaggio all’interno del genere umano: ha un inizio e una fine, proprio come il genere umano, che ormai è alla frutta. Per raccontare una storia che ha un inizio e una fine un po’ devi rallentare il tutto nel modo più comprensibile possibile. Avevamo voglia di raccontare una storia, la storia all’interno del ventre, che però non è sempre incazzata: noi siamo nati come gruppo incazzato, lo siamo ancora, ma le emozioni all’interno del ventre cambiano a seconda del ventre ad personam. “Ventre” parla di rabbia, di gioia, di demagogia, dolore e di tutto quello che può esserci dentro un uomo/donna.

State puntando su “Morfeo” come brano per il lancio dell’album: come mai avete scelto proprio questo brano?
“Morfeo” parla dell’unica salvezza in una società come quella moderna. La nostra è una società patriarcale adatta solo a fare guerre, di qualsiasi tipo: se la società fosse matriarcale tutto si baserebbe su altri valori. Da qui i versi “Dormi bimba (la società matriarcale) tra le braccia di Morfeo (la società moderna) che ti sfiora gli occhi (e ti offusca la vista e i sensi) con un fiore di papavero (il fiore del’oppio)”.

I brani dell’album precedente erano stati già scritti per la quasi interezza da te, poi li proponesti a Zak (basso) e Dario (batteria): c’è stato più lavoro di equipe nel caso di “Ventre” o il processo compositivo è stato perlopiù uguale?
Il processo compositivo è stato simile, solo che il tutto è stato fatto insieme, nel posto dove suoniamo e provato direttamente, per tirar fuori al meglio la parte istintivo-musicale.

I vostri brani sono un bilanciamento perfetto di melodia e sperimentazione, due aspetti che non sempre riescono a coesistere: penso alle armonizzazioni, gli arpeggi e accordi non canonici, arrangiamenti curati, inserti di batteria che non si limitano a portare il tempo e via dicendo. Insomma, c’è una cura che riscontro poco in molte altre band attuali: credi che la gente riesca a capire il lavoro che c’è dietro la vostra musica? Ti faccio questa domanda perché, dalle recensioni che ho letto, sembra che chi ha scritto di “Ventre” non abbia capito quanto sia importante questo album a livello compositivo (e mi chiedo perché ancora scriva di musica, se di musica non ci capisce un cazzo).
Ognuno ha il diritto di dire e scrivere quello che vuole: sono punti di vista, nessun problema.

Sperimenti nuove formule sulla voce, che ha sempre avuto un appiglio un po’ teatrale, nelle tante sfumature che utilizzi. In particolare mi riferisco all’uso del canto per armonici, come possiamo ascoltare nella title track: come ti sei avvicinato a questo stile canoro e pensi lo utilizzerai ancora in futuro, magari in maniera più massiva?
Conosci le flautofonie di Demetrio Stratos? (Mi passa questo link Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=IZmaIdiS2uc, ndr) Mi piace giocare con la mia voce e la teatralità deriva dal giocare con la voce. E continuerò a giocare con la mia voce, tutto qui.

Ci sono anche un sacco di sovraincisioni sulla voce, più che in passato: come avete risolto la cosa in ambito live?
Dario e Zak fanno i cori. Riallacciandomi alla domanda iniziale, questa è una delle motivazioni per cui ce la siamo presa un po’ più comoda dopo la registrazione (tieni presente che il master del disco era pronto a fine marzo), cioè la preparazione al live di “Ventre”. Oltre ai cori un’altra difficoltà da risolvere era, da parte mia, il non aver mai utilizzato effettistica per chitarra. Ho sempre usato pulito e distorto (vecchia abitudine da punk rocker^^)senza chorus o effetti simili. In più ho deciso di usare due amplificatori per i live, invece del solito testata e cassa con switcher pulito-distorto, proprio come in studio di registrazione. Tutto questo ha portato a tardare l’uscita del disco.

Ho sempre pensato che alcuni dei vostri brani hanno un tipo di struttura su cui si potrebbe adagiare tranquillamente qualche tipo di sovraincisione sinfonica. L’ho pensato con “Fatto”, lo penso di “Ventre” per questo nuovo album: come mai la scelta di lasciare bene o male ridotti all’osso gli arrangiamenti limitando l’uso di altri strumenti?
Non saprei cosa rispondere… perché “AFFITTARE” turnisti sinfonici, anche solo per registrazione, ha dei costi a dir poco elevati? Mi piacerebbe provare a scrivere brani sinfonici comunque…

In “Ventre” c’è molto meno slap sul basso, che sull’album precedente dove era piuttosto preponderante, così come preponderante era una forte ostentazione della tecnica da parte di Zak, qui più mitigata: come mai questa scelta?
Zak è un grande bassista, e come tutti i grandi bassisti ha preso coscienza che i virtuosismi in registrazione non sempre rendono come dovrebbero… Nei Live è un altro discorso.

