Se c’è una lezione che la grande stagione dei songwriter americani ci ha lasciato, è che non serve alzare la voce per raccontare l’universo. Basta una fotografia appesa a una parete, una voce di bambino, una tavola calda. Suzanne Vega lo sa meglio di chiunque altro, e il concerto al Maschio Angioino, nell’ambito di “Musica al Castello” voluta dal Comune di Napoli, ne è stata la prova più luminosa.
In un’estate che insegue l’effetto spettacolare, la cantautrice newyorkese sceglie la strada opposta: niente fuochi d’artificio, niente scenografie. Solo canzoni. Accompagnata da Gerry Leonard, storico chitarrista di David Bowie, e dalla violoncellista Stephanie Winters, Vega trasforma il cortile del Maschio Angioino in un salotto intimo. Leonard, con i suoi loop pedal, e Winters, che piega il violoncello a funzioni percussive, non sono semplici accompagnatori: sono architetti di paesaggi sonori che restituiscono al repertorio un’urgenza contemporanea.
L’apertura con “Marlene on the Wall” è un manifesto: quel poster di Marlene Dietrich in camera diventa testimone muto di una storia d’amore, e Vega immagina i consigli che l’attrice avrebbe potuto darle. È il suo metodo: partire dal dettaglio domestico per arrivare all’universale. Tra un brano e l’altro, intrattiene il pubblico con un italiano imparato su Duolingo e con aneddoti che trasformano il concerto in una conversazione. Racconta di un’estate da diciottenne, di un ragazzo di Liverpool incontrato in un bar, di Leonard Cohen e di una bandana regalata. “Gypsy” nasce così, e ancora oggi commuove.
Il momento che zittisce la piazza è “Luka“. Quattro decenni dopo, il brano che racconta in prima persona la storia di un bambino vittima di abusi non ha perso nulla della sua forza. Vega lo canta con la stessa voce sussurrata di sempre, e il silenzio del pubblico partenopeo è la risposta più eloquente. La serata si chiude con “Tom’s Diner“, resa celebre dal remix dance dei DNA, e con una versione lounge di “Walk on the Wild Side” di Lou Reed. Poi “Rosemary“, meditazione sul desiderio di essere ricordati, come congedo.
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