La vostra proposta ha radici punk e metal ma all’interno dei vostri brani troviamo anche una forte preponderanza di nu-metal (penso ai System Of A Down su tutti e, fra le band italiane, vi sento molto vicini ai Fratelli Calafuria), progressive, jazz: da quali band e artisti ti senti maggiormente influenzato? E quali nuovi ascolti hanno portato dal sound dello scorso album a quello di “Ventre”?
Piero Ciampi, Demetrio Stratos (con e senza gli Area), Maria Carta, Miles Davis… non molta roba, direi. Per sperimentare ascolto molto quello che sperimento. Non sono fan di nessun artista vivo, diciamo. Apprezzo Thom Yorke e Tom Waits (viventi^^).

I Fratelli Calafuria (a cui vi ho in qualche modo accomunato) li hai mai ascoltati? E ci sono band italiane attuali che in qualche modo ascolti/apprezzi? In generale cosa ne pensi della scena attuale italiana? Di qualsiasi genere essa sia.
Conosco Paco dei Calafuria: abbiamo registrato al Massive Art’s Studio, che è dove hanno registrato anche loro. Apprezzo Iosonouncane, i vecchi Afterhours, Colapesce e i primi Il Teatro degli Orrori, anche se in Italia si sta perdendo la cultura musicale. Siamo il paese con più cultura e meno acculturati al mondo. Quelli bravi scappano all’estero: la crisi siamo noi Italiani in Italia.

yokoanoÈ una visione alquanto pessimistica. Trovo che ci siano un sacco di begli artisti anche attualmente, partendo da voi per arrivare a toccarne altre decine e decine. Ad ogni modo, da cosa credi nasca questa crisi culturale?
L’italiano medio nel mondo sta diventando famoso anche per la sua pigrizia, l’ingordigia e la maleducazione… mettici in mezzo la parola “cultura” tra queste parole, ci riesci? Non sono pessimista, sono realista.

A proposito dell’impoverimento culturale, parlate molto dell’uomo e delle sue brutture nei vostri brani. Una delle tematiche che ritorna in “Ventre”, anche se in misura minore, è quella della salvaguardia del pianeta (“vorrai provare a salvare questo pianeta o sarai un figlio di troia col cuore di pietra?”, canti in “Stupidi eroi”): senza guardare al mondo e rimanendo in Italia, quali credi siano le priorità riguardo la tematica e quali sono le risposte?
Per salvare l’Italia e l’ambiente Italiano ci vorrebbero un po’ di coesione sociale e un po’ di rispetto per le persone e gli animali. L’unione fa la forza, l’intelligenza fa l’unione e la cultura fa la consapevolezza che muove il tutto.

In un brano, a tuo avviso, è più importante la proposta musicale (progressione di accordi, linea melodica vocale, arrangiamento) o il testo?
È importante l’insieme.

Quali sono i concetti principali che vuoi comunicare con i tuoi testi?
Mi piacerebbe che chi ascolta capisca che aver paura è solo un modo facile di prendere la vita. Il difficile della vita è capire il perché hai paura. La consapevolezza è un bene comune condivisibile.

Chi è il “Diavolo bianco” di cui canti?
Il Diavolo Bianco è la crescita che hai dentro quando inizi a rendertene conto. È la nascita e lo sviluppo dell’autocoscienza. È la voglia di rivoluzione e cambiamento che, spesso, viene rallentato dalle paure e dalla rabbia.

“Il valore è una questione di abitudini”: ce la spieghi meglio?
Le abitudini sono i valori falsi, o spesso non indispensabili, che noi diamo alla vita e che ti succhiano tempo e aria. Immaginati di trovarti in una bellissima isola selvaggia, dove ci sei solo tu: la prima cosa che fai qual è? Pensare a come sopravvivere o pensare al tuo lavoro/cellulare/casa/macchina?

Diciamo che, dalle tematiche più sociali dell’album d’esordio, in “Ventre” sei passato a scrivere in una maniera più intima di storie personali: come mai questa variazione di tematiche?
Le variazioni tematiche variano in base al periodo di vita di ogni persona. Evidentemente nella mia vita ho riscontrato dei cambiamenti che ho avuto la fortuna di raccontare e tradurre in musica.

Avete aperto a un sacco di band di un certo calibro, su tutte gli Ska-P: qual è la risposta del pubblico ai vostri live e cosa ci si deve aspettare dalle vostre nuove esibizioni?
Direi molto positiva, ma io sono di parte… Tanta musica e poche parole.

Vuoi aggiungere qualcosa?
Grazie dell’intervista Giuseppe.

http://www.yokoano.it
https://www.facebook.com/yokoano.band

autore: Giuseppe Galato

